
Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, nel corso dell’ultima puntata di Zona bianca, ha rivelato due elementi, uno noto e uno ancora coperto da riserbo, che potrebbe ulteriormente scompaginare il pasticciaccio brutto di Garlasco. Per quanto riguarda l’elemento ancora da verificare da parte degli inquirenti, che secondo il giornalista sarebbe già in itinere, De Giuseppe ha ribadito a Giuseppe Brindisi ciò che in precedenza ha dichiarato alla youtuber Bugalalla: “Ci sono diverse novità… Abbiamo trovato una testimonianza diretta nuova e ci hanno chiesto pazienza. È una persona che ha visto una persona in un luogo preciso, a un orario preciso, il giorno del delitto. È una testimonianza circostanziatissima. Ci hanno chiesto pazienza, visto il momento delicato, che potrebbe lasciar presupporre che accadano cose nel giro di tempi molto brevi, e perché, appunto, questa testimonianza venisse analizzata anche dagli inquirenti”.
A questa testimonianza se ne sarebbe aggiunta una ulteriore che, unita a quella del famoso testimone “inattendibile” (tal Muschitta che ritrattò quanto dichiarato al pubblico ministero, dopo aver fornito un resoconto molto dettagliato circa la presenza di una ragazza bionda che procedeva in bicicletta, con un arnese presumibilmente da camino in mano, nei pressi di casa Poggi la mattina del delitto), che aprirebbe uno scenario tutto da riscrivere. In merito invece all’elemento noto, De Giuseppe ha rivelato un dettaglio, se così lo vogliamo definire, piuttosto sconvolgente che era finora rimasto nell’ombra. Mi riferisco al famoso dna di Chiara Poggi rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e che, è doveroso precisare, venne escluso che provenisse da materiale ematico, trattandosi probabilmente di epidermide.
Ebbene, così il nostro ha spiegato la questione in diretta: “Due grammi e mezzo di Dna pulito che compaiono magicamente con un tampone solo fatto sui due pedali, dopo aver scandagliato la bicicletta, dove non c’è nulla riconducibile a Stasi. Arriva una telefonata, mi prendo la responsabilità di ciò che sto dicendo, e dopo un quarto d’ora appare questo Dna, due grammi e mezzo pulito sui pedali. Normalmente si trovano picogrammi sui pedali, perché si presume che arrivi Dna proveniente dalla suola delle scarpe.” A quel punto il conduttore chiede da chi sia arrivata questa telefonata. “Eh, io lo so, ma forse è meglio che non lo dica io – risponde De Giuseppe – , devo stare attento a spalancare il gas, caro Giuseppe, perché se spalanco il gas può diventare un problema in questo momento. Una persona che stava indagando – ha comunque precisato – e dice ‘datemi qualcosa per incastrare Stasi’. Queste non sono parole mie – ha aggiunto – .” Dopodiché, egli ha concluso sottolineando che secondo i consulenti di allora dell’attuale condannato, da lui intervistati, la quantità abnorme del materiale genetico ritrovato potrebbe essere stato il frutto di una manipolazione.
Sta di fatto che, senza ovviamente avvalorare l’ipotesi di un qualche dolo, anche i due genetisti in collegamento, la genetista Marina Baldi e il biologo forense Ugo Ricci, hanno confermato l’anomalia del reperto, definendo “enorme” la quantità del Dna repertato. La dottoressa Baldi, che è attualmente consulente per la difesa di Andrea Sempio, ha dichiarato che certamente “il Dna non si compra dal panettiere”. Ebbene, anche quest’ultimo clamoroso dettaglio emerso in una vicenda di ordinaria follia giudiziaria ci porta a chiudere l’articolo con due domande che ci poniamo da 18 anni: è possibile che qualcuno volesse incastrare Alberto Stasi? E per quale oscuro motivo?
Claudio Romiti, 6 gennaio 2026
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