“È troppo presto”. I tutori non vogliono “liberare” i bimbi del bosco

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famiglia bosco

Come sostenuto ampiamente da gran parte degli esperti che si occupano della psicologia infantile, per il bambini la percezione del tempo assume una dimensione ben più ampia rispetto a quella degli adulti. Tant’è che – è stato detto a proposito dei figli strappati alla famiglia che vive nel bosco di Palmoli – una singola ora in cui i pargoli non vedono i propri genitori assume un lasso di tempo estremamente ampio.

Ebbene, in merito alla decisione che dovranno prendere i giudici, legata all’eventuale ritorno dei bimbi in famiglia, registriamo la ferma opposizione della tutrice e della curatrice che hanno preso in carico i figli della coppia Trevellion-Birmingham.

Secondo queste due esponenti di un sistema di “controllo e di messa in sicurezza” dei minori che ogni anno ne allontana dalle famiglie circa 35.000, i bambini in oggetto avrebbero trascorso troppo poco tempo nella struttura, per così dire, protetta. A loro parere, il periodo non sarebbe sufficiente per poter pienamente valutare il loro benessere e la capacità dei genitori di garantire la loro sicurezza e il loro equilibrio.

Ora, sottolineando che il loro “illuminato” parere non è vincolante per il Tribunale, anche se esso esercita un peso non indifferente, nella posizione di queste benefattrici dell’infanzia mi sembra di cogliere una grave e preoccupante contraddizione in termini. In sintesi, come è possibile “valutare la capacità dei genitori di garantire la sicurezza e l’equilibrio dei propri figli” se questi ultimi vengono tenuti lontani dai genitori medesimi, consentendo solo alla madre di vederli per qualche decina di minuti al giorno?

A mio modesto parere, che come tante ragionevoli persone di questo disgraziato Paese fa affidamento all’antico e sempre più bistrattato buon senso, anche in questo delicato settore sembra prevalere ciò che il premio Nobel per l’economia James Buchanan sosteneva a proposito della burocrazia, ossia che quest’ultima tendesse quasi spontaneamente ad accrescere il proprio spazio per giustificare la necessità della propria presenza, acquisendo benefici economici e prestigio.

Ed è in questo quadro che l’interventismo che caratterizza questo settore – interventismo assolutamente selettivo, come dimostra il lassismo nei confronti di minori appartenenti alle famiglie rom – assume un ruolo determinante nella vicenda della famiglia nel bosco.

Claudio Romiti, 8 dicembre 2025

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