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E la sinistra li difende

Da Lampedusa al Garda, arriva il conto dell’addio ai decreti Salvini

Dopo gli assalti di Peschiera del Garda, Lampedusa è di nuovo sotto assedio. Tutto come prima

garda baby gang

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Tutto come prima. Anzi, purtroppo, forse anche peggio. Dopo l’uscita dal tunnel del Covid si ripropongono le criticità sul piano immigrazione–integrazione. Non poteva essere altrimenti, visto che fenomeni sociali ed epocali non si riaggiustano da sé, specialmente se la politica latita e se la cultura progressista prosegue nel suo riflesso pavloviano all’indulgenza. E magari in precedenza ha smontato anche quei cardini normativi che creavano un minimo di argine potevano.

Torna l’allarme immigrazione

È il caso del governo di centrosinistra Conte2, che prima della pandemia con enorme efficienza aveva buttato all’aria i decreti Salvini, segnando la messa in soffitta di una linea che aveva ridotto, e di molto, l’intensità sulla rotta mediterranea centrale. Oggi, quella rotta si sta rigonfiando, gli arrivi in sulle coste siciliane sono in crescita e l’hotspot di Lampedusa è di nuovo sovraffollato. La regressione europea in Africa, lasciata in balìa di Russia, Cina e Turchia, ha creato i presupposti affinché la crisi alimentare in atto influisca sui flussi migratori, preparando un esodo verso il Vecchio Continente. L’Ue non solo ha mancato sul piano della cooperazione in Africa, ma anche sulle politiche di rimpatrio e redistribuzione. L’accordo di Malta, l’unico pseudopiano che Bruxelles era riuscito a partorire in questi anni, già era fallimentare in tempi di pace (qualsiasi cosa fondata su scelte facoltative non può funzionare), figuriamoci nella prospettiva di una carestia su cui la Fao nelle ultime ore ha lanciato un pesantissimo allarme.

Il pericolo carestia

La mancanza di grano negli approvvigionamenti e nei programmi sovranazionali di contrasto alla fame è destinata a rendere più intensi gli effetti delle crisi già in atto, in territori ad alta crescita demografica, ma dove mezzo miliardo di persone non ha accesso all’energia elettrica e l’analfabetismo raggiunge punte del 40%. Parliamo di nazioni fortemente instabili, dove imperano lotte sanguinose, come nel Sahel, o più a Sud. Ne abbiamo avuto esempio proprio il giorno di Pentecoste, in Nigeria, dove la strage di Owo (nell’area meridionale del Paese) è riconducibile all’offensiva dei pastori fulani, musulmani, che contendono i terreni agli agricoltori cristiani per ricavarne foraggio. Tutto ciò è destinato ad abbattersi su un’Europa esposta, scoperta, a lungo politicamente negligente, vittima di attori interessati a movimentare i flussi migratori.

L’Europa rischia

Tornando a questioni di cronaca, quanto accaduto a Peschiera del Garda pone di nuovo, pesantemente, il tema della compatibilità sociale degli immigrati di seconda generazione. Tra un rave non autorizzato poi degenerato in rissa e in scontri con le forze dell’ordine e le molestie sul treno ai danni di un gruppo di minorenni italiane, il quadro della cronaca preoccupa.

Alcune voci della sinistra hanno subito fatto scattare la rete di protezione, appellandosi al non strumentalizzare quanto avvenuto perché si alimenterebbe la diffidenza verso gli stranieri. Posizione ovvia. E però, leggiamo sul Corriere della Sera che questi ragazzi gridavano: “Siamo venuti a conquistare Peschiera. Questo è territorio nostro, l’Africa deve venire qui”. Il Sindaco di Castelnuovo testimonia: “urlavano frasi assurde, sbandierando bandiere di vari paesi africani”. Queste circostanze suggeriscono che a eludere da quanto accaduto il fattore culturale sarebbe pericoloso.

Di nuovo ci troviamo di fronte al rischio di seconde generazioni di immigrati che crescano secondo lo schema delle banlieu parigine: gruppi autoghetizzati, ostili, che vivono secondo le loro regole tribali del tutto antitetiche alla nostra società (dove già esiste il problema delle baby gang di italiani). La ricetta del perdonismo ideologico non ha funzionato ieri e non funzionerà nemmeno oggi. Perché dal Covid nessuno, per incantesimo, è uscito migliore. E perché l’integrazione non si realizza senza regole.

Pietro De Leo, 7 giugno 2022