
Non si capisce se esista un ordine logico, meritocratico o anagrafico. Il fatto resta: per uscire, o, forse, per entrare, in una crisi istituzionale e anche politica, il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e il suo vice, Edoardo Rixi, hanno tagliato le funi di ormeggio e hanno deciso di riaffidare i porti italiani a gestioni commissariali. Per farlo hanno scelto come commissari (almeno i primi indicati) fra quelli che lo stesso ministero aveva indicato con presidenti e aveva inviato alle Camere per il parere obbligatorio delle Commissioni Trasporti, dopo aver ascoltato (o non ascoltato) l’opinione dei Presidenti della Regioni.
Detto che salta agli occhi l’irritualità della procedura, con il Parlamento che viene tagliato fuori, non perché le nomine vengono avocate dal Consiglio dei ministri, ma perché si insediano commissari con la legittima vocazione di trasformarli poi in presidenti, il problema è tutt’altro che risolto. Anzi questa mossa accentua inevitabilmente i contrasti in seno alla maggioranza di governo. Quegli stessi contrasti che sono esplosi sul progetto (che non c’è) di riforma portuale, che il MIT vorrebbe portare avanti insieme con la candidatura di Zeno D’Agostino, già consulente anche di ART (entrata a gamba tesa sulla riforma portuale) nonché presidente del porto di Trieste e di Assoporti, poco gradito alla corrente maggioritaria filo-atlantista nel governo per i suoi precedenti filo cinesi e filo-Via della Seta.
Proprio sulla riforma Fratelli d’Italia e Forza Italia avrebbero espresso con forza l’intenzione di esserne protagonisti.
Ma torniamo alle nomine. Definitivamente accantonata la nomina dei Presidenti, sparita per troppi annunci, Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato i decreti di nomina dei nuovi commissari straordinari di due più altre tre port authority italiane, “al fine di garantire continuità gestionale e operativa negli scali strategici per l’economia del Paese” si legge in una nota del dicastero.
I primi due nominati sono stati Antonio Gurrieri già segretario generale dell’ADSP di Trieste della quale prende il timone. Quindi Francesco Benevolo, già direttore di Ram (Rte autostrade mediterranee) per il porto di Ravenna.
Quindi la seconda tornata di commissari nominati sono: l’avvocato Davide Gariglio all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale (che sta per Livorno) a decorrere dal 14 giugno 2025, l’avvocato Giovanni Gugliotti (che aveva personalmente legato la sua qualifica alla patente nautica) all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio (Taranto) a decorrere dal 16 giugno 2025 e l’avvocato Matteo Paroli, già segretario generale a Livorno, all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale a decorrere dal 16 giugno 2025. Paroli che potrebbe fare il suo esordio proprio il 16 visto che Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità di sistema portuale, ospiterà l’Assemblea dell’Associazione agenti marittimi. In un clima genovese surriscaldato da due anni di precedente commissariamento e dalla querelle per le concessioni, in primis quella per il terminal Spinelli /Hapag Lloyd che avrebbe dovuto essere prorogata e che, invece, con le dimissioni dei commissari in carica dall’inchiesta Toti, è stata spostata a data da definirsi. Con buona pace della certezza del diritto e delle norme chiare per attirare investitori internazionali.