Doccia fredda per il brand Albanese

L'intervista ad Abu Mazen, leader palestinese, smentisce le fantasie di certi Pro Pal per Hamas: "Sono l'ostacolo alla pace"

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abu mazen albanese

Ennesima doccia freddissima per il brand Albanese e tutti i suoi fedeli consumatori: il Presidente della Palestina Abu Mazen, in un’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, ribadisce fermamente che Hamas deve immediatamente deporre le armi e abbandonare per sempre qualsiasi tentativo di imporsi militarmente e politicamente lungo la Striscia. Una notizia terrificante per i tantissimi relatori, intellettuali, conoscitori della geopolitica nostrani che in queste settimane hanno coccolato i terroristi tagliagole elevandoli al ruolo di liberatori partigiani.

Ma questa volta per i cari Pro Pal sarà difficile persino arrampicarsi sugli specchi: a parlare non è stato un membro del Governo israeliano o un repubblicano USA. No, questa forte e inequivocabile comunicazione deriva da chi lo scenario palestinese e gli attori in campo li conosce davvero da decenni. Il Presidente palestinese è stato durissimo: ha definito Hamas “l’ostacolo alla pace” che si finge un movimento di “eroi della resistenza”. Ha condannato con assoluta fermezza le esecuzioni sommarie che i terroristi stanno portando avanti a Gaza senza prove, senza processi, con la sola forza delle armi contro la popolazione inerme. Dunque lo dice anche Abu Mazen, ormai: è da invasati o da persone in malafede pensare nel 2025 che i jihadisti siano dei partigiani.

E non solo Hamas: il Presidente palestinese ha inflitto pure un’altra stilettata all’intellighenzia flottante europea, ringraziando pure Donald Trump: “Abbiamo accolto con favore l’annuncio del presidente americano di un cessate il fuoco a Gaza e l’avvio della prima fase, che comprende la liberazione di ostaggi e prigionieri, l’ingresso di aiuti umanitari gestiti dalle Nazioni Unite e il ritiro delle forze occupanti nelle linee concordate. Siamo grati anche al lavoro dei mediatori e dell’amministrazione americana”.

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Chissà la reazione della relatrice ONU, che accusa mezzo mondo di complicità nel genocidio palestinese, nel momento in cui ha letto questa intervista (sempre ammesso che abbia avuto il tempo di leggerla, tra una premiazione e l’altra in giro per l’Italia)…

Insomma, Abu Mazen è pienamente consapevole che se la Palestina vuole emanciparsi deve farlo abbandonando la violenza, l’odio islamista, il rancore, l’antisemitismo. Hamas ha firmato la resa. Subdolamente sta cercando di evitarla, giocando con il vittimismo, con cortometraggi emozionali falsissimi, accusando Israele di foraggiare delle bande. Eppure deve alzare bandiera bianca perché non c’è spazio per le trattative con i terroristi.

Il mistero però è un altro: se questi concetti li ha compresi anche il capo dell’autorità palestinese, come è possibile che non vengano difesi, sostenuti, propagati da chi si dice pacifista a tal punto da esserlo di professione? Forse, un motivo c’è, a pensar male (e dunque facendo peccato ma avendo una piccola probabilità d’azzeccarci): i pacifisti hanno ragion d’esistere, cioè di presentare i loro report, quando esiste la guerra. A che servirebbe un’Albanese in caso di pace?

Alessandro Bonelli, 22 ottobre 2025

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