
L’attuale decreto flussi del governo è come un barcone che naviga a vista, con il carburante preso a prestito dalle generazioni future. Nel 2017, dall’opposizione, Giorgia Meloni parlava di ‘invasione pianificata’ e di ‘sostituzione etnica’, criticando l’ipotetico ingresso di
500mila migranti in tre anni. Meloni dichiarava che avrebbe fermato questi flussi, ma da quando è al governo non ha preso alcuna misura concreta in tal senso.
Nel 2024 il click day del decreto flussi ha registrato richieste per 119.890 lavoratori stranieri, ma solo 9.331 hanno firmato un contratto; gli altri 110.000 sono rimasti ‘residenti fantasma’: regolari sulla carta ma senza contributi all’economia reale. Ora il nuovo decreto 2026-2028 prevede altri circa 500mila ingressi: 230.550 per lavoro subordinato o autonomo, e 267.000 per stagionali.
Siamo favorevoli a una società libera, multietnica e arricchita dallo scambio spontaneo: ma quanto approvato dal governo Meloni introduce migranti vincolati a contratti sottopagati, con pieno accesso a welfare finanziato dal debito pubblico. L’unico vantaggio sarà per le aziende che oggi chiedono sussidi anziché innovare.
Le generazioni future – costrette a finanziare l’istruzione, la sanità e l’assistenza – ne pagheranno il prezzo. A questo punto, chiediamo: dov’è finito il cosiddetto ‘sovranismo’? Un governo che si dichiara “di destra” ha varato la politica migratoria più ampia della storia repubblicana, senza riforme strutturali, senza trasparenza e senza una strategia reale per integrazione o lavoro. Agli elettori si devono chiarezza, coerenza e rispetto della parola data.
Andrea Bernaudo, 4 luglio 2025
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