Perchè gli italiani bocciano la patrimoniale?

4.6k 0
Perchè gli italiani bocciano la patrimoniale?

Come dicono i dati di Eumetra, illustrati dall’ottimo Prof Mannheimer,  gli italiani non vorrebbero la patrimoniale. Anche buona parte delle  famiglie che potrebbero non essere direttamente toccate da essa si dicono contrarie o poco propense.  Perché in un paese che ha un rapporto così conflittuale con il denaro – fra desiderio e condanna – l’eventualità di “colpire i ricchi” non scalda i cuori?

I motivi principali sono due:

  • il primo: la difficile relazione con le istituzioni e la politica. Gli italiani non si fidano: oggi invochi una tassa e domani ti trovi a pagarla pure tu. Basta  cambiare qualche microcomma e qualche virgola e da una tassa su pochi ricchi subito si passa ad una tassa per tanti italiani.
  • il secondo motivo: la ricchezza italiana è molto più diffusa di quanto non accada in altri paesi. Il report Deloitte uscito a fine 2019 sulla ricchezza nel mondo mostra come in alcuni luoghi (paradossalmente, opposti per modello sociale: USA e Cina)  la ricchezza è molto concentrata e tende  a concentrarsi sempre di più. Negli USA – ad esempio – una piccola pattuglia di ricchi detiene oltre il 70% della ricchezza del paese. In Italia la ricchezza è (quasi) democratica: i ricchi, secondo lo stesso rapporto, detengono “solo” circa un terzo della ricchezza del paese. La ricchezza in Italia se non di massa è certamente più  diffusa, la piccola impresa, il possesso dell’immobile, la capacità storica di risparmiare ed accumulare sono tutti elementi ben noti. Non a caso i nostri ricchi – diversamente da altri paesi – stanno soprattutto nella fascia di patrimoni fra i 500mila ed un milione di Euro.  Se visitassimo i paesi dalle maggiori escursioni di ricchezza (USA, Cina, Hong Kong, etc.) quelli italiani apparirebbero patrimoni ridicoli: in quei paesi medie parlano di ricchezze multimilionarie: i 10-30 milioni di dollari per singolo patrimonio.

 

C’è anche una terza ragione che riguarda la seconda enunciata: in Italia si percepisce di essere ricchi con molto meno che in altri paesi.
Le ricerche internazionali ed italiane che definiscono “quando ti senti ricco”, quanti soldi immagini di dover avere per sentirti ricco mostrano riferimenti molto diversi. In Italia bastano “poche” centinaia di migliaia di euro, negli USA 2 milioni di dollari è la soglia minima.  Siamo sempre il paese del “se potessi avere mille lire al mese” come cantavano i nostri nonni, rimesso al passo con l’inflazione.

Altro che patrimoniale: diamo agli italiani qualcosa in cui credere e non deludiamoli
Per cui, lasciamo perdere la patrimoniale. Vogliamo usare i risparmi del paese per salvare l’Italia anche questa volta?  Facciamolo, con una campagna che parli onestamente agli italiani, che gli aiuti ad indirizzare l’enorme liquidità di cui dispongono (1500 miliardi sui conti e depositi, ci ricorda Banca d’Italia). Questo richiede certamente un buon prodotto finanziario, poco importa se si chiami BTP Salva Italia o la riedizione Jumbo del buon “BTP Italia”. Se vogliamo mobilitare il risparmio degli italiani dobbiamo metterci un impegno straordinario non solo sul versante dell’ingegneria finanziaria. Ci vuole una campagna sociale anche migliore delle vecchie privatizzazioni degli anni 90: buone soluzioni finanziarie e senza trucchi, un patto chiaro con gli italiani e tanta comunicazione.

Magari, se possibile, unita ad una soluzione di medio periodo, seria e costituzionale, di riduzione del debito pubblico, senza se e senza ma.  Iniziamo a cambiare slogan in vista della fase 3.  Basta “#Stiamoacasa”, lavoriamo sul prossimo slogan post estate: ”#unpattoperl’Italia”  o qualcosa del genere; fra chi ci legge ci sono di certo professionisti più in gamba di noi nel fare questo.

Qualcuno si chiede: ma cosa è la fase 3?
È semplice, quella che segue la riapertura (fase 2), quando dovremo pagare i conti della fase 1 e 2. Conti salati, purtroppo. Ma ce la possiamo fare se impariamo ad abbandonare alcune brutte abitudini del paese. Il nemico talvolta siamo noi. Questa crisi, rapida e cattiva come il virus, ci deve insegnare quella capacità di lettura, dinamica ed attiva, del nostro futuro che raramente abbiamo avuto come paese e sistema politico. Se non lo facciamo e restiamo nella nostra confort zone avremo poche speranze. Ma noi siamo positivi, facendo le cose giuste (e solo in questo caso)… andrà tutto bene. Statene certi. Magari non diciamocelo finché non ne saremo sicuri. Teniamoci – del nostro heritage italiano – almeno la scaramanzia.

© Research Dogma 2020

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version