Economia

Criptovalute: pensavi di essere libero, ma lo Stato ti vede sempre

Le criptovalute promettono anonimato, ma le autorità possono monitorare ogni transazione, mettendo a rischio la privacy dei cittadini

criptovalute Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La domanda di anonimato è una patologia della fisiologica esigenza di privacy, perché l’anonimato lo cerca chi ha commesso un reato che ha prodotto un reddito – dall’evasione fiscale alle attività caratteristiche della criminalità organizzata – e vuole evitare che quel reddito, se utilizzato come pagamento o investimento, aumenti la probabilità che quel reato venga scoperto”.

Come bisognerebbe tutelare la privacy, allora, secondo la tesi delle autorità e dei media allineati?
Semplice: da tempo ci si racconta che possiamo avere monete pubbliche virtuali (l’euro digitale, ad esempio) che sono invisibili per il nostro vicino di casa, e sono visibili soltanto da chi è incaricato di proteggerci.

Qualcuno spieghi però a queste classi dirigenti alla deriva che ormai davvero solo i fessi hanno in primo luogo paura del signore della porta accanto. Sono esattamente i protettori a inquietarci e derubarci.

PS: La logica dell’argomento, secondo cui un totale anonimato sarebbe patologico, ricorda il detto attribuito (forse per errore) a un eminente politico tedesco degli anni Trenta e Quaranta.

Carlo Lottieri, 26 ottobre 2025

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