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Insurtech: l’Italia non si assicura

QUALI DATI SONO EMERSI DAL WORKSHOP IVASS E DAL REPORT ANNUALE DELL’ITALIAN INSURTECH ASSOCIATION

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Si è svolto l’ altro ieri, 10 marzo 2021, il seminario organizzato dall’IVASS per discutere sullo stato dell’arte dell’ecosistema assicurativo in Italia favorito dall’innovazione digitale, l’ Insurtech, con l’obiettivo di migliorare, semplificare e rendere più efficiente l’offerta di prodotti a favore dei consumatori.

L’innovazione digitale è infatti il driver che guiderà l’evoluzione del mercato assicurativo nel futuro prossimo.

 

Su cosa si basa il sistema assicurativo?

Da sempre le assicurazioni fanno ricorso a database e modelli di analisi. Grazie all’innovazione digitale la raccolta di dati potrà non solo essere implementata più agevolmente, ma sarà più efficiente e personalizzabile grazie all’avvento del fintech e alle sue tecnologie abilitanti. Mi riferisco in particolare alla “Big data analysis” e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

I dati raccolti degli assicurati attraverso le black-box delle auto e dai device personali o domestici integrati alla tecnologia “dell’ Internet of Things” forniscono informazioni di dettaglio, costantemente aggiornate, che consentono di creare prodotti su misura, più coerenti con le esigenze del cliente e con un’adeguata valutazione del rischio

Siamo di fronte ad un’innovazione dirompente che non solo soddisfa e crea innovativi servizi per il consumatore, ma svilupperà nuove opportunità di lavoro unendo conoscenze e competenze che saranno in grado, non solo di raccogliere dati, ma soprattutto di saperli analizzare e convertire in strategie aziendali.

La conformità degli operatori alle normative sulla concorrenza e sulla privacy restano alla base della corretta valutazione della sostenibilità dei nuovi business model, digitali e data-driven. Parallelamente l’innovazione digitale può agevolare le reti di agenti assicurativi a rafforzare la relazione col cliente, ottenendo benefici nella prestazione dell’attività di consulenza e assistenza e nella piena rispondenza dei prodotti delle esigenze di protezione.

Il progressivo utilizzo di piattaforme tecnologiche richiede certezza legale e regole comuni di accesso. Va ricercato un equilibrio tra la protezione dei dati, bene comune irrinunciabile, e la possibilità di utilizzare quelli necessari allo sviluppo di nuovi prodotti e nuovi mercati.

 

Come migliorare allora l’equilibrio tra la fruizione delle assicurazioni ed il rispetto della propria privacy?

La parola chiave resta sempre “Educazione assicurativa” ovvero, fornire alla propria clientela la totale e trasparente conoscenza per utilizzare al meglio prodotti e processi digitali garantendo così la piena consapevolezza delle proprie decisioni basate sulla comprensione della clausole contrattuali anche in caso di prodotti acquistabili autonomamente e digitalmente con un clic.

Durante il workshop IVASS si chiede:

Cosa può fare il settore assicurativo per lo sviluppo del Paese?

  • Favorire l’offerta di valide ed efficienti protezioni ai rischi di imprese e famiglie,
  • stimolare nuove forme di condivisione degli impegni per fronteggiare fenomeni estremi,
  • avviare lo sviluppo di un ecosistema che sappia coniugare competizione e cooperazione,
  • dare centralità alle esigenze del cliente.

 

Come?

  • Potenziare l’azione del loro Innovation Hub promuovendo la discussione con il mercato e il monitoraggio delle nuove tendenze.
  • Lavorare, in collaborazione con Banca d’Italia e Consob, per la rapida costituzione della Sandbox regolamentare nazionale, non appena emanato il regolamento MEF, con un occhio ai progetti per l’innovazione del piano NextGenerationEU;
  • Avviare, anche con la collaborazione delle altre autorità, esperienze in ambito SupTech per consentire ai supervisori di sperimentare con il mercato le nuove tecnologie e di accedere a tool di analisi e previsione più potenti;
  • Proseguire l’azione con le compagnie e gli intermediari per innalzare gli investimenti in innovazione e sicurezza, progettare e lavorare al futuro digitale. (L’esperienza della pandemia ha accelerato questo processo e fatto cadere molte remore presenti in passato);
  • Aprire tavoli con imprese e operatori, con il settore bancario e Milano Hub; potranno essere avviati progetti di ricerca su possibili semplificazioni ed estensioni per promuovere la digitalizzazione con iniziative regolamentari e normative, sulle prassi di vigilanza nazionale e internazionale;

 

Ma qual è lo stato dell’arte dell’ Insurtech in Italia?

Al fine di valutare in maniera oggettiva, quale sia la situazione nel nostro Paese, è stato creato un indicatore per misurare la maturità del settore: l’Insurtech Innovation Index.

 

Cos’è l’Insurtech Innovation Index?

È il primo indicatore che permette di misurare gli investimenti nelle imprese innovative e nelle tecnologie per capire come evolve l’insurtech in Italia. È stato elaborato dall’Italian Insurtech Association (IIA) assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. L’indice viene implementato attraverso interviste semestrali di un panel selezionato di operatori del settore e distinguendo tra investimenti in “Innovazione & Change” e investimenti in “Adeguamento e Run”.

 

“Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo.”

 

Come si calcola l’Insurtech Innovation Index?

Come spiega il report presentato dall’ Italian Insurtech Association assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano la costruzione dell’Insurtech Investment Index è basata sulla elaborazione di una survey alle 20 principali compagnie assicurative in Italia nel 2019 (per premi riferite alle polizze danni secondo IVASS). I rispondenti sono stati 16, per un totale di premi raccolti nel 2019 pari a 117 miliardi di € ed una market share del 73%. Al fine di elaborare un singolo indice sintetico, ha preso in considerazione gli investimenti in tre ambiti:

  1. Open innovation destinati a startup insurtech,
  2. Progetti di innovazione interna,
  3. Partnership con altri attori dell’industria assicurativa.

I risultati ottenuti, sono poi stati pesati per il market share in termini di premi raccolti nel 2019 rispetto al campione, infine sono stati moltiplicati per 10 e sommate, ottenendo un voto in 30esimi: A*10 + B*10 + C*10

 

I risultati del primo report 2020

Il primo report, riferito all’anno 2020, è stato presentato nel corso di un evento digitale e riporto qui di seguito quello che ne è emerso.

Partiamo dal contesto:

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13 operazioni, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 400.000 Euro.

 

I migliori i risultati riguardo l’innovazione interna. Infatti il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 300.000 Euro.

 

 

Qual è il voto dell’Italia in campo Insurtech? 18/30, la sufficienza.

Un risultato positivo che mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che predilige ancora sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, ricorrendo solo in maniera marginale all’investimento in startup Insurtech. L’apertura alle collaborazioni su progettualità Insurtech compensa solo in parte la bassa propensione all’investimento in startup Insurtech: ne consegue un valore dell’ Insurtech Investment Index relativo al settore assicurativo italiano che si assesta sopra la sufficienza, ma evidenziando ampi margini di miglioramento.

 

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Emanuel
Emanuel
13 Marzo 2021 7:19

Ottima analisi

Tommaso Raucci
Tommaso Raucci
12 Marzo 2021 19:39

Complimenti

stefano
stefano
12 Marzo 2021 10:51

Paese allo stato brado e con costi molto alti rispetto a tutti gli altri.

Popolazione molto poco istruita, ignorante e senza soldi .

stefano
stefano
12 Marzo 2021 10:49

In Italia non ci si assicura per 3 motivi:

1) la gente non ha soldi
2) la gente mediamente al riguardo è molto ignorante
3) i costi in Italia sono molto più alti che da qualunque altra parte nel modno.

L’Italia è un paese allo stato brado. Indietro su tutto almeno 50 anni ,un popolo di VECCHI contadini alcuni appena benestanti vestiti a festa.

Davide
Davide
12 Marzo 2021 10:36

Articolo molto ben sviluppato e chiaro.
Ottima analisi.