Enne Ci Esse: non – ci – siamo! La Report che verrà sarà la stessa di quella ch’era andata, cambia giusto la faccia, ma la faccia è il risultato del volere dell’ayatollah al-Rannuciallah: prima le fatwa agli usurpatori, la commensale di Lavitola e il rubgista, indegni, non all’altezza, quindi il placet alla vera designata, questa Di Pasquale della quale dice l’ayatollah: mi è molto fedele. Ecco le barficate delle Innocenzi e tutti gli altri, che minacciavano di dimettersi in blocco (ma quando mai? Ma andovai?), di darsi fuoco sotto al cavallo di viale Mazzini, di darsi alla lotta partigiana a oltranza. E l’eletta, subito: “Ah, non sono fedele a Ranucci ma a Report”. Praticamente la stessa cosa.
Ovviamente, come tutte quellle che ci credono e si credono, la nominata si prende sul serissimo fingendo che no: «Con Sigfrido ho sempre avuto un buon rapporto e ho lavorato 15 anni con la massima autonomia, ma io sono fedele a Report: alla sua squadra, a un’idea di giornalismo libero, indipendente e rigoroso». L’ha detto davvero! Seh, ciao core. Sbagliavano e di grosso quelli che avrebbero preferito tenersi al Ranucciallah a rosolare al fuoco lento della credibilità declinante: con la velata Claudia la musica non cambia, ma neanche di un diesis in chiave: «Sì, non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie. Oggi la nostra priorità è tutelare il programma, la sua storia e la sua squadra. E impedirne la normalizzazione». E che c’è di nuovo? Fare la notizia vuol dire mentire, la verità siamo noi e usiamo le inchieste droni strumentali, funzionali al partito comunista; impedire la normalizzazione di Report vuol dire continuare a muoversi da Repubblica autonoma, da enclave in Rai. E questo sarebbe il nuovo corso? Fosse vivo oggi, Tomasi di Lampedusa aggiornerebbe la filosofia siciliana di Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto resti con’è”. Al netto della faccia di al-Ranucciallah. Sarà un caso che pure la velata Claudia è di Palermo.
Ma quanto te la tiri, fedele Di Pasquale: «Veniamo da una campagna martellante con l’intento di togliere autorevolezza a Report: non sarà facile, ma ne usciremo ancora più forti. Parleranno le nostre inchieste». Appunto, che vi dicevo? A scanso d’illusioni, la nostra Tancredina precisa: «Discontinuità è una parola che non mi piace molto. Di sicuro valorizzeremo ancora di più la squadra storica (cioè il clan, ndr) per rendere il programma più forte e rigoroso. Puntando di nuovo sulle grandi inchieste di sistema con studi più asciutti». Minchia! «Noi non consentiremo mai che Report diventi Tele Meloni» e questa è precisatio non petita, totalmente pleonastica. «Non sono una prima donna (…) e chi mi conosce sa che non ho alcuna vanità». “Chi mi conosce sa che” è la formula perfetta dei presuntuosi che si credono più popolari di Gesù Cristo, non la usava John Lennon perché non l’avevano ancora inventata, ma oggi lo farebbe senza esitare e senza tremare. Ma passiamo ora alle post verità: «No. Faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre. Io stessa ho ricevuto insulti bipartisan. D’Alema mi disse che facevo domande cretine» (chissà che non avesse ragione), «La Russa mi chiese se fossi stupida» (staremo verificando, non tema). «Lo avrebbero mai fatto con un uomo?».
Leggi anche:
Ti pareva potesse mancare il vittimismo retorico woke. Ma la vera perla arriva, come spesso accade, al fondo dell’intervista agiografica: «Comprendo benissimo che quel rapporto [Ranucciolo & Lavitolo] possa avere sollevato dei dubbi, ma una certa campagna mirava a distruggere il programma. Lavitola non ha mai condizionato le nostre inchieste. E anticipo la sua domanda: io non l’ho mai conosciuto, non ho mai frequentato il suo ristorante e per me, che sono di Palermo, Cefalù è una amena cittadina dominata da un bellissimo Duomo». Oh per favore, cherie! Lavitola è un pupazzo dei Servizi, un nipotino di Gelli e la magistratura, al netto dell’ANM che si scioglieva in orgasmi, “ci ha raggiunto Sigfrido Ranucci, sigh!”, non può fare a meno di indagare su certi sospetti di collusioni, soffiate da funzionari maneggioni e mangioni dei Servizi contro supporto mediatico di affari africani. Sospetti, ripetiamo, ipotesi da verificare, tipo Nordio nel ranch, ma su tanto quanto lavorano gli inquirenti. E questa viene a dirci che Valterino l’africano non ha mai condizionato le inchieste droni? Negatiiivo! I comunisti saranno pure convinti che gli anal/fabeti e i mentecatti votino a destra, ma non sembrano avere un concetto tanto migliore di chi segue loro; il che, peraltro, è decisamente fondato, basti vedere l’homo pentastellatus e il non binario lellato. Ma non c’è un limite? No, il comunista mente come respira e non se ne accorge: Lavitolo non ha mai influito su Report, Report farà inchieste sulla sinistra, chi lo dirige è una donna libera, uteruta (si rimandi alla psicologa dell’ana) e schienadritta che non guarda in faccia nessuno anche se risulta fedele all’aytatollah al-Ranucciallah.
E va beh, questo è quanto si merita chi li segue. Gli altri no, però. Invece dovranno, perché Report riprende esattamente dove si era interrotto: i bistrot coi suoi golosi avventori passano, il partito comunista mai, manco in Rai, la svelata Claudia lo ha detto: io al Bistrot Cefalù non ci sono mai andata, e voleva dire: a differenza dell’abusiva Presutti, subito lapidata mediaticamente dal clan. E pazienza se l’ayatollah ci si farciva una sera sì e l’altra pure. Signore & signori, lì dentro funziona così.
Max Del Papa, 7 settembre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


