
Durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica, programma di approfondimento in onda su Rete 4, si è verificato un acceso confronto in diretta sul tema della Riforma della Giustizia. I protagonisti dello scontro sono stati Luca Palamara, ex magistrato che ha svelato il funzionamento del Sistema delle correnti, e Stefano Musolino, procuratore reggino e attuale segretario di Magistratura Democratica.
Le accuse e la reazione di Palamara
Tutto è iniziato quando Musolino, durante il dibattito, si è riferito a Palamara in termini che quest’ultimo ha giudicato offensivi definendolo “un condannato che prova a coinvolgere più persone nelle sue malefatte”. Non accettando le affermazioni, Palamara ha deciso di intervenire con una telefonata in diretta, dichiarando: “Farmi dare del condannato da Stefano Musolino, anche no. Facciamo dire a lui se è mai stato indagato: la doppia morale pelosa della sinistra giudiziaria… “. Con toni infuocati, Palamara ha accusato Musolino di rappresentare esclusivamente una corrente politica della magistratura, aggiungendo: “Fa il ventriloquo di Magistratura Democratica, ma se la tenesse per lui. Mi faccia dire agli italiani chi rappresenta Magistratura Democratica e per quali reati è stato indagato. I miei figli mi hanno chiamato per sapere se è vero che sono stato condannato, lui racconti ai suoi figli se è stato indagato o no e da chi è stato interrogato. E chi gli ha consentito di fare il magistrato. Dì a chi si rivolgevano i tuoi compari di MD per essere eletti. Lui deve avere il coraggio di parlare, non si deve vergognare”.
La risposta di Musolino
Dopo la telefonata di Palamara, Musolino ha replicato in studio cercando di far chiarezza sulla vicenda. Ha rivelato: “Prima ancora di diventare magistrato, sono stato indagato. Lui era Pubblico Ministero e ha chiesto l’archiviazione”. In seguito ha definito Palamara “Vate” con un tono ironico, replicando all’immagine di Palamara come figura emblematica nella magistratura.
Il dibattito con Bruno Vespa
Stefano Musolino, sempre nell’ambito della trasmissione, ha denunciato gli attacchi della politica contro i magistrati negli ultimi due anni. Ha raccontato di un giudice siciliano che avrebbe lasciato il suo incarico a causa delle pressioni ricevute. Musolino ha dichiarato: “Serve quindi un Csm autorevole che protegga i magistrati. Se non si sentiranno garantiti, evidentemente saranno timorosi.” Il procuratore reggino si è trovato in disaccordo anche con il giornalista Bruno Vespa, che ha criticato il sistema delle correnti. Vespa ha chiesto: “Solo le correnti sono in grado di scegliere i migliori? Da solo non capisce niente ma inserito in una corrente diventa autorevole?”
Allo stesso dibattito ha preso parte anche Alessandro Sallusti, direttore di giornale, che ha contestato alcune affermazioni di Musolino riguardanti il funzionamento del Csm. Quest’ultimo ha sottolineato che un magistrato “non studia per imparare a scegliere”, e che l’attuale sistema garantirebbe la scelta di toghe preparate non solo a scrivere sentenze ma anche a prendere decisioni organizzative.
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