“Discutiamo”, “Russia stato terrorista”. Le due strategie di Zelensky

Il presidente ucraino apre alla discussione su Donbass, Crimea e Nato. Poi attacca Putin

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Il bastone, la carota, poi di nuovo il bastone. Volodymyr Zelensky inizia la sua giornata dando per possibile, se non scontato, un nuovo conflitto globale (“credetemi, ho parlato con molti leader occidentali. Questa guerra non finirà qui, farà scoppiare la terza guerra mondiale”). Poi fa alcune timide aperture a Putin sullo status del Donbass e della Crimea (“Possiamo discutere e trovare un compromesso su come questi territori continueranno a vivere”). E infine in serata chiude la giornata con un durissimo discorso contro la Russia, collegato in videoconferenza con la Camera dei Comuni britannica. 

Sono le due strategie del presidente in maglietta, protagonista indiscusso del tredicesimo giorno di guerra, quello in cui i corridoi umanitari si sono aperti pur con qualche crepa (denunciati bombardamenti a Sumy e Mariupol) e i combattimenti sembrano reggere il traballante cessate il fuoco. Zelensky è a Kiev, lo ha mostrato in alcuni video in barba alle notizie diffuse da Mosca di una sua fuga in Polonia. Gli americani forse lo vorrebbero lì, a guidare un “governo in esilio” da Varsavia. Ma l’ex comico diventato una sorte di eroe internazionale non ci sta. “Non ci arrenderemo e non perderemo”, dice ai deputati inglesi seduti sugli scranni di Westminster. “Combatteremo fino alla fine, in mare e in aria, lo faremo per difendere la nostra terra a qualunque costo”.

La resistenza ucraina all’invasione russa conta intanto numerose vittime. Soldati, civili bombardati (migliaia per Kiev, 474 per l’Onu), truppe russe. “Ne abbiamo uccisi 10mila, compresi alcuni ufficiali”, rivendica Zelensky. Per il Pentagono il numero è decisamente inferiore, intorno ai 2-4mila. Ma è ancora presto per tirare le somme. Ora è il momento della politica. O meglio della geopolitica. Putin ha fatto sapere a Macron e Scholz che non intende fare passi indietro: vuole l’Ucraina neutrale, la Crimea riconosciuta alla Russia e il Donbass indipendente. Gli Usa hanno deciso l’embargo al petrolio e gas russo (“difendere la libertà ha un costo”, ha detto Biden). Mentre la Nato, dal canto suo, non intende intervenire in Ucraina. Si limiterà a “garantire che il conflitto non si intensifichi e non si espanda oltre”, come spiegato dal segretario generale Stoltenberg. In pratica, il freno a mano tirato.

A dire il vero si tratta di una decisione pragmatica, volta ad evitare incidenti che potrebbero portare alla guerra nucleare, ma che ha deluso Zelensky. Soprattutto sulla mancata attuazione della no-fly-zone che richiede da giorni. Forse anche per questo, oltre all’apertura sul Donbass, il presidente ucraino pare abbia anche “raffreddato” la sua posizione su un possibile ingresso dell’Ucraina nella Nato. Stando all’agenzia russa Novosti, Zelensky avrebbe chiesto ad alcuni consulenti di elaborare le condizioni per discutere il rifiuto di ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica. Così da “soddisfare” una delle richieste dello Zar Putin.

Il bastone e la carota, dunque. Se da un lato Zelensky apre, dall’altro attacca verbalmente il nemico senza risparmiarsi. A Boris&co. chiede di “riconoscere” la Russia “come uno Stato terrorista. Di “rafforzare le sanzioni”. Di denunciare il decesso di 50 bambini uccisi dalle bombe di Mosca. Una di loro, a soli sei anni, sarebbe morta perché “i russi non danno cibo e acqua”. “Non abbiamo iniziato questa guerra e non l’abbiamo voluta – ha concluso il presidente – Non vogliamo perdere il nostro Paese allo stesso modo in cui voi non voleste perdere il vostro Paese quando i nazisti vi stavano combattendo. Abbiamo bisogno dell’aiuto dei Paesi occidentali. Ti siamo grati Boris, ma vi prego, incrementate la pressione delle sanzioni sulla Russia, riconoscete quel Paese come uno Stato terrorista, rendete sicuri i nostri cieli”.

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