“Cara, c’e una Regione di più, per dirti …che vado via”. Mai più profetico si potrebbe rivelare il testo di una nota canzone portata al successo da Ornella Vanoni. Basta cambiare una vocale: da ragione a Regione e il gioco è fatto.
A correre il rischio di collocarsi a metà fra le consultazioni elettorali già previste per le prossime settimane e comunque entro fine anno è la Sardegna la cui presidenza scricchiola ed è messa in discussione per la ipotesi di violazione delle norme sulla rendicontazione finanziaria e per le spese elettorali che hanno consentito alla pentastellata, Alessandra Todde, di conquistare la Presidenza della Regione.
Per domani, 24 settembre, è attesa l’udienza pubblica davanti alla Corte Costituzionale, chiamata a esprimersi su due ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presentati dalla Giunta e dal Consiglio regionale, in relazione proprio alla decadenza di Todde. Il Governo, da parte sua, ha scelto di resistere in giudizio, opponendosi al ricorso della Regione Sardegna presentato in avverso alla sentenza del Tribunale di Cagliari. Quest’ultimo il 28 maggio aveva a sua volta respinto il ricorso alla Corte costituzionale della governatrice Alessandra Todde contro l’ordinanza-ingiunzione di decadenza espressa del Collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d’Appello.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli “ha deliberato di resistere nel giudizio per conflitto di attribuzioni promosso dalla Regione Sardegna contro lo Stato e, per esso, il presidente del Consiglio dei ministri, contro l’ordinanza-ingiunzione del Collegio Regionale di Garanzia Elettorale, in relazione alla sentenza del Tribunale di Cagliari 28 maggio 2025”.
Da domani si inizierà a capire se il vento che ha iniziato a soffiare su Villa Devoto, storica sede della Presidenza della Regione assumerà caratteristiche di brezza o si trasformerà in una vera e propria tempesta. Le polemiche in attesa delle decisioni definitive non mancano. Prima le domande addomesticate e preventivamente revisionate che la presidente Todde avrebbe accettato (solo a queste condizioni) le venissero rivolte dagli studenti; quindi il comizio in piena manifestazione pro-pal che ha visto Alessandra Todde impegnata impegnata sul palco in un ruolo quasi tribunizio. Di certo gli occhi sono già puntati sul 7 novembre; in quella data a Cagliari si aprirà il processo d’appello sulla decadenza di Alessandra Todde. La vicenda giudiziaria è deflagrata con la sentenza del Tribunale di Cagliari del 28 maggio scorso, e il 26 26 giugno, i legali della presidente hanno depositato in Corte d’Appello la citazione per impugnare la sentenza di primo grado che se confermata determinerà la crisi della Regione e l’inevitabile ricorso a nuove elezioni. Secondo voci insistenti il ricorso contro la sentenza di primo grado potrebbe essere addirittura definito “temerario”, per conflitto di attribuzione. In altre parole chi lo ha presentato non avrebbe potuto farlo.
Fra finanziamenti non rendicontati e spese elettorale non ufficializzate il processo si carica anche di significati politici, visto che nell’occhio del ciclone, è finito il primo presidente Pentastellato.
Bruno Dardani, 23 settembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


