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Da Fazio ad Achille Lauro: i due Papi hanno perso

Bergoglio, papa Ratzinger e le due strategie fallimentari della Chiesa sotto attacco

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La Chiesa cattolica è sotto attacco e si difende come può. Lo è come mai forse lo è stata nei suoi duemila anni di vita. E non sa come reagire, nemmeno ai suoi vertici. Spesso si è voluto contrapporre, in maniera semplicistica e ideologica, papa Benedetto XVI e papa Francesco. Oggi, a quasi dieci anni dalle dimissioni del primo e all’ascesa sul soglio pontificio del secondo, ci accorgiamo che i due papi incarnano semplicemente due strategie con cui la Chiesa di Roma ha cercato di uscire dall’angolo. E alla prova dei fatti si sono dimostrate entrambe fallimentari.

Le due strategie fallimentari

In papa Ratzinger c’era come la presa d’atto “tragica” della “sconfitta” su tutti i fronti della Chiesa cattolica, a cui egli intendeva rispondere non concedendo nulla ai tempi, accettando l’essere infima minoranza, adottando l’”opzione Benedetto” con piccole comunità che come quelle monastiche di un tempo si separano dal secolo e testimoniano un’alterità da far valere in tempi migliori. Bergoglio ha scelto invece una strategia del tutto diversa, “gesuitica”: dialogare col mondo, strizzare l’occhio ai suoi miti e tabù (il nostro tempo crede di non averne ma ne è pieno), ingraziarsi quelle centrali internazionali dell’informazione ove la mitopoiesi dell’epoca nasce e si mette in scena. In un primo tempo, questa seconda strategia aveva mostrato qualche successo, ma poi essa si è rivelata per quello che era sin dall’inizio: un vendersi all’avversario senza contropartite, un omologarsi al secolo senza che ciò contribuisse minimamente a sfondare il muro dell’irrilevanza. Con una Chiesa costretta a concepirsi come una tranquillizzante agenzia di etica un tanto al chilo.

Il papa “pop” in tv

La recente intervista di Bergoglio a Fabio Fazio è rivelatrice di questa “deriva” con il pontefice inchiodato a mostrare il suo “lato umano” e a dire le belle e rassicuranti parole che il mainstream  voleva sentirsi dire. Il tutto con la messa fra parentesi proprio di quel senso del sacro che dovrebbe essere l’orizzonte più proprio alla chiesa di Pietro. La Chiesa è costretta semplicemente a non porsi le domande ultime, di senso, sulla vita e sulla morte, sul senso dell’esistenza. E quando lo fa, in occasioni meno pop, come ieri quando Francesco ha parlato di eutanasia e l’ha condannata senza appello (perché non esiste un “diritto a morire”), state sicuri che, lungi dal generare riflessioni, essa suscita acritiche e rumorose prese di distanza fra i nuovi conformisti che dominano il mondo (soprattutto) della comunicazione.

Le scuse di Ratzinger sulla pedofilia

E che dire degli attacchi capziosi a Ratzinger sulla pedofilia, che hanno costretto il vecchio papa emerito ad un umiliante atto di contrizione? E come può arrivare un giornale come Repubblica a parlare di “inconsistenza di governo” e a trattare il grande teologo come uno che si circonda di cattivi amici che lo consigliano male? Che dire? Chi scrive crede che siano superficiali e ideologiche le posizioni di certi cattoconservatori che vorrebbero rimettere semplicemente indietro le lancette dell’orologio. Non accorgendosi, fra l’altro, della genesi cristiana della stessa “morte di Dio”. Ciò che fa specie però è il carattere intollerante e repressivo, e a volte derisorio e sprezzante (si pensi alla esibizione sanremese di un Achille Lauro), che toglie aria e respiro ad una religione pacifica nel mentre tollera con compiacenza le altre e illiberali. Il “politicamente corretto” odierno non fa che estremizzare e portare a compimento il progetto dell’illuminismo: a forza di écrasez l’infame non ci si è accorti però che gli infami sono oggi proprio gli “illuminati”.

Corrado Ocone, 10 febbraio 2022