
Qui al bar capiamo che le hanno provate tutte: i respingimenti veloci e il centro in Albania, ad esempio, tutte iniziative bloccate dai giudici con l’appiglio dei Paesi sicuri. Forse sarà questa la volta buona per rimpatriare i clandestini e gli stranieri che delinquono? O almeno per capire a che gioco giocano i magistrati? Se stanno con l’ordine o con l’ideologia?
Il governo, in cdm, ha licenziato un ddl che amplierà il novero dei reati per i quali sarà possibile disporre la cacciata di un immigrato dal territorio nazionale: violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario, delitti contro l’ordine pubblico, contro la famiglia, contro la persona e contro il patrimonio.
Un menù assortito, che ora richiede solo di essere preparato e servito dalle toghe, se in questo Paese la sicurezza non è solo una bandierina polemica da sventolare a targhe alterne (quando la sinistra governava, parlarne significava soffiare sulla paura; ora l’insicurezza è un fallimento della destra, ma da risolvere con la fuffa, tipo il “patto nazionale” proposto da qualche sindaca à la page). Ce la faranno, adesso, a rimpatriare qualche gaglioffo? O ci sarà qualche motivo umanitario per tenerci qui chi viola le leggi? Non diciamo di fare come la Germania, che i condannati li rinvia in Afghanistan; ma almeno possiamo imparare dalla Danimarca, che comincerà a far scontare le pene agli stranieri nei Paesi d’origine. Qui al bar non tutti ci volevamo credere, ma indovinate chi governa a Copenaghen? I socialdemocratici…
Il Barista, 12 febbraio 2026
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