
In merito alla tema della modifica bipartisan dell’articolo 609-bis del codice penale, relativo al reato di stupro, mi sembra che abbiamo i superato di gran lunga i limiti del buon senso. Limiti che, a mio modesto parere, erano già stati fortemente messi in discussione con una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha stabilito che la testimonianza della persona offesa può costituire da sola prova sufficiente per una condanna, a patto che ne sia verificata l’attendibilità.
Sta di fatto che in base a questo presupposto, ancor prima che il consenso esplicito ed attuale entrasse trionfalmente nel massimo luogo della rappresentanza democratica, il principio medievale dell’inversione della prova si stava facendo strada in questo disgraziato Paese.
Pertanto, il combinato disposto della testimonianza della presunta vittima di stupro – nel caso fosse ritenuta attendibile non si sa bene sulla base di quale criteri – e dell’introduzione di un formale consenso libero e attuale pone la figura maschile in una condizione di subalternità nei riguardi della donna.
In questo senso ho trovato particolarmente significative alcune parole di Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, che io considero agghiaccianti e che confermano pienamente il timore dei pochi, veri liberali rimasti in Italia: “Oggi portiamo a compimento un processo di cui dobbiamo tutti davvero essere orgogliosi, perché con questa legge l’Italia diventa sempre di più avanguardia nel contrasto alla violenza di genere. Finalmente – ha aggiunto – eliminiamo l’onere probatorio che grava sulla vittima: perché l’aggressione sia qualificata come violenza sessuale non dovrà più essere lei a dimostrare di non aver reagito perché non era nelle condizioni di farlo. Ancora, spostiamo il focus del reato di stupro dall’uso della forza all’assenza di un sì esplicito, revocabile in ogni momento”.
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Ciò vuol dire, in estrema sintesi, che sarà sempre il partner maschile, in caso di una denuncia, a dover dimostrare la propria innocenza, e dovrà farlo per tutta la fase del rapporto intimo che si è consumato, visto che, come sostiene la Carfagna, quest’ultimo può essere revocato in ogni momento. Pertanto, guai a distrarsi anche per un solo attimo, cari maschietti italiani del terzo millennio, perché potrebbe sfuggirvi la perdita del consenso libero e attuale anche in zona Cesarini.
Battute a parte, mi sembra che dall’abolizione del famigerato delitto d’onore, avvenuto nel 1981, il quale si basava su uno storico retaggio di un sistema patriarcale in via di estinzione, ci stiamo spingendo un po’ troppo oltre, quasi a voler ribaltare, in favore delle donne, un indubbio vantaggio del genere maschile che la società nel suo insieme non era disposta più a tollerare.
Quindi, bene la parità in ogni senso, ma molto male una deriva liberticida che, cominciando con la citata inversione della prova, consideri la testimonianza di un uomo ( c’è poi da vedere cosa accadrà per i nuovi generi sessuali che stanno prendendo piede) irrilevante rispetto a quella della donna. O tempora, o mores!
Claudio Romiti, 22 novembre 2025
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