Cronaca

“È una carneficina”. La testimone sotto choc: “Ragazzi in fuga insanguinati”

Michela Ris, vicesindaca di Ascona e deputata in Gran Consiglio, si trovava a Crans Montana durante la Strage di Capodanno: "Alcuni erano senza vestiti"

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Secondo quanto riportato dal Corriere del Ticino, è una comunità sotto shock quella di Crans-Montana all’indomani della strage avvenuta nella notte di Capodanno, quando un’esplosione in un bar ha causato numerose vittime e feriti. A raccontare le ore immediatamente successive alla tragedia è Michela Ris, vicesindaca di Ascona e deputata in Gran Consiglio, che si trovava in paese al momento dei fatti.

«Siamo sconvolti. È una tragedia immane e ovviamente non si parla d’altro», ha spiegato Ris al Corriere del Ticino. La vicesindaca aveva trascorso la notte di San Silvestro in casa, non lontano dal luogo dell’incidente. «Abbiamo atteso la mezzanotte assieme a degli amici. Subito dopo alcuni ragazzi più giovani erano usciti e grazie al cielo sono rientrati poco prima della tragedia».

Al momento dell’esplosione, Ris stava dormendo. «Quando c’è stata l’esplosione, lei stava dormendo. «Quando mi sono svegliata ho scoperto tutto e non riesco ancora a crederci», ha raccontato, ancora incredula per quanto accaduto a poche centinaia di metri di distanza.

La mattina seguente, lo scenario che si presenta agli abitanti è descritto come irreale. «La strada è chiusa al traffico, ci sono polizia e forze dell’ordine ovunque. A piedi si può ancora passare, ma l’atmosfera è pesantissima». A rendere ancora più drammatico il quadro sono le testimonianze di chi si trovava nei pressi del locale al momento dell’esplosione. «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti. Una vera carneficina».

Con il passare delle ore, riferisce ancora il Corriere del Ticino, cresce l’angoscia per chi non dà notizie di sé. «È tutto nero. Ci sono amici che non rispondono ai messaggi. Magari stanno soltanto dormendo, ma non sappiamo se, dopo essere stati a casa nostra, siano rientrati direttamente a casa loro o si siano concessi un ultimo drink, magari proprio nel locale dove è successa la tragedia».

Un’incertezza che pesa come un macigno sulla comunità. «Siamo molto preoccupati e stiamo cercando di sentirci tutti, uno a uno, per essere sicuri che stiano bene. Non è facile convivere con questo pensiero».

Anche il Corriere della Sera ha raccolto alcune testimonianze. Come quella di una architetta milanese di 60 anni in vacanza nella località. «Ho due figli – ha spiegato – e ieri sera ho temuto che fossero lì, soprattutto mia figlia. Poi per fortuna li ho trovati». La donna all’1-30 è uscita di casa ed è passata davanti al locale ancora prima che arrivassero i soccorsi: «Ho visto il fuoco dentro il locale, c’erano le vetrate integre e dentro questi ragazzi che provavano a uscire, non c’era ancora alcun mezzo di soccorso. Ho subito pensato a un incendio». Difficile descrivere l’orrore: «Ho visto un ragazzo che mi ha attraversato la strada e aveva solo le mutande, era completamente ustionato, aveva i capelli bruciati e si muoveva come uno zombi senza una meta. Poco più in là c’era un ragazzo seduto a terra, immobile, aveva le mani insanguinate». I soccorsi, racconta l’architetta, «sono arrivati diversi minuti dopo. Io ho passato tutta la notte a telefonare agli amici, tutti cercavamo i nostri figli».

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