Cappa d’afa, prolungata oppressione da calura e umidità, sommati all’utilizzo intensivo dell’aria condizionata stanno generando un mix negativo per la salute, sia sui posti di lavoro dove posture errate a esempio al computer tendono a cronicizzare i dolori e i danni, a casa, ma anche in auto. Più di uno su tre che abbina posizioni forzate statiche sul lavoro con i flussi di aria condizionata, soffre di forme sempre più intensive di dolori cervicali e lombari.
Sono stati diffusi in queste ore i risultati di una analisi svolta da Smilevolution, un’Associazione fra medici specialisti che sta applicando un metodo innovativo per lo studio trasversale sui danni derivanti da posture “forzate” e sulle conseguenze di un uso intensivo dell’aria condizionata. Analisi che pone in comparazione i risultati di numerosi studi elaborati in questi mesi che parte di diversi Istituti di ricerca e che si focalizza su un interrogativo: cosa succede quando al mantenimento della stessa posizione per molte ore si aggiungono freddo e correnti d’aria dirette continuamente verso collo, spalle o schiena?
La letteratura scientifica non dimostra che l’aria condizionata, da sola, possa provocare una modificazione permanente della postura. Esistono però dati significativi che associano esposizione professionale al freddo, postura mantenuta e disturbi muscoloscheletrici, in particolare cervicalgia, dolore alle spalle e lombalgia. Una persona su tre impegnata in ufficio o in lunghi viaggi in auto è colpita da dolori frutto dell’effetto congiunto di posture non corrette accentuato dal flusso di aria fredda.
Secondo un’approfondimento su uno studio pubblicato sull’European Spine Journal, condotto su 512 impiegati, ha rilevato una prevalenza di dolore cervicale nei 12 mesi precedenti pari al 45,5%.
Restare frequentemente seduti per periodi prolungati risultava associato a circa il doppio delle possibilità che il fenomeno accada, di dolore cervicale, così come mantenere frequentemente il collo flesso in avanti per lungo tempo).
Nel 2022 la rivista Ergonomics aveva pubblicato – ricorda Enrica Poggio, presidente dell’Associazione Smilevolution – una ricerca ha coinvolto 12.627 uomini e donne del nord della Svezia; nell’analisi della popolazione lavorativa, un’elevata esposizione professionale ad ambienti freddi risultava significativamente associata a: dolore cervicale, lombalgia, radicolopatia lombare.
Dopo aver corretto statisticamente i risultati di uno studio della rivista Ergonomics per età, sesso, indice di massa corporea, carico fisico lavorativo, fumo e stress, l’elevata esposizione professionale al freddo rimaneva associata a probabilità superiori del 36% per cervicalgia e del 38% per lombalgia.
Nel 2023 è stato pubblicato uno studio prospettico sulla stessa area geografica, questa volta seguendo 3.843 lavoratori dal 2015 al 2021 e i numeri sono risultati ancora più impressionanti.
Ma ancora più indicativo risulta un ulteriore studio, pubblicato su BMJ Open e condotto su 417 lavoratori che utilizzavano abitualmente il computer, ha analizzato contemporaneamente ergonomia della postazione, postura e condizioni ambientali.
La posizione non frontale del monitor risultava associata a maggiori possibiltà statistiche di dolore cervicale; nello stesso studio anche la percezione di una temperatura fredda dell’ufficio risultava significativamente associata alla lombalgia.
“E’ l’effetto congiunto sulla postura – prosegue Enrica Poggio, che presiede l’Associazione Smilevolution – a configurare le premesse per un vero e proprio male sociale, causato da una postura non equilibrata nelle postazioni computer e de flussi di aria gelata che tendono a cristallizzare reazioni anomale del corpo per attenuare la soglia del dolore”.
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