In rete circola una barzelletta: la maestra entra in classe alle elementari e dice “Bambini io sono Europea. E voi?” Tutti rispondono esultanti urlando la loro “europeicità”. Solo Pierino non alza la mano. La maestra lo redarguisce e Pierino replica: “Mio nonno era italiano, mio papà è italiano, io sono italiano”. Piccata, la maestrina politically correct insiste “Ma se tuo nonno fosse stato un idiota, tuo padre fosse un idiota, tu cosa saresti”. Risposta di Pierino: “Un europeo”.
E a leggere i dati dello studio presentato oggi al Forum di Conftrasporto-Confcommercio, come dare torto a Pierino. Non contenta dei danni che sta provocando ai trasporti marittimi, che se scalano con loro navi nei porti europei, sono costretti ad assoggettarsi al sistema “ETS” di scambio delle emissioni che altro non è che una tassa impropria sulle emissioni prodotte dai motori delle navi, da ribadire, che fanno sosta in Europa, ora una catastrofe analoga si profila anche per l’autotrasporto. Bruxelles, non contenta dei danni in mare, si prepara nel 2027 ad applicare ed estendere il sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets) al trasporto stradale. L’impennata dei prezzi sarà superiore a quella derivante dello shock energetico del 2022 conseguente la guerra in Ucraina.
Le extra tasse verdi distruggono la competitività
Secondo lo studio condotto dall’Osservatorio Freight Insights, istituito dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e dalla Fondazione centro studi economia della logistica e delle infrastrutture (Cseli), il gettito aggiuntivo su scala nazionale, che si andrà ad abbattere su un settore già fragile come è quello dell’autotrasporto, produrrà fra tra i 2 e i 3 miliardi di euro su base annua con un aumento di prezzo per il gasolio di circa il 20%.
“Il costo dell’Ets2 si sommerà a quello dell’accisa, già la più alta d’Europa. Per le imprese di autotrasporto” quindi “la quota di Ets2 annullerà definitivamente il rimborso parziale dell’accisa”.
Eppure il conto dei danni e la perdita di competitività rispetto a tutti gli altri sistemi economici e porti del Mediterraneo (ad esempio del Nord Africa o della Turchia) è sotto gli occhi di tutti: per il solo trasporto marittimo, evidenzia lo studio, “il gettito su base europea è tra circa 6 e 8 miliardi. Valori che – sottolinea lo studio – andranno ad aumentare probabilmente nei prossimi anni quando la totalità delle emissioni prodotte verranno tassate”. Il transhipment di un container in porti extra-Ue, costa 50 euro in meno e per una nave da 10.000 container il gap fra porti africani e porti europei supera i 500.000 euro per ogni viaggio che non preveda sosta in Europa
Secondo Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, “le politiche europee sulla decarbonizzazione non funzionano e sono esclusivamente una tassa sulle imprese, non garantendo maggiore sostenibilità ambientale e non porteranno uno spostamento modale”. Anzi accadrà il contrario perché a ETS pienamente applicato le autostrade del mare delle quali l’Italia è leader, potranno entrare in crisi di competitività.
Gli operatori del settore presenti al Forum hanno chiesto al Governo di intervenire per ridurre l’impatto dell’ETS, garantendo almeno che i proventi generati dal trasporto marittimo vengano interamente investiti per politiche di settore ed escludendo tutti i collegamenti con le isole, non solo le minori, dal campo di applicazione dell’ETS.
Salvini annuncia la crociata contro Bruxelles
Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, non è certo fatto pregare e ha ribadito che continuerà a combattere in Europa contro il Green Deal e che nel prossimo consiglio dei ministri dei Trasporti, che si terrà il 4 dicembre, continuerà a sostenere la sua tesi, ovvero che il Green Deal debba essere cancellato.
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