
Qui al bar pensiamo che l’Italia non sia il Far West e che anche le forze dell’ordine siano soggette alla legge. Però abbiamo ben chiaro da che parte stanno i buoni. Ilaria Cucchi, mentre il giudice deve decidere se archiviare, come chiesto dai pm, la posizione dell’agente che a Verona sparò e uccise Moussa Diarra nel 2024, ha pubblicato il video in cui il poliziotto chiama i soccorsi, credendo di dimostrare che, in realtà, il maliano non avesse minacciato l’uomo della Polfer con un coltello, perché aveva in mano solo una “posata da tavola” (sic).
Noi che tra le posate ci lavoriamo, possiamo assicurare che quello che alla Cucchi sembra un coltello dell’Ikea potrebbe benissimo essere un coltello sardo, anche con una lama piuttosto lunga, di quelli da caccia, per intenderci, che possono tranquillamente perforare la carne umana e recidere vene e arterie. Lo accerteranno i magistrati e non i frame sfocati del suo post. In ogni caso, ci domandiamo in che Paese viviamo se un agente non può difendersi nemmeno se minacciato con un’arma: stavolta no perché, secondo l’onorevole Cucchi, non si trattava di un machete bensì del coltello per tagliare la torta; a Milano nemmeno, perché la pistola brandita dallo spacciatore era un giocattolo; a Roma men che meno, anche se il siriano ucciso dal carabiniere aveva colpito il collega con un cacciavite (che sarà mai? Mica era una katana…).
Ci dicano: l’arma di ordinanza si potrà tirare fuori in presenza di un martello?
Il Barista, 16 febbraio 2026
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