Esteri

È diventato razzista pure sventolare la bandiera inglese

Le bandiere con una croce rossa su fondo bianco adesso vengono considerate il simbolo dell’estrema destra xenofoba

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La puntata precedente dell’english drama, di questo psicodramma inglese, si ha con una dodicenne Courtney Wright cacciata da scuola con insulti da trivio per avere osato presentarsi in un vestitino stampato Union Jack in occasione della “Giornata della celebrazione delle culture”: meschina, l’aveva capita male, le culture erano quelle “altre”, cioè la islamica, il senso dell’evento, «promuovere l’inclusione, la comprensione e l’apprezzamento di differenti retroterra, tradizioni ed eredità», andava colto nella resa, nel senso di colpa, voi siete padroni a casa mia, anzi vostra, e io non sono più degna di mostrare il mio volto. Finì col padre che se la andava a riprendere sconvolta, traumatizzata per la rabbia omicida degli stessi insegnanti, della scuola al completo.

Con quel fellone di un premier, lo Starmer, che fingeva patriottismo ma sosteneva la scuola e incrementava la repressione sui nativi, colpevoli di non poterne più dell’islamizzazione britannica, delle bande pakistane che mettevano a battere le ragazzine inglesi indigenti. Da lì, fisiologicamente, la reazione, evocativa, cinematografica, ma quasi patetica: un proliferare di Croci di San Giorgio a monito, a memoria di una koinè. San Giorgio ereditato da Genova marinara e adottato quale simbolo unitario quasi disperato in un Paese dove le 30 maggiori città hanno sindaci islamici. Quando si dice la coglionaggine dell’accoglienza, dell’integrazione che disintegra, che non ha speranze se non di saccheggio, di conquista: perfino una bandiera dai colori mistici diventa inaccettabile, gli islam fomentano le proteste, subito accolte dalla sinistra irresponsabile che ci vede un simbolo nazistoide.

Tutte false ragioni, pretestuose, insostenibili: c’entra poco, se c’entra, il razzismo, il sovranismo, la xenofobia e c’entra molto, moltissimo il controllo che la sinistra non vuol mollare, controllo dei flussi, dei soldi essendo lampante e peraltro largamente ammesso che l’invasione etnica è stata finanziata pesantemente per il tramite dell’Unione Europea che ha corrotto tutta la politica in particolare di sinistra al grido umanitario o almeno del fatto compiuto: non possiamo arginarli, non possiamo più fermarli, è nostro dovere accoglierli, integrarli.

Non potevano o non volevano? Oggi l’Inghilterra, come l’Italia, vive su un campo minato di milioni di etnici non adattati almeno cinquecentomila dei quali clandestini dalle origini e dalle prospettive sconosciute ma certamente pronte a tutto e inclini a qualsiasi abominio. Gli stupri rituali sono quotidiani e le istituzioni dei singoli Paesi arrese all’impotenza e alla malavoglia. Nel regno di Carlo e Camilla, sovrani inclusivi e sostenibili, la sostituzione etnica e in particolare amministrativa è cosa fatta: su 66 milioni di abitanti i musulmani sono “solo” 4 milioni, in crescita esponenziale ma bastano a giustificare le oltre 3.000 moschee, i 130 tribunali islamici, i 50 e passa consigli della Sharia, il 78% delle donne musulmane che non lavorando per legge islamica ricevono assistenza statale e alloggio gratuito, il 63% dei musulmani inattivo e sostenuto da aiuti pubblici, le famiglie che hanno in media da 6 a 8 figli, beneficiano di un alloggio gratuito e vengono pagate dallo Stato per il solo fatto di esistere.

A dire del dato di fatto, della resa incondizionata sancita dai patti tra i debosciati politici, Starmer come Macron, che chiudono o fingono di chiudere la stalla a buoi entrati e abbondantemente padroni. È un business che continua, colossale, e porta alla ridefinizione europea in senso islamista; così che bisogna trovare, inventare il razzismo, il fascismo in una bandiera crociata per distruggere le ultime vestigia, per cancellare quello che resta di una sensibilità europea, interna, inglese come italiana, francese come tedesca: se razzismo c’è, se genocidio c’è, morbido ma per modo di dire, è nel senso inverso, sta nell’intolleranza contro una bambina cui rivolgono epiteti da suburra, minacce da tagliagole perché si è presentata col vestitino con la croce, equivocando. E la reazione arriva dai suoi connazionali che ormai hanno perso la testa, che si sono votati all’ideologismo conformista e affaristico. Scena cui oggi potrebbero assistere tutti nell’Europa occidentale e del nord mentre si salvano ancora quelli ad est, il cosiddetto blocco di Visegrad, se girate per Varsavia a notte fonda trovate un giardino di serenità, di buon vivere senza disprezzabili tracce di risorse criminogene. Fino a quando? Trenta anni fa ci ripetevano che l’Europa ci avrebbe salvato, oggi possiamo solo augurarci di salvarci dall’Europa. Ma con quali prospettive se i nostri governanti fanno il pesce in barile e il nostro capo dello Stato ripete a mantra che dall’Europa non si esce o si esce solo in una bara?

La sostituzione programmata e organizzata procede ovunque, nella perfida Albione come nell’assai presunto “Ohio d’Italia”: nelle basse Marche, a Porto San Giorgio c’è una ovvia venerazione per il santo cittadino dalla croce rossa in campo bianco: gonfaloni e bandiere nella festività patronale, nella chiesa grande una statua col santo guerriero che a cavallo schiaccia il drago; nella confinante Porto Sant’Elpidio dove gli “scarpari” non esistono più fioriscono le scuole islamiche la cui missione non è la convivenza, la tolleranza ma l’attacco e il proselitismo più o meno insinuante, morbido, ma non tanto morbido. Lo sa il cronista e lo sanno tutti, le istituzioni locali come la Chiesa ma tutti fingono di niente per non incorrere nell’accusa, del tutto campata per aria, del tutto inconsistente, di islamofobia. Ma chi l’ha deciso poi che non fidarsi di questi qua sarebbe un delitto?

Max Del Papa, 27 agosto 2025

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