Devastazione e terrore: quello che nessuno dice sulle proteste pro-immigrati

Grande spazio sui media per le proteste contro l'Ice a Los Angeles. Ma cosa resta? Danni per milioni di dollari e la paura dei residenti

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los angeles rivolte Trump

Parliamo un attimo di Los Angeles, la città degli angeli, dei sogni e, a quanto pare, delle vetrine in frantumi e dei negozi in fiamme. Le recenti proteste contro l’ICE (l’agenzia contro l’immigrazione) non hanno solo fatto qualche casino, hanno bruciato milioni di dollari di proprietà e lasciato il bilancio della città ridotto peggio di un gruviera. E indovinate chi paga il conto? Spoiler: non sono certo quei politici che hanno facilitato che questo accadesse.

Prima di tutto, il danno non è qualche graffito qua e là o una finestra rotta. Stiamo parlando di oltre 300 milioni di dollari di costi totali. Di questi, 32 milioni li ha dovuti sborsare la città solo per cercare di mantenere l’ordine: straordinari per la polizia, riparazioni agli edifici pubblici e tutto il caos che si scatena quando una città va a fuoco. Poi ci sono i 134 milioni spesi dal governo federale per mandare migliaia di soldati della National Guard e Marines a cercare di sedare la rivolta. Soldi dei contribuenti, eh, mica manna dal cielo.

E le imprese? Sono state devastate. L’Apple Store, Adidas, Jordan Studio 23, tutti saccheggiati e vandalizzati. E le piccole attività come Bargain2Perfumes e I Heart Fashion, gestite da imprenditori locali sono state spazzate via. (Stranamente neanche una libreria è stata presa d’assalto) Pensate a perdere tutto il vostro magazzino in una notte, senza sapere come ripartire. Non sono multinazionali senza volto, ma sogni, vite e punti di riferimento per la comunità che vanno in fumo.

Nel frattempo, la città, reduce dagli incendi di qualche mese fa, deve già fare i conti con un buco di 32 milioni di dollari nel bilancio. E cosa fanno i nostri “grandi” amministratori? Licenziano 1.600 dipendenti comunali, tra cui 400 poliziotti e 41 pompieri. Perché non c’è niente di meglio per la sicurezza pubblica di tagliare proprio chi dovrebbe proteggerci durante incendi e rivolte. E per non farci mancare niente, il consiglio comunale ha approvato un budget di 4 milioni di dollari per assumere avvocati da usare contro le politiche federali di Trump sull’immigrazione (per rompere le palle da golf a lui i soldi ci sono sempre). Quindi, mentre i vigili del fuoco prendono il benservito, milioni di dollaroni vengono spesi in battaglie legali invece che per difendere la città.

Chiariamo: non è solo cattiva gestione finanziaria, è malapolitica allo stato puro. Il governatore Gavin Newsom e il sindaco Karen Bass hanno passato il tempo a minimizzare, definendo queste rivolte “proteste per lo più pacifiche” mentre i negozi bruciavano e interi quartieri vivevano nel terrore. Hanno rifiutato l’aiuto federale finché non è stato troppo tardi, e ora la città affonda tra debiti e caos.

Chi paga alla fine? I contribuenti. I piccoli imprenditori che hanno perso tutto. I lavoratori comunali rimasti senza lavoro. E i cittadini che ora devono fare i conti con tempi di risposta più lenti e una città meno capace di proteggerli.

Non è solo un disastro economico, è una scelta politica stolta! I democratici che governano la California sembrano più interessati a fare la guerra al governo federale di Trump che a gestire una città sull’orlo del baratro. Il tutto mascherato da buonismo, perché vi assicuro che il buon cuore qui non centra proprio nulla! Se questa è leadership, serve un cambio di scena. Perché adesso Los Angeles sta pagando il prezzo di una politica che mette la propaganda sopra il buon senso… e poi si chiedono perché si sta verificando un vero e proprio esodo dalla California.

Cesare Rascel, 7 luglio

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