Non racconta nulla di nuovo la vicenda degli isterismi a sinistra per le parole di De Gregori sulla sua scelta di non sentirsi in un pulpito da cui dispensare ricette o sensibilizzare il pubblico su questo o quel tema: “Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni e non le voglio nemmeno prendere da un cantante o da una persona di cinema”. È bastata questa dichiarazione – addirittura banale – perché i soliti cominciassero il linciaggio. Una dichiarazione di enorme rispetto per l’intelligenza altrui, peraltro.
Sono i figli o i nipoti di quegli autonomi che al Palalido di Milano, nel 1976, durante il tour dell’album Buffalo Bill, costrinsero con violenza De Gregori a un processo sul palco perché considerati cari i suoi cachet e altre varie sciocchezze. Nulla è cambiato, sono sempre gli stessi: democratici a parole e liberticidi nei fatti.
Non ci sarebbe bisogno, ma se uno leggesse con serenità la storia artistica di Francesco De Gregori si accorgerebbe della sua onestà intellettuale: basterebbe ascoltare *Il cuoco di Salò* o *Celebrazione* per non stupirsi delle ultime esternazioni.
Chi ha colto a sinistra il nocciolo della questione è stato Luigi Manconi su Repubblica: “Eravamo noi, piuttosto, noi pubblico e fan, a piegare alle nostre idee e ai nostri desideri, alle nostre emozioni e alle nostre infelicità, alle nostre buone e cattive letture, quelle canzoni. Eravamo noi a evocare il verso «hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo» per ricordare i nostri sodali uccisi per strada da agenti di polizia o da militanti fascisti. Eravamo noi, insomma, a voler andare a tutti i costi oltre le parole e oltre lo stesso De Gregori”.
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Questi violenti che odiano la libertà, che non sopportano che un artista possa pure fottersene del pensiero unico, e che proprio per questo sono grandi, non capiranno mai che c’è chi se ne frega delle loro rabbie, dei loro livori, delle loro frustrazioni e delle loro verità; perché il mondo è complesso e nessuna ideologia lo può contenere; l’ha spiegato in conferenza stampa lo stesso De Gregori citando Whitman: “ho le idee confuse anch’io, contengo moltitudini”.
Non capiscono che la locomotiva ha la strada segnata mentre il Buffalo può scartare di lato, e pure cadere. Ma da essere libero.
Antonello Picci, 2 giugno 2026
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