L’inflazione ci mette a dieta? Anche pane e pasta ci costano troppo.

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Ci siamo!

Ci troviamo ancora una volta a partire dall’inflazione, per ovvie generali ragioni, ma per due nello specifico.

La prima è la nuova stima dell’indice dei prezzi al consumo americano. Un dato che ci da’ modo di respirare almeno un istante, quantomeno per prenderci una pausa, visto che nel mese di luglio ha rallentato la sua corsa, scendendo all’8,5% (dal 9,1).

Certo, siamo ben lontani dal target di una media del 2%, obiettivo delle Banche Centrali, e già da mesi stiamo letteralmente litigando con le nostre tasche, nostro malgrado.

E qui arriviamo al punto: abbiamo un po’ di conti da fare insieme, e per procedere restiamo in Italia. Perché il titolo di questo articolo recita: “Potremo ancorra permetterci di comprare pane e pasta”?

Perchè sono due tra i generi alimentari che nel nostro Paese rischiano maggiori rincari, oltre a quelli già subìti, in un contesto inflattivo aggravato nel presente dall’emergenza climatica. Siccità? Sì, è indubbio. Fa caldo in modo intenso e prolungato esattamente dallo scorso 10 maggio, e soprattutto non piove. Combinazione disastrosa.

Ma qui parliamo anche e soprattutto di siccità economica.

Non dobbiamo nè possiamo piangere però sul latte versato (anche perché pure quello costa molto caro ed è bene non sprecarlo annacquandolo), perché già da tempo assistiamo a un continuo rialzo dei prezzi, mica da ieri. E ora abbiamo a nostra disposizione una classifica riferita a dati Istat, che mette in ordine ciò che oggi paghiamo di più (molto di più nella maggior parte dei casi), rispetto a qualche tempo fa.

L’aspetto decisamente più allarmante è l’aumento dei prezzi sui generi alimentari: il carrello della spesa pesa sempre di più in termini di denaro, ma è più leggero in quanto a prodotti comprati. La quantità diminuisce perchè si è ridotto il nostro potere d’acquisto (lo sappiamo bene), con il rapporto tra stipendi e costi medi che penalizza gli italiani.

Questa la situazione di Casa nostra: i salari medi sono diminuiti del 3% dal 1990 a oggi, mentre invece gli altri paesi europei hanno registrato un aumento. Come se questo non bastasse, gli stipendi dei giovani sono sotto la media con una disoccupazione giovanile che si attesta al 23,1% (percentuale salita ancora nell’ultima rilevazione).

Fra gli under 35 prevale il lavoro precario (67%) e il 43% di loro guadagna meno di mille euro al mese (Fonte Eures – Servizi Europei per l’occupazione). Considerando che, secondo le stime del Codacons, l’estate 2022 sarà la più cara degli ultimi 50 anni per gli aumenti del carburante, prezzi da far girare la testa, e in generale aumento del costo della vita, non è poi così sbagliato chiedersi se il nostro rapporto con il supermercato sarà sempre lo stesso o se, come e quanto si modificherà… O è già ampiamente cambiato? Mentre raccontate nei commenti cosa vi pesa di più, io vi porto IN GIRO con un video di 3 minuti e 31 secondi... e in questa puntata vi propongo un “tour” alternativo, visto che fa caldo…………………

 

 

Manuela Donghi 11 agosto 2022

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