Politica

Due pesi, due libertà. Cosa c’è e cosa limare sul decreto Sicurezza

Fermo preventivo e scudo penale: perché ieri si poteva e oggi no

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il fermo preventivo e lo scudo penale per le forze dell’ordine. Questi i due istituti delicatissimi al centro dei nuovi provvedimenti del governo sulla sicurezza, due linee rosse che lo Stato dovrebbe attraversare con passo leggero. E infatti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto subito sapere, non sia mai, di non essere affatto convinto della scelta dell’esecutivo di procedere in modo così diretto. Ci può stare, per carità. Il problema nasce quando si allarga lo sguardo e si scopre che la sensibilità per le libertà fondamentali sembra andare a intermittenza.

Partiamo da un principio che dovrebbe mettere tutti d’accordo: la legge deve valere per tutti. Sempre. Anche per chi manifesta. È quello che abbiamo ripetuto come un mantra durante le proteste contro il Green Pass, quando intere categorie di cittadini venivano di fatto escluse dallo spazio pubblico, fermate, identificate, multate, allontanate. Allora il fermo “preventivo” andava benissimo. Anzi, era un atto di responsabilità. Oggi, improvvisamente, scopriamo che è una minaccia alla libertà. Curioso, per non dire altro. Durante la pandemia il Colle non sembrava così attento a questo tema e il dubbio che ci sia un doppio standard diventa più di un sospetto.

La libertà del singolo è sacra, certo. Ma lo è sempre, non solo quando fa comodo. Perché se oggi ci indigniamo per la possibilità di trattenere un soggetto ritenuto pericoloso prima di una manifestazione, allora dobbiamo avere l’onestà intellettuale di riconoscere che ieri abbiamo accettato restrizioni ben più invasive senza battere ciglio. E qui sta il punto politico della vicenda: non è il merito delle misure a dividere, ma l’uso selettivo dei principi. Lo stesso doppio standard lo ritroviamo nel caso dei manifestanti torinesi: domiciliari, stato di fermo, tutto regolare. Ma se l’assalto fosse stato alla Cgil, come accaduto in passato, avremmo invocato il carcere senza sconti, le manette subito e la chiave buttata via. Due pesi, due misure. Sempre gli stessi.

Prendiamo la proposta, poi accantonata, della cauzione per le manifestazioni. Una misura di puro buon senso: vuoi scendere in piazza, lo fai, ma ti assumi una responsabilità concreta se qualcuno devasta, incendia, aggredisce. Non una censura preventiva, ma una garanzia. Eppure è stata trattata come una bestemmia costituzionale. Strano Paese il nostro: si può chiudere in casa la gente per decreto, ma chiedere una cauzione per una manifestazione diventa improponibile.

Dentro questo clima arriva il pacchetto sicurezza del governo, che confluisce in un decreto legge per le misure urgenti e in due disegni di legge parlamentari, uno dei quali dedicato all’immigrazione. Il cuore del provvedimento è il già citato fermo preventivo, una sorta di Daspo di dodici ore per soggetti con precedenti specifici legati a manifestazioni violente, che consente alla polizia di trattenerli temporaneamente in occasione di eventi sensibili, informando il magistrato che potrà comunque disporre il rilascio. C’è poi lo scudo penale, che evita l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che usano la forza in presenza di una causa di giustificazione come la legittima difesa o l’adempimento del dovere, prevedendo un registro alternativo per il tempo necessario agli accertamenti e un’eventuale estensione delle tutele anche a cittadini comuni, medici e giornalisti.

Viene rafforzato il Daspo urbano con la possibilità per i prefetti di istituire zone rosse d’urgenza nei quartieri più degradati, soprattutto attorno alle stazioni. Sul fronte dell’immigrazione si punta ad accelerare le espulsioni di chi delinque e a introdurre misure straordinarie di interdizione delle acque territoriali in caso di emergenze o minacce terroristiche. Infine, arriva una stretta sulla vendita di armi bianche, con il divieto di cedere ai minori coltelli e oggetti atti a offendere e sanzioni pesanti per chi viola le regole, insieme a un inasprimento delle pene per chi fugge ai posti di blocco.

Il punto, alla fine, non è stabilire se queste misure siano giuste o sbagliate in assoluto. Il punto è decidere una volta per tutte da che parte stiamo: o la libertà è un valore non negoziabile, sempre, oppure è solo una bandiera da sventolare a seconda del vento politico del momento. E questa, più di qualsiasi decreto, è la vera questione di sicurezza democratica.

Franco Lodige, 5 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

La filiera dell’immigrazione - Vignetta del 18/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

La filiera dell’immigrazione

Vignetta del 18/05/2026