
Qui sotto potete leggere la cronaca aggiornata su Crans-Montana e sulla convalida degli arresti a carico di Jacques Moretti. Ci sia però permesso un appunto, iniziale, su una parte della sentenza redatta dalla sezione per le misure preliminari del Tribunale elvetico.
Premessa: abbiamo detto e ridetto che consideriamo quanto successo al Constellation una tragedia inspiegabile, assurda a maggior ragione di fronte alle notizie che stanno via via emergendo: la porta chiusa, la schiuma fono-assorbente al soffitto, i mancati controlli del Comune eccetera eccetera eccetera. Non è nostra intenzione difendere i Moretti. Però la Svizzera, al netto di alcune lentezze iniziali nelle indagini, sta dimostrando una maturità giuridica e garantista che ai nostri lidi ci sogniamo.
Tutti in Italia hanno gridato allo scandalo per il fatto che i gestori non fossero stati arrestati la sera stessa, magari con manette in bella vista a favor di telecamera. Indignazione giustizialista. Oggi però il Tribunale ha spiegato perché ha atteso e l’ha fatto con parole così semplici che, se i nostri giornali le applicassero ai casi italiani, ci risparmieremmo il 70% delle gogne mediatiche a danno di numerosi innocenti. I quali di solito prima vengono sputtanati grazie ai verbali di arresto e poi puntualmente assolti. “La custodia cautelare in carcere – ricordano i giudici di Sion – è una misura procedurale volta esclusivamente a garantire il corretto svolgimento delle indagini. Non è pertanto intesa a punire l’imputato, che è presunto innocente fino a quando una sentenza di condanna definitiva non diventi giuridicamente vincolante. Detto questo, il principio fondamentale è che l’imputato rimanga libero fino al processo; la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo in circostanze eccezionali come ultima risorsa”.
Non so se vi è chiaro. L’arresto è una “misura procedurale” e soprattutto una “ultima risorsa”, che ha il solo scopo di evitare la fuga dell’indagato, la reiterazione del reato o la distruzione di prove. Ma la prassi sarebbe che questi “rimanga libero fino al processo” e solo in situazioni eccezionali venga privato della libertà personale. E non per permettergli di farla franca. No. Banalmente perché le garanzie dell’imputato, per quanto possa starci antipatico (anzi: soprattutto quando ci sta antipatico), sono il fondamento di ogni sana civiltà giuridica. Jacques Moretti può apparirci il più colpevole dei colpevoli? Sì. Ma fino a sentenza non lo è. E chi inneggia alle manette, o scambia le indagini per condanne passate in giudicato prima ancora che l’imputato possa presentare le sue contro-deduzioni, stravolge il senso stesso della detenzione preventiva. Che non deve servire né a “punire l’indagato”, come scrivono le toghe di Sion; né per a pressione sull’imputato (vi ricordate il caso Toti, tenuto senza motivo ai domiciliari; o quello di Eva Kaili?); né a placare la fame di giustizia del popolo.
Ma è difficile spiegarlo a questo benedetto Paese. In cui c’è chi crede che gli arrestati assolti non siano innocenti, bensì “colpevoli che l’hanno fatta franca”.
Giuseppe De Lorenzo, 12 gennaio 2026
LA CRONACA
Il Tribunale delle Misure Detentive di Sion ha confermato il 12 gennaio l’arresto per tre mesi di Jacques Moretti, proprietario del bar Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera. Nel locale, la notte di Capodanno, un incendio ha causato la morte di 40 persone, inclusi sei italiani, e ha ferito 121 persone. Secondo i giudici, il rischio di fuga è l’unico motivo che giustifica questa misura. Tuttavia, è prevista la possibilità di revoca della detenzione preventiva, una volta adottate misure alternative come il pagamento di cauzioni.
Le dichiarazioni dei legali e delle famiglie delle vittime
Sébastien Fanti, legale delle famiglie delle vittime, ha definito la custodia cautelare una vittoria solo parziale. “Non possiamo che essere parzialmente soddisfatti della custodia cautelare, per il momento, del solo gestore. Ognuno vivrà con la propria coscienza,” ha dichiarato. Durante la stessa giornata, il padre di una delle giovani vittime ha espresso il suo dolore paragonando la tragedia a un evento bellico.
Dall’altra parte, i legali di Moretti e di sua moglie Jessica, anche lei coinvolta nel caso, hanno commentato positivamente la decisione del Tribunale. Hanno sottolineato come i coniugi stiano affrontando insieme il processo giudiziario, collaborando pienamente con le autorità.
Indagini e rogatoria delle autorità italiane
I magistrati romani competenti per la strage di Crans-Montana hanno aperto un’indagine parallela, ipotizzando i reati di incendio, omicidio colposo plurimo, lesioni aggravate e disastro colposo. Una rogatoria sarà inviata alle autorità svizzere per ottenere la lista degli indagati e tutti gli atti relativi agli interrogatori e alle attività di istruttoria compiute fino ad ora.
Le autopsie richieste dalla magistratura italiana mirano a chiarire le cause del decesso di alcune vittime, inclusi i giovani italiani Riccardo Minghetti e Giovanni Tamburi, entrambi 16enni. Gli esami saranno eseguiti con il supporto di esperti in medicina legale, radiologia e tossicologia presso istituzioni italiane e svizzere.
La dinamica della tragedia e nuove testimonianze
Jacques Moretti ha ammesso che, durante l’incendio scoppiato la notte di Capodanno, la porta di emergenza del locale era bloccata. Arrivato sul posto, aveva trovato la porta chiusa con un lucchetto e ha dichiarato di averla scardinata, scoprendo i corpi di diverse vittime prive di sensi davanti all’uscita.
Alcuni testimoni presenti al momento della tragedia hanno riferito di non aver visto indicazioni per le uscite di sicurezza. Un’ex dipendente del Constellation ha dichiarato che non erano presenti dispositivi o segnalazioni antincendio visibili all’interno del locale.
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