Politica

È ora che Elly cambi mestiere

La parabola della segretaria dem è sempre più discendente. Tra malumori interni e scontri con gli alleati

Elly schlein pd Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Nelle intenzioni dei suoi più accaniti sostenitori avrebbe dovuto rappresentare il perfetto contraltare politico di Giorgia Meloni. Una leader di “rottura”, giovane, donna, per guidare una coalizione di centrosinistra a trazione Pd verso una pronta riscossa elettorale dopo la rovinosa debacle del 25 settembre 2022. Nei fatti, tuttavia, Elly Schlein si è invece rivelata essere l’esatto contrario: una polizza vita per il governo Meloni e per i suoi stessi alleati d’opposizione del Movimento Cinque Stelle.

Il consenso elettorale della coalizione di governo e il gradimento nei confronti del presidente del Consiglio non solo si sono perfettamente conservati nel tempo, ma, nell’arco di questo triennio, si sono persino rafforzati, raggiungendo livelli inimmaginabili all’inizio della legislatura. Un risultato, questo, che può trovare la sua ragion d’essere tanto nei meriti di Giorgia Meloni e dei suoi alleati, quanto nei demeriti di Elly Schlein e dei suoi alleati. Non solo. Perché, con la sua manifesta inconsistenza politica, la segretaria dem, oltre ad aver interpretato, in tutti questi mesi, il ruolo del miglior alleato possibile di Giorgia Meloni, ha inoltre finito per svilire dall’interno il suo stesso partito, riducendolo a una sorta di succursale ideologica del Movimento Cinque Stelle.

Del resto, appare fin troppo evidente come il Pd, in quest’ultimo biennio, si sia completamente schiacciato sulle posizioni dei grillini, abdicando mestamente al ruolo di “traino” della coalizione e rinunciando persino a portare avanti una propria agenda politica. Come evidentissimi sono, d’altronde, i disperati tentativi del suo segretario, Elly Schlein, di inseguire a tutti i costi i pentastellati in nome di un’alleanza “progressista” che si manifesta come forzata e innaturale, e a tratti persino masochista e a senso unico. Lo dimostrano chiaramente le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte, il quale, non ha minimamente esitato a rinnegare pubblicamente i dem, abbandonandosi a un laconico: “Noi siamo progressisti indipendenti. Non siamo alleati del Pd”.

Di più: perché, dopo il doloroso tradimento dell’amato Conte, Elly Schlein è stata brutalmente mollata anche dai suoi, in particolare dalla componente riformista del partito, rappresentata dai vari Guerini, Gori, Picierno, Quartapelle, Madia, Delrio, i quali, a margine di un’iniziativa autonoma tenutasi nelle scorse ore a Milano, hanno sonoramente bocciato la linea dell’attuale segreteria nazionale dem, dando vita, di fatto, all’ennesima lotta intestina tra massimalisti e riformisti. Ancor più duro e schietto è stato, poi, l’ex senatore e tesoriere del partito Luigi Zanda, che nel corso di una recente intervista ha parlato apertamente di “involuzione gregaria” per descrivere la posizione di subalternità sviluppata da questo Pd nei confronti dei Cinque Stelle, e rivolto, al contempo, un accorato e significativo appello all’attuale segretario dem: “Elly, cambia mestiere!”

Salvatore Di Bartolo, 25 ottobre 2025

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