Economia a pezzi, ma l’Europa pensa all’Erasmus

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I tempi della burocrazia europea per sbloccare gli aiuti necessari ai singoli stati per contrastare gli effetti devastanti sull’economia del covid, sembrano essere tutt’altro che brevi.

Un passo in avanti in vista del Recovery fund sembra avvenuto con il via libera del parlamento e del consiglio europeo al bilancio Ue. Spulciando l’utilizzo delle risorse previsto dell’Unione europea, balzano agli occhi i “15 miliardi di euro di rafforzamento ai programmi bandiera dell’Ue”. Di cosa si tratta? Nello specifico “si garantisce l’equivalente di un anno in più di finanziamento per Erasmus” pari a 2,2 miliardi in più per il programma Erasmus.

Se è vero che si tratta di un accordo sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027, colpisce l’incremento di risorse destinate a un progetto come l’Erasmus che è tutto fuorché una priorità alla luce del momento storico che stiamo vivendo. Una misura approvata mentre milioni di cittadini non solo italiani ma europei non arrivano a fine mese e attendono aiuti dalla scorsa primavera e nel momento in cui ogni giorno chiudono centinaia di attività e imprese.

Sarebbe stato più logico utilizzare quelle risorse per garantire il diritto all’istruzione a milioni di studenti che, impossibilitati ad andare nelle scuole e nelle università delle proprie nazioni, non hanno gli strumenti e le possibilità per seguire regolarmente le lezioni a causa di problemi alla connessione internet o in mancanza dei dispositivi necessari. Non si tratta di una contrarietà aprioristica o ideologica all’Erasmus, quanto la constatazione che aumentare lo stanziamento di risorse in questo momento sia fuori luogo.

Le iniziative da intraprendere dovrebbero essere ben altre come il progetto realizzato dall’europarlamentare di Identità e Democrazia Paolo Borchia dedicato a “una nuova strategia per le pmi europee”. Si tratta di un “accordo raggiunto a larga maggioranza per le piccole e medie imprese europee” con “una tabella di marcia per ridurre del 30% la burocrazia e sbloccare i pagamenti”.

Nello specifico la strategia europea prevede: “l’abolizione di almeno il 30% degli oneri amministrativi, l’adozione di strumenti di difesa commerciale contro la concorrenza sleale di alcuni Paesi terzi e la semplificazione dei complessi requisiti di accesso agli strumenti finanziari europei. Inoltre, sono richiesti strumenti ad hoc per l’artigianato tradizionale”.

La direzione da intraprendere dovrebbe andare nella direzione di un aiuto concreto a imprese e cittadini con maggiore pragmatismo e minor ideologia, in particolare nella gestione delle risorse sui temi ambientali.

Francesco Giubilei, 14 novembre 2020

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