
La vicenda è allucinante, freschissima e la conosciamo già tutti, tutta Europa, tutto il mondo: nella Milano inclusiva dei maranza e dei rom si può finire ammazzati, travolti da un’auto rubata da quattro bambini di dodici, tredici anni come quella pensionata settantenne del Gratosoglio che usciva da un’Opera sociale. Cosa per cui la sinistra che governa la città ha una coda di paglia gigantesca e la fa frusciare: il partito difende non tanto i piccoli autori, chiaramente vittime di circostanze disumane a loro volta, quanto un sistema che li moltiplica e li alleva all’irresponsabilità criminosa già da infanti; il sindaco, più manager immobiliare che amministratore, fautore dell’integrazione a tout prix, del pizzaoiolo egizio come antonomasia, dal Lago Maggiore dove sta in vacanza per tutto il giorno ostenta un silenzio gravido di indifferenza, infine si decide a una dichiarazione incredibile: Salvini vergognati. Certo ci vuole anche quel po’ di solidarietà pelosa per la vittima, senza esagerare, senza mettere in crisi il modello meneghino dell’integrazione criminale e allora ci pensa Repubblica, ci pensa questa Viola Ardone che sarebbe una professoressa e scrittrice della sinistra vaporosa e didascalica, con un intervento, avesse pazienza, deprimente. Perché del tutto sconnesso, insulso et pour cause, la solita paginata inutile di parole inutili che le scorri e alla fine ti resta il sapore del vuoto, ma un vuoto odioso, insopportabile.
Cosa dice la scrittora Ardone dalle mille code di paglia? In definitiva che va bene così, che sì, la morte della settantunenne Cecilia De Astis che passava il suo tempo nelle opere sociali è brutta ma i bambini sono bambini, tautologia sempre buona: come diceva Vendola ai comizi, “i bambini sono bambini, sono le nuvole di Pasolini”. E siccome i bambini sono bambini, non tanto non si debbono punire a tredici anni, ragione che ci mette tutti d’accordo, ma è l’intero sistema che li cresce da piccoli omicidi irresponsabili a non dover essere intaccato. Il sistema della Milano inclusiva nel crimine allucinante deve restare dove sta, come sta. Ma è troppo facile chiedersi retoricamente, ogni due righe, di chi è la colpa; per dire che è dei soliti, del Salvini che vuol radere al suolo il campo rom di via Selvanesco; dichiarazioni di facciata, patetiche, perché Salvini sa benissimo che quel campo è già stato sgombrato più volte ma, appartenendo ai rom, è come svuotare il mare del degrado col cucchiaio, non finisci di ripulirlo che ne tornano più di prima. Ardone nel suo scritto a suo modo allucinante infila di tutto e soprattutto infila lei stessa, già che c’è si fa un po’ di pubblicità, sia mai che ci scappa la candidatura all’insegna del velleitarismo sociologico col Pd che blinda i nomadi, che vuol proibire di denunciarli come ladri sui mezzi pubblici: come una Virgilia del “sociale”, questa Ardone si epicizza alle prese ora col degrado di Nisida ora con quello delle Favelas, e uno, nei commenti, le chiede: ma che c’entra? Niente, ma va agitata la coda di paglia, va alzata la polvere, tutto pur di non rispondere alla domanda che va fatta. Di chi la colpa?
La colpa, ha ragione Borgonovo su “la Verità”, è di chi in dieci anni ha permesso questo scempio orizzontale, rasoterra mentre pensava alla scalata al cielo dei grattacieli Dubai style; è di una sinistra che ha perennemente blindato l’insostenibile chiamandolo sostenibilità, l’indicibile spacciato per integrazione. Adesso che i nodi vengono al pettine, quattro bambini che tirano sotto una macchina appena rubata a turisti francesi una povera crista del Gratosoglio, ci si guarda intorno e si scarica il barile della colpa su “le destre”, su Salvini che ogni volta vuol tirar giù qualcosa: va a Porto Recanati, vede l’Hotel House che è un mostro adriatico di disintegrazione etnica, dietro le fondamenta trovarono le ossa di una ragazzina indiana scomparsa dieci anni prima, e dice: questi palazzoni li facciamo saltare con la dinamite. L’Hotel House è ancora al suo posto e lui è passato a tirar su il ponte di Messina, speriamolo almeno, perché sarà anche faraonismo inutile ma almeno per qualche anno ci lavorano in centomila e si faranno, a prezzi forse folli e lievitati, almeno le opere, le infrastrutture di contorno. Poi torna a Milano e dice: i campi rom via, cancellarli. Ma nessuno ci pensa minimamente e la pensionata ammazzata stasera sarà dimenticata, travolta da altre gesta criminali.
Leggi anche:
La colpa è di una sinistra indecente, che non ha mai trovato una parola per denunciare uno stato dei fatti inaccettabile, alla quale i ragazzini strappati alle scuole, spediti a mendicare, a rubare, a questo punto a uccidere va benissimo così; la colpa sarà anche, certamente lo è, di una magistratura che è un tutt’uno con la sinistra e non si limita alla pietà garantista e inevitabile di risparmiare l’ergastolo a quattro bambini disgraziati che neppure si rendono conto, che nascono nella devianza e crescono mentalmente deviati, anche questa magistratura irresponsabile tiene su un sistema disumano imputandolo a “cultura” di chi lo vive; ma la colpa, ce lo si lasci dire, è anche di una destra che ha recliamato il potere per ottant’anni e adesso che ce l’ha, e ce l’ha avuto anche in passato, a sprazzi, non ha fatto abbastanza, per non dire niente, oltre la denuncia di facciata, patetica. Il potere adesso c’è, c’è in Regione, c’è nei fatti, che si aspetta a esercitarlo? Ma finché ci si muove sulle uova per non scontenare nessuno, per durare e se mai partecipare al grande banchetto delle opportunità legali o al limite della legge o serenamente extralegali, si combina poco. E non è il cronista malevolo ad insinuarlo, è che gli viene continuamente spifferato, ovviamente off the record, fuori dal taccuino: “Sai, qui ce n’è per tutti e non conviene fare casino”.
Davvero? A Milano può succedere, succede che una anziana dedita alla carità venga ammazzata peggio di un cane sotto una macchina rubata da quattro bambini e diciamo bambini, ma la verità, a parte le miserie nel costume populista della sinistra irresponsabile, la verità è che questo omicidio ha tante colpe, tanti colpevoli e gli ultimi sono proprio gli esecutori materiali, quattro anime perse che nessuno andrà a recuperare, che cresceranno sempre più nella delinquenza istintuale credendola l’unica cosa possibile in un mondo ostile, da distruggere. Ma che almeno lo si dica, che almeno la si faccia finita con questa farsa dell’illegalità massiccia, dai maranza ai rom, dalle tane islamiche agli accampamenti, che piacciono alla sinistra, dispiacciono alla destra, ma chissà come sono sempre lì, nessuno si sogna neppure di discuterli. Il senso dell’impotenza lo riassume l’ex vicesindaco De Corato, oggi deputato di Fratelli d’Italia: “Tutti i campi rom vanno controllati H24 e se non si riesce bisogna sgomberarli e chiuderli. Noi li svuotavamo e chiudevamo con una certa frequenza”. Il mare del crimine svuotato col cucchiaio dell’impotenza, ma un’impotenza ostinata, felpata, che deve star bene a tutti, forse perché, come dice il sindaco fauno, “Oggi a me, domani a voi”. Mentre la gente, la povera gente muore.
Max Del Papa, 13 agosto 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).