Economia e Logistica

A Palermo Salvini lancia la “Porti d’Italia”, bandiera della riforma

Lunedi' in approvazione il testo della riforma portuale. Per la commissario di Palermo Annalisa Tardino, cade il veto del Presidente Schifani

salvini porto palermo Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Da convegno a campo di regata caratterizzato da almeno quattro virate di bordo improvvise. L’ormai annuale meeting “Noi il Mediterraneo” che si è tenuto a Palermo è stato caratterizzato da almeno quattro sorprese destinate a incidere in modo significativo sul futuro della Sicilia quale piattaforma logistica in Mediterraneo, sulla gestione degli scali marittimi italiani, sul  Ponte sullo Stretto e sulla governance del porto di Palermo.

In collegamento con Palermo (in un clima caratterizzato dall’affermazione di un ruolo potenziale della Sicilia quale grande piattaforma baricentrica dell’Europa e “nuova frontiera nord” della globalizzazione) il ministro per le Infrastrutture e i trasporti, Matteo Salvini, ha preannunciato per lunedì l’approvazione in Consiglio dei ministri del testo della riforma portuale che farà perno sulla costituzione di una società Porti d’Italia alla quale sarà affidato il coordinamento di tutte le strategie portuali nonché il riparto prioritario dei finanziamenti per il settore; lo stesso Salvini ha quindi preannunciato per la primavera prossima l’avvio dei lavori del Ponte verso una regione, quella siciliana, che oggi vede aperti cantieri per un valore complessivo di lavori superiore ai 22 miliardi.

Per Annalisa Tardino pace fatta con il Presidente Schifani

Per Annalisa Tardino notizie molto positive frutto di una vera e propria virata confermata dal Presidente della Regione, Renato Schifani : l’ultimo commissario della portualità italiana, Annalisa Tardino, sulla cui testa pendeva il ricorso avverso al Tar del presidente della Regione, diventerà presto commissario. Indirettamente lo ha fatto capire lo stesso presidente della Regione Sicilia, quindi il ministro Salvini che hanno dato luce verde all’ex europarlamentare leghista decisa – come confermato dall’andamento del convegno e dal suo intervento – a giocarsi tutte le sue carte sulla scia del suo predecessore Pasqualino Monti.

Carte che riguardano l’istituzione di una grande zona franca siciliana in grado di competere normativamente e operativamente con analoghe zone economiche speciali in altri paesi mediterranei e di attirare sia investitori industriali e logistici, sia capitali e finanza.

Tutt’altro che perso l’abbrivio che ha caratterizzato la sua gestione negli ultimi anni, la governance dell’Autorità di sistema portuale sembra intenzionata a imprimere un’ulteriore accelerazione specie in porti come Gela, Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle confermando la mission verso una accentuata specializzazione merceologica.

Il destino della Sicilia – come emerso dal convegno – sembra essere sempre di più quello di un hub non solo per l’interscambio via mare, ma anche per l’energia, le energie alternative e le connessioni informatiche sottomarine.

La grande sfida di una vera zona franca

Per la Sicilia si tratta di una sfida che – come ha ricordato la commissario dell’Adsp di Palermo, Annalisa Tardino – transita attraverso un processo di internazionalizzazione, il completamento infrastrutturale, ma anche la definizione di un regime di zona franca in grado di garantire alla Sicilia quello scenario favorevole agli investimenti che, a titolo di esempio, in Polonia ha un ritorno di oltre 230.000 posti di lavoro.

Lo scenario mediterraneo si troverà ad affrontare enormi elementi di incertezza, connessi con la riapertura di Suez, il rischio di un’overcapacity del 30% nell’offerta di trasporto messa in campo dai grandi operatori container, un potenziale tracollo nei noli, ma anche una rivisitazione globale nella mappa dei trasporti container.

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