Politica

È incredibile quello che stanno provando a fare sul Garofani-gate

Le truppe cammellate di Corsera e Repubblica si buttano a capofitto in difesa del consigliere di Mattarella. Ma...

garofani repo e corriere
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Fa sorridere e non poco il “day after” lo scoop della Verità sul caso di Francesco Saverio Garofani. Prima hanno tutti ignorato la notizia pubblicata da Maurizio Belpietro, che era una notizia e anche grossa, visto che se ne parla a distanza di giorni. Poi invece di ammettere di aver preso un buco, o di chiedere conto al diretto interessato delle sue parole, è scattata la classica “caccia alla talpa” e al più tipo dei riduzionismi. Ma che vuoi che sia. Una cena tra amici. Due chiacchiere al bar. Nessun piano segreto.

I due quotidiani maggiormente impegnati a dilettarsi sull’argomento sono il Corriere e La Repubblica. Partiamo dal Corsera, quello che il giorno dopo la lite Quirinale-Bignami aveva pubblicato un elogio di Garofani talmente sdraiato e celebrativo da apparire imbarazzante. Forse anche per il diretto interessato. Scrive oggi il quotidiano di Via Solferino che tra il Colle e Palazzo Chigi è sceso il gelo e si sta cercando di rimarginare la ferita provocata “dalla richiesta di «smentita ufficiale» al consigliere Francesco Saverio Garofani, che durante una «chiacchierata tra amici» aveva espresso i suoi pensieri su governo e opposizione”. C’è un piccolo problema. Lo “scontro” tra Quirinale e Fratelli d’Italia non l’ha provocato Galeazzo Bignami, il quale s’era solo limitato a chiedere “sommessamente” una smentita a Garofani e non al Colle. Il patatrac l’ha scatenato una improvvida nota firmata dall’ufficio comunicazione del fu Palazzo dei Papi che, in barba al rispetto della libertà di stampa di solito sbandierata, è arrivato a esprimere “stupore” per chi dà credito a un “ennesimo attacco alla presidenza della Repubblica” con un retroscena “costruito sconfinando nel ridicolo”.

Insomma: a scatenare il putiferio non è stato Bignami,Belpietro. Ma il Colle che ha trasformato un normalissimo retroscena (peraltro verissimo) in lesa maestà della corte che ruota attorno a Mattarella. Ci permettiamo di far notare che definire “attacco” e “ridicolo” un articolo di un quotidiano, se fatto da Palazzo Chigi contro Repubblica, avrebbe scatenato tutte le vestali del giornalismo libero. Che stavolta, Odg in testa, sono rimaste invece silenti

C’è poi la questione della cena. Dopo averla negata, alla fine i grandi quotidiani si sono buttati a raccontarne ogni dettaglio. La pasta alla norma. Il pesce. Il vino bianco. Gli amici romanisti. Tutti hanno sentito un dibattito politico, ma nessuno osa spingersi oltre. Chi ha tradito? I segugi del giorno dopo puntano il dito su Francesco De Dominicis, capo dell’ufficio stampa della Fabi, ex cronista di Libero con Belpietro direttore, indiziato di essere l’autore dell’articolo-resoconto (inviato a diversi giornali) e pubblicato integralmente dalla Verità con uno pseudonimo. Lui nega, e bisogna credergli. Ma il punto non è chi sia la talpa o meno. Il fatto è avvenuto? Risposta: sì. Ma il Corriere non ci sta: “Quel che ancora non si scioglie è la sorpresa, di fronte ai particolari che stanno emergendo giorno dopo giorno, sul «contesto grottesco» in cui l’attacco al Colle è maturato: cene conviviali con tavolate di tifosi giallorossi, mail notturne arrivate da indirizzi misteriosi, improbabili pseudonimi e frasi mai pronunciate — come il famoso «scossone» — attribuite al consigliere Garofani”.

Già, ma davvero Garofani non ha “mai pronunciato” le fatidiche parole sullo “scossone”? Nel suo editoriale, Belpietro ha virgolettato chiaramente la frase anche se nella mail di Mario Rossi il riferimento sarebbe fuori dalle virgolette. Questo, per il Corriere e Repubblica, sarebbe la prova che Garofani non l’avrebbe mai detto e che quindi, alla fine, Belpietro avrebbe tirato per i capelli quella che era una interpretazione della “talpa”. La cosa non è dimostrabile ovviamente. Ma deontologia vuole che occorra fidarsi del lavoro del direttore della Verità che ci ha messo la faccia e avrà fatto le sue verifiche. E non è vero, come scrive Repubblica, che solo l’esistenza di un audio potrebbe fugare ogni dubbio. Perché, nel suo dialogo col Corriere della Sera in cui ha vuotato il sacco, Garofani non ha mai – ripeto mai – smentito di aver pronunciato quella frase. Corsera e Rep dovrebbero farsi una domanda, mentre danno per scontato che se la sia inventata Belpietro: ma se Garofani non ha mai parlato di “scossoni”, perché non l’ha negato pubblicamente? Forse perché, alla fine della fiera, non può?

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