Dazi e bollette: il Pd è euro-schizoide

Le giravolte dem per attaccare la Meloni ormai fanno sorridere: ecco la patetica strategia della Schlein

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Schlein europa

C’è un video farlocco, messo in giro sui social americani e rilanciato anche da Donald Trump, che sta facendo impazzire la sinistra italiana. Un finto servizio da tg stile anni Novanta, musica drammatica e la solita narrativa cucita su misura: Meloni avrebbe incontrato Trump in privato e gli avrebbe promesso di “fare quello che è meglio per l’Italia, non per l’Ue”, e — già che ci siamo — di “ridimensionare l’impegno per l’Ucraina”. Parole mai pronunciate dalla premier, che però bastano per scatenare la solita reazione isterica del Pd. Ma andiamo con ordine, perché la cosa più interessante non è il video in sé (è chiaramente una trovata propagandistica senza nessun valore), ma la schizofrenia delle opposizioni sui dazi (ma non solo).

Sì, perché la sinistra, fino a ieri, ci ha spiegato che sui dazi non si può fare nulla, perché la competenza è dell’Ue. “Deve trattare Bruxelles, non Roma”, ci ripetevano. Poi, quando Meloni ha effettivamente alzato il telefono e aperto un canale con gli Usa per difendere i produttori italiani — quelli veri, quelli che esportano la pasta e si beccano dazi al 15% — sono arrivati i sorrisini: “Meloni non conta nulla, non ha portato a casa niente”. Qualcuno accusava il premier di favorire Washington e basta. “È inaccettabile che l’Italia subisca in silenzio un’aggressione commerciale senza precedenti come quella annunciata dagli Stati Uniti, che con dazi fino al 107% minaccia di mettere in ginocchio una delle eccellenze più riconosciute del nostro Made in Italy: la pasta, simbolo della nostra cultura agroalimentare, costruita con fatica da migliaia di imprese e lavoratori che oggi rischiano di essere spazzati via nel totale immobilismo del governo Meloni, troppo impegnata a compiacere Trump invece di difendere gli interessi strategici del nostro Paese” affermava poco tempo fa Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche Ue alla Camera e neo segretario regionale del Pd Campania. E oggi? Oggi gridano allo scandalo perché, secondo un video fake rilanciato da Trump, l’Italia starebbe scavalcando l’Ue. Una giravolta perfetta.

Il Pd ora si accorge improvvisamente che “non si può far finta di nulla”, e chiede alla premier di “fare chiarezza” perché l’Italia non può essere “l’avamposto di Trump per rompere il fronte europeo”. Parole solenni, come se si stesse decidendo delle sorti dell’Impero romano, mentre il video in questione è talmente surreale da non meritare nemmeno una smentita ufficiale. Ma tant’è. Aggiungiamoci anche Peppe De Cristofaro di Avs che tuona: “Fanno i patrioti e poi lavorano per spaccare l’Unione europea facendo un grandissimo favore a Trump”. E ancora Alessandro Alfieri, capogruppo dem in Commissione Esteri e membro della segreteria nazionale del Pd: “Anche quando Trump va chiaramente contro gli interessi degli italiani, Giorgia Meloni resta in silenzio. Nessuna presa di distanza, nessuna difesa del nostro Paese. La fedeltà al potente prima dell’interesse nazionale”.

Intanto Palazzo Chigi è costretto a ricordare l’ovvio: che “le trattative commerciali sono guidate dalla Commissione europea, trattandosi di competenza esclusiva dell’Unione”. Ma — e qui sta il punto — questo non significa che non si possa fare pressione politica. È proprio quello che sta facendo il governo, come spiegato anche dal ministro Lollobrigida: “Un dialogo in corso con gli Usa per cercare di arrivare ancora di più a migliorare quello che è il sistema tariffario di import verso gli Usa, che oggi è al 15%”. Anche Tajani ha ribadito che Roma lavora “in perfetta sintonia” con Bruxelles. Ma alla sinistra non basta: vuole il processo politico sulla base di un video fake, mentre per settimane ha ironizzato sul fatto che il governo fosse irrilevante. Il paradosso è servito. E non è nemmeno tutto.

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Perchè lo stesso Pd chiede al governo di scavalcare l’Ue se si tratta del disaccoppiamento in bolletta di rinnovabili e gas. “Per ridurre i costi dell’energia si può fare molto anche a costo zero. Quello che noi proponiamo è di fare il disaccoppiamento, cioè scollegare il prezzo dell’energia da quello del gas, perché il gas è la fonte più cara, ma è quella che determina il costo delle bollette” le parole della stessa Schlein nei giorni scorsi. Ma come: l’Ue prima di tutto e di tutti se si tratta di dazi, mentre sul disaccoppiamento il governo deve scavalcare la von der Leyen? Una strategia politica piuttosto strana, per non dire patetica.

Il mercato dell’energia in Europa è regolato da un meccanismo chiamato sistema marginalista, che stabilisce il prezzo dell’elettricità in base al costo della fonte più cara necessaria per soddisfare la domanda. In pratica, ogni giorno i produttori offrono la propria energia sul mercato all’ingrosso, e l’elettricità viene acquistata partendo da quella prodotta con i costi più bassi, fino a coprire il fabbisogno previsto. Tuttavia, il prezzo finale pagato da tutti gli operatori corrisponde a quello dell’ultima offerta accettata, di solito proveniente da centrali a gas, che risultano tra le più costose. Questo modello — detto anche pay-as-clear — è stato introdotto alla fine degli anni Novanta con l’obiettivo di rendere più trasparente la formazione del prezzo dell’energia e di favorire gli investimenti nelle fonti rinnovabili, le quali hanno costi marginali molto bassi, in alcuni casi prossimi allo zero. Il meccanismo doveva permettere a chi produce elettricità da fonti come sole e vento di ottenere ricavi competitivi, compensando così gli alti costi iniziali degli impianti.

Nel contesto attuale, però, il sistema mostra diverse criticità. L’aumento dei prezzi del gas — spesso la fonte con il costo marginale più elevato — ha determinato un impatto diretto e significativo anche sul prezzo complessivo dell’elettricità, nonostante la crescente diffusione delle rinnovabili. In altre parole, il prezzo finale dell’energia rimane alto anche quando una quota rilevante viene prodotta da fonti più economiche. Per affrontare questa dinamica, diversi Paesi europei stanno spingendo per una riforma del mercato energetico. L’obiettivo principale è quello di separare il prezzo del gas da quello delle altre fonti, creando mercati distinti in base alla tipologia di produzione. Una simile riforma permetterebbe di stipulare contratti specifici per l’energia rinnovabile, potenzialmente più convenienti per famiglie e imprese. Oltre a contribuire a un possibile calo delle bollette, questa revisione del sistema potrebbe incentivare ulteriormente la transizione energetica verso fonti sostenibili come il solare e l’eolico, rendendole ancora più competitive rispetto alle opzioni tradizionali. E per il Pd va bene scavalcare Bruxelles. Ma solo in questo caso…

Meloni parlerà mercoledì in Parlamento, in vista del Consiglio europeo, dove si discuterà — tra le altre cose — proprio di Ucraina e competitività. Sul fronte internazionale, il governo continua a muoversi: dopo Bruxelles, la premier parteciperà (in collegamento) alla riunione dei “volenterosi” a Londra e sarà poi al Cairo il 1° novembre per l’inaugurazione del Grand Egyptian Museum, occasione utile per proseguire anche il dialogo con l’Egitto sulla ricostruzione di Gaza. Insomma, mentre il governo lavora tra Bruxelles, Londra e il Cairo, l’opposizione si arrampica sugli specchi di X e si fa dettare la linea da un video creato da una fan di Trump. E pretende pure spiegazioni. Da chi? Da chi, a differenza loro, si sta occupando delle cose serie.

Franco Lodige, 21 ottobre 2025

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