Biden: Europa sei pronta alla guerra?

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Biden sollecita il Congresso americano a stanziare oltre 33 miliardi di dollari per sostenere la resistenza ucraina. Gli USA con questo voto saranno di fatto in guerra contro la Russia di Putin. Una guerra per procura, certo. Giocata sul limite giuridico e formale che sia in grado di evitare lo scontro militare diretto fra le due potenze nucleari.

Eppure senza infingimenti, gli americani si sono dati un obiettivo strategico chiaro, dichiarato pubblicamente e non solo nelle sedi decisionali, che va ben oltre la mera difesa della sovranità nazionale ucraina. L’obiettivo dell’Amministrazione Biden è di indebolire l’apparato economico e militare russo per impedire a Putin di destabilizzare nel prossimo futuro l’est europeo, l’area baltica e quella scandinava con nuove guerre di attrito o di invasione. Per impedire soprattutto alla Federazione Russa di riconquistare influenza e sovranità sui territori abbandonati dopo la caduta del sistema sovietico e insinuare il veleno delle società illiberali nell’Europa democratica.

Gli americani non esitano nelle loro intenzioni e, come spesso accade al mondo anglosassone, hanno il pregio o il difetto della sincerità delle dichiarazioni. Sono conseguenti alla loro strategia e non hanno paura di dichiararla al nemico e ai riottosi alleati europei. Si rifornisce Kiev di armi di difesa e offensive, si addestrano corpi speciali ucraini dentro i confini nazionali di stati appartenenti alla NATO per consentire che le armi inviate per fronteggiare l’esercito russo siano usate correttamente. Si fornisce logistica, rifornimenti, intelligence, tecnologia informatica, reti di connessione. Gli USA coordinano il sostegno economico, militare e strategico che ha consentito a Kiev di resistere da 66 giorni contro l’invasore russo. E che potrà allungare sine die lo stallo tattico della strategia militare russa. 

Al Pentagono sanno che la pace di oggi e di domani non può passare attraverso la resa degli ucraini. Non c’è trattativa possibile con chi ha dimostrato di essere capace di dare attuazione a una strategia imperiale che da propaganda a uso interno si è trasformata in azione militare scellerata e devastante per l’equilibrio globale.

Alla scandalosa verità pronunciata e attuata dagli americani, gli europei ribattono con gli arzigogoli della trattativa possibile, della comunicazione aperta con l’interlocutore russo, con i distinguo terminologici su quella o questa parola usata a Washington che potrebbe infastidire il presidente Putin. Impossibilitati a prendere una drastica decisione sulle forniture di gas russo, gli europei si stupiscono di come Putin cominci a negare ad alcuni  stati europei proprio quel gas che si è disposti ancora a comprare nonostante tutto quello che ha commesso.

C’è una ipocrisia insostenibile fra le parole che i leader europei hanno espresso nei parlamenti o nelle strade di Kiev e gli atti conseguenti che in concreto sono disposti a prendere. In questo lato fra retorica della resistenza democratica e reale capacità di attuare scelte di concreto contrasto al regime dispotico russo si può insinuare la contro retorica ciecamente pacifista, anti atlantica, anti americana di pezzi della politica e delle società europee. Occorre nettezza, occorre chiarezza. Prima che il pubblico che periodicamente diviene corpo elettorale si stanchi di assistere ad una maratona informativa sulla guerra e creda che la scorciatoia della resa ucraina che passa dal mancato sostegno economico e militare a Kiev sia l’unica strada percorribile per ridare presto slancio all’economia del Paese di nuovo alle prese con il calo del PIL.

Questo sarebbe lo scenario peggiore. Pacificare l’Ucraina, dare a Putin la sua vittoria strategica e la dimostrazione di un modello d’azione vincente e replicabile. Paese confinante dopo paese confinante, fino a trovarci anche noi di fronte al potenziale invasore dentro casa. Un Invasore che non per forza debba usare le  armi, ma che può sfaldare le nostre società attraverso la subdola idea che per vivere in pace e in una economia prospera non sia indispensabile avere anche una società aperta, democratica e liberale. 

Credere che Putin non abbia dichiarato guerra al nostro modello sociale è il modo più semplice per uscirne presto o tardi sconfitti.

Per questo i 33 miliardi che il congresso americano deciderà di stanziare per sostenere la resistenza ucraina in realtà saranno fondi per sostenere tutte le democrazie occidentali.  

 

Antonello Barone, 30 aprile 2022

 

 

 

 

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