“È repressione”. Il delirio della Flotilla dopo l’arresto di Hannoun

La Global Sumud sale a bordo di chi considera l'inchiesta un modo per colpire il movimento Pro Pal

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Sumud flotilla

Nel pieno dell’inchiesta che ha portato all’arresto di nove persone con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso associazioni ritenute “benefiche”, irrompe sulla scena pubblica un duro comunicato della Freedom Flotilla Italia, che denuncia una “repressione” contro il movimento di solidarietà con la Palestina in diversi Paesi europei, Italia compresa.

Secondo gli attivisti, «in Germania, nel Regno Unito e in Italia, si moltiplica la repressione – divieti, fermi, sanzioni, interventi di polizia e procedimenti penali – contro cittadini, attivisti, organizzazioni e personalità pubbliche, colpevoli unicamente di esprimere solidarietà al popolo palestinese». Una linea che, nel loro racconto, non colpisce comportamenti violenti o illegali, ma la libertà di parola e di mobilitazione politica.

Il comunicato accusa le istituzioni europee di voler “silenziare il dissenso” e di impedire che l’opinione pubblica «prenda piena coscienza delle responsabilità nella pulizia etnica in corso a Gaza e nei territori palestinesi occupati». Da qui la presa di posizione netta: «La difesa dei diritti del popolo palestinese non è reato, ma un dovere morale e politico». E ancora: «La solidarietà non si processa. Chi sceglie la censura mette in discussione la democrazia. Il silenzio non è neutralità: è complicità».

Parole che arrivano nonostante la magistratura e le forze dell’ordine italiane abbiano rivendicato, anche in maniera impropria, il carattere esclusivamente giudiziario dell’operazione che ha portato agli arresti, un’inchiesta che – secondo gli atti – avrebbe ricostruito un sistema strutturato di raccolta e trasferimento di fondi destinati a Hamas.

È proprio questo il punto di frizione. Da una parte, l’inchiesta giudiziaria che parla di finanziamento al terrorismo; dall’altra, il mondo dell’attivismo pro-Palestina che respinge ogni sovrapposizione tra solidarietà politica e sostegno a organizzazioni armate. La Freedom Flotilla non cita mai Hannoun e le sue associazioni, ma il tempismo del post e il contenuto del comunicato sono facilmente ricollegabili alla vicenda. Almeno agli occhi di chi legge e di quelli che hanno commentato sui social. Mentre scattano le manette, insomma, i naviganti chiedono alle istituzioni italiane ed europee di «porre immediatamente fine alla criminalizzazione della solidarietà» e di garantire pienamente libertà di espressione, manifestazione e associazione. Noi siamo e restiamo garantisti, ma certo accusare la procura antimafia e quella di Genova di reprimere la solidarietà, quando si sono addirittura presi la briga di infilare nel comunicato una condanna a Israele, è davvero eccessivo.

Eppure c’è chi la pensa così. Shukri Hroub dell’Udap (Unione democratica arabo palestinese), responsabile logistica della Freedom flotilla, all’Ansa ha detto che gli arresti di ieri “si commentano da soli, come le denunce e gli abusi di ogni tipo”. “Chi supporta i palestinesi sotto attacco diventa target dei fascisti, sono ordini che arrivano da Israele e il nostro governo riceve ordini direttamente da Netanyahu”, ha spiegato. “In Occidente è stata esportata così tanta democrazia che ne è rimasta poca”. Shukri Hroub ha marciato fianco a fianco con Hannoun e altri arrestati nelle manifestazioni Pro Pal che vanno avanti da anni. “Per ciò che so, questi 9 palestinesi non hanno fatto altro che dare un supporto reale ai palestinesi contro l’assenza del mondo, c’è chi lo fa con associazioni, chi in un altro modo, come noi che mandiamo fondi direttamente all’ospedale di Gaza, e a queste persone vengono sequestrati i soldi o sono criminalizzati, è l’ennesima dimostrazione di supporto al genocidio”.

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