
La priorità, nelle prossime ore, sarà dare un nome alle vittime. Un compito complesso, destinato a richiedere giorni, a causa delle gravissime ustioni riportate dalle persone che si trovavano all’interno del locale distrutto dall’incendio nella notte di Capodanno a Crans-Montana. Il bilancio provvisorio ufficiale parla di circa 47 morti e 115 feriti, alcuni in condizioni disperate, mentre gli ospedali del Canton Vallese lavorano oltre il limite della capacità. Ma fonti non ufficiali, sentite da Nicolaporro.it, sussurrano che il conto potrebbe presto arrivare a 70/80 vittime.
Durante una conferenza stampa, la procuratrice Beatrice Pilloud ha chiarito che l’ipotesi al momento ritenuta più solida dagli inquirenti è quella di un incendio iniziale seguito da una violenta esplosione. Decine di testimoni sono già stati ascoltati, mentre l’area resta sotto sequestro. Parallelamente, la polizia cantonale ha confermato che una parte significativa delle vittime potrebbe essere composta da cittadini stranieri, elemento che rende ancora più delicata la fase di accertamento delle identità.
Secondo quanto emerso dalle autorità vallesane e rilanciato dall’agenzia Keystone-ATS, all’interno del locale potrebbe essersi verificato un fenomeno noto come flashover: una dinamica estremamente pericolosa che, in ambienti chiusi, trasforma in pochi istanti un incendio circoscritto in un rogo generalizzato. L’accumulo di calore e gas combusti sotto il soffitto può infatti portare a un’innalzamento improvviso della temperatura, fino all’innesco simultaneo di materiali diversi, con una propagazione fulminea delle fiamme. In simili condizioni, spiegano le autorità, le possibilità di sopravvivenza sono quasi nulle e il rischio è elevatissimo anche per i soccorritori. Secondo alcune testimonianze, rilasciate da due turiste francesi, presenti sul posto, le fiamme sarebbero partite da candeline accese su bottiglie di champagne. “Una delle candeline è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco. Nel giro di poche decine di secondi tutto il soffitto era in fiamme. Era tutto in legno”, hanno raccontato Emma e Albane. Secondo il Daily Mail, invece, “diversi testimoni hanno affermato che tutto è iniziato quando una cameriera, mentre ballava sulle spalle di un collega, ha tenuto una fontana luminosa troppo vicina al soffitto in legno”.
In un video, che vedete qui sotto, si notano le fiamme ardere sul controsoffitto.
Per uscire dal seminterrato era presente solo una scala, stretta, da cui i ragazzi avrebbero cercato di scappare.
Sul fronte sanitario, Mathias Reynard, responsabile del dipartimento della sanità cantonale, ha assicurato che tutte le strutture sono mobilitate per completare l’identificazione di feriti e deceduti. Diversi pazienti sono stati trasferiti in ospedali fuori dal cantone, a Losanna, Ginevra, Zurigo e Berna, per alleggerire la pressione sulle strutture locali. Anche la Valle d’Aosta è stata coinvolta.
Particolarmente delicata è la situazione dei cittadini italiani. L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, arrivato a Crans-Montana, ha spiegato che solo nelle prossime ore sarà possibile avere un primo elenco dei connazionali ricoverati. Su disposizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata attivata una piccola unità di crisi del Consolato generale a Ginevra direttamente sul posto, per assistere le famiglie e rispondere alle richieste di informazioni. Con ogni probabilità, il ministro domani andrà sul luogo. “È comprensibile – ha sottolineato il diplomatico – la disperazione di chi non riesce ad avere notizie dei propri cari”.
Tra questi appelli, quello di Carla Masiello, arrivato dall’Italia, racconta il dramma umano che accompagna la tragedia. La donna è alla ricerca del figlio sedicenne, Giovanni Tamburi, disperso dopo l’incendio. Il ragazzo si trovava in vacanza con il padre ed era uscito con amici proprio nel locale devastato dalle fiamme. Di lui, al momento, nessuna certezza: solo il racconto frammentario di una fuga nel caos e il dettaglio di una catenina d’oro con una madonnina al collo.
I dispersi italiani sarebbero 6, 13 invece i feriti.
Intanto emergono interrogativi sulla sicurezza del locale. Secondo quanto riportato dall’emittente francese BfmTv, i proprietari sono una coppia francese residente nella valle da quasi dieci anni e titolare di altri due esercizi nella zona. La donna si trovava nel bar al momento dell’incidente ed è rimasta ferita a un braccio, mentre il compagno era in un altro locale. Entrambi, riferiscono fonti vicine alle indagini, sono sotto shock.
A sollevare dubbi più ampi è anche la testimonianza di Antonio Bandirali, residente nel Varesotto e presente a Crans-Montana, che conosceva bene il locale. Forte di una lunga esperienza professionale nel campo della sicurezza, intervistato da Repubblica, Bandirali parla di possibili carenze strutturali: dall’assenza di adeguate uscite di emergenza alla natura dei materiali utilizzati in un ambiente sotterraneo. In Italia, osserva, normative più stringenti avrebbero probabilmente impedito che una singola scintilla si trasformasse in un disastro di proporzioni simili.
“Verso l’una e mezza stavo passando dietro al locale, abbiamo sentito un grande boato e ci ha incuriosito perché solitamente qui in Svizzera non c’è mai uno scoppio così forte. Quindi abbiamo deciso di scendere e vedere se fosse successo qualcosa. Siamo arrivati e la gente cercava di uscire”, ha raccontato Battista Medde, lavoratore sardo a Cras Montana, a Repubblica. “C’erano tanti ragazzi perché prevalentemente erano ragazzi giovani dai 17 ai 20 anni che provavano a uscire. Ma essendo un locale sottoterra non c’erano vie di fuga, non c’erano finestre, l’unica via di uscita erano una scala. Quindi si sono messi là ed è successo quello che è successo”.
Mentre le indagini proseguono e il paese resta sospeso in un silenzio irreale, Crans-Montana si prepara a giorni difficili. Giorni in cui, oltre alle responsabilità e alle cause, si cercherà soprattutto di restituire un’identità alle vittime e risposte a chi, da ore, aspetta notizie che forse non arriveranno.
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