
Qui al bar lo sappiamo già cosa si dice degli italiani: 60 milioni di allenatori della Nazionale il giorno dopo la sconfitta; e magari, pure 60 milioni di presidenti del Consiglio dopo il fiasco di un governo. Lo dicano pure. Noi, però, non riusciamo proprio a capire cosa ci sia di speciale negli interventi dell’ex premier Mario Draghi, sempre accolti come i verdetti di un oracolo.
Ieri, per esempio, il signor Bce ha spiegato alla platea del Politecnico di Milano che l’Europa dovrebbe “colmare il divario” sull’Ia rispetto a Usa e Cina, altrimenti “rischia un futuro di stagnazione”. Titoloni di giornali e agenzie per il saggio monito ai giovani. Ma forse ci sarebbe arrivato persino qualche nostro cliente (io no, per carità, so soltanto fare caffè). Sicuramente, se sul palco ci fosse stato uno degli studenti, avrebbe potuto formulare un’identica diagnosi.
E il rapporto sulla competitività? Draghi aveva fatto delle scoperte storiche: le economie Ue hanno perso slancio, servono 800 miliardi di euro di investimenti e debito comune. Avrebbe potuto anche dire 1.000, tanto poi li dovrà trovare qualcun altro. Ma più banali delle soluzioni di Draghi sono solo i risvegli tardivi: come quando si era ritrovato ad ammettere che le ricette economiche di austerità hanno indebolito la domanda interna. Eureka!
D’altronde, l’ex premier è quello del “volete la pace o il condizionatore?”; e del green pass “garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose”. Più che banalità, bugie. Che la stampa libera ha sempre puntualmente censito, eh. Come quando, al discorso di fine anno 2021, tributò al maestro delle verità scontate un lungo applauso. Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace.
Il Barista, 2 dicembre 2025
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