
Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, continua a far discutere. La genetista Denise Albani ha consegnato una relazione dettagliata sulle analisi del materiale genetico prelevato dalle unghie della giovane vittima. Il DNA trovato è risultato compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, ma non è stato possibile identificare con certezza un singolo soggetto.
Nella relazione si legge che il supporto statistico della corrispondenza del DNA va da “moderatamente forte” a “forte”. Tuttavia, la genetista ha sottolineato come non sia possibile stabilire con rigore scientifico diverse variabili fondamentali: se il materiale genetico si trovasse sopra o sotto le unghie, da quale dito provenisse e, soprattutto, quando e come sia stato depositato.
Le analisi e i limiti delle conclusioni
La perizia, composta da più di 90 pagine, afferma che la quantità e le condizioni del materiale biologico non consentono di ottenere un risultato “certamente affidabile”. Inoltre, il cromosoma Y analizzato indica soltanto la compatibilità con i membri della famiglia paterna di Sempio, senza attribuire il DNA a una singola persona in modo univoco.
Nel documento, si evidenziano inoltre criticità dovute alle analisi condotte nel 2014, quando il campione non fu consolidato per mancanza di replicazioni e per l’uso di differenti quantità di materiale genetico durante le indagini. Questi aspetti, secondo Albani, avrebbero condizionato le conclusioni dell’epoca, aumentando il margine di incertezza.
Il dibattito tra le parti in aula
La relazione rappresenta il fulcro dell’incidente probatorio che vede indagato Andrea Sempio per concorso nell’omicidio. La prossima udienza, fissata per il 18 dicembre, si preannuncia tesa. Gli esperti delle parti si confronteranno sui risultati della perizia genetica e sulle modalità di analisi dei campioni.
Da una parte, i legali di Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, sostengono che il materiale biologico potrebbe essere stato trasferito per contatto indiretto, ad esempio tramite oggetti toccati sia da Sempio che dalla vittima. “Non si può dire che sia riconducibile al giorno dell’omicidio,” hanno dichiarato. Dall’altra, il legale di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha espresso soddisfazione per la nuova analisi che, secondo lui, scagiona definitivamente il suo assistito, condannato in via definitiva anni fa per l’omicidio di Chiara.
Tracce aggiuntive e altri indizi
Oltre alle analisi del DNA, emergono altri elementi nel caso. Una delle prove considerate dalla procura è l’impronta 33, rilevata sul muro delle scale che portano al seminterrato della villetta dei Poggi. Secondo l’accusa, l’impronta sarebbe compatibile con il palmo della mano destra di Sempio; tuttavia, essendo priva di tracce di sangue, potrebbe essere stata lasciata in una data precedente all’omicidio.
Un ulteriore elemento discusso è stato uno scontrino del parcheggio di Vigevano datato 13 agosto 2007, che collocherebbe Sempio in un luogo diverso all’ora dell’omicidio. Questo scontrino, consegnato agli inquirenti un anno dopo, è stato contestato da un testimone, il quale sostiene che non appartenga realmente a Sempio.
Conclusioni della perita e prossimi sviluppi in tribunale
Denise Albani ha ribadito che le analisi sul materiale genetico, pur fornendo delle indicazioni interessanti, non possono rispondere alle principali domande su come, quando e perché quelle tracce si trovino sul corpo della vittima. La genetista ha sottolineato che, in assenza di ulteriori elementi probanti, queste tracce restano insufficienti per trarre conclusioni definitive.
Ora, sarà compito della procura di Pavia cercare di usare questi dati insieme ad altri indizi nel processo. Il confronto tra le parti e gli esperti avverrà nei prossimi giorni, mentre i riflettori restano accesi su uno dei casi giudiziari più discussi in Italia degli ultimi decenni.
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