Ecco perché le nuove “Silicon Valley” nasceranno in Europa

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Nell’ultimo mezzo secolo, la Silicon Valley è stata sempre considerata il fulcro mondiale dell’innovazione tecnologica: nata a partire da San Francisco, oggi la sua area di influenza aziendale si è sparsa negli Usa ma soprattutto nel Sud della California, ingrandendosi fino a poter vantare una ricchezza di almeno 3 trilioni di dollari. E grazie non solo alle migliaia di nuove startup che nascono ogni anno ispirate dalla presenza degli storici colossi high-tech, come Apple, Google, Ebay, HP che fiorirono soprattutto nel periodo della bolla di Internet dei primi anni 2000.

La tecnologia ideata, brevettata e diffusa dalle geniali menti dei Ceo delle multinazionali Internettiane ha permesso, alle aziende e alle Università dell’Ivy League da cui spesso provengono, di diventare sempre più interconnesse, facilitando anche nuovi modelli di lavoro, causa pandemia, ibridi e remoti inimmaginabili fino a qualche decennio fa.

Di conseguenza, la nuova organizzazione socio-tecnologica non è più legata al luogo di nascita americano o straniero, ma le aziende ormai hanno la libertà di stabilirsi in qualsiasi parte del mondo. Prendiamo Tesla, Hp e Oracle: costituiscono tre ottimi esempi di trasferimento del loro vecchio quartier generale fuori dalla Silicon Valley, resosi necessario per fini fiscali ma anche per andare alla caccia dei nuovi talenti che vivono aldilà dell’ Oceano Atlantico.

Mentre sempre più aziende iniziano a ‘regolarizzare’ il lavoro flessibile e remoto post-pandemico, esse stanno dimostrando un desiderio crescente di reclutare nuove leve a livello globale: infatti, l’Europa si sta man mano confermando come uno dei mercati tecnologici in più rapida crescita nel mondo, attirando numerose startup a stelle e strisce e asiatiche grazie al suo infinito e ricco patrimonio culturale di ricercatori universitari e professionisti altamente qualificati.

 

In effetti, le startup straniere hanno investito nella UE oltre 110 miliardi di dollari nel solo 2021: infatti, il Vecchio Continente ha già dimostrato il caso di recenti marchi high-tech, come SAP, Spotify, Booking.com. Inoltre, gli analisti confermano le attuali stime di crescita di livello esponenziale, quindi è molto probabile che vedremo emergere molti altri nomi high-tech nel prossimo futuro.

Ma approfondiamo ora in dettaglio i motivi per cui le giovani aziende californiane e straniere hanno scelto di investire più in Europa che nella loro madrepatria e perché i futuri e aspiranti imprenditori dovrebbero lasciarsi contagiare da questa recente tendenza imprenditoriale: proprio come i progressi tecnologici hanno modificato il nostro modo di lavorare, la digitalizzazione del posto di lavoro ha anche innescato cambiamenti significativi nel modo in cui le aziende reclutano. Non essendo più geograficamente limitate, le aziende hanno la possibilità di assumere talenti al di fuori dei loro bacini di utenza tradizionali; da ciò ne consegue che le peculiari abilità ed esperienze di ogni candidato saranno tenute (e studiate) in considerazione, molto più di quanto si faceva in passato.

Oggigiorno, se ci spostiamo dalla forma tradizionale di assunzione, le aziende si sentono più a loro agio nella ricerca di profili che non rivestono più un ruolo di dipendente canonico ma incoraggiano la diversità e l’ inclusione all’ interno della forza lavoro: le persone vengono valutate in base al lavoro che hanno svolto, tralasciando il mero aspetto estetico.

Essendo l’Europa di per sé già molto variegata e poliedrica, le nuove startup straniere che investiranno nel Vecchio Continente avranno il vantaggio competitivo di poter reclutare una forza lavoro eterogenea sia nel retroterra culturale-esperienziale, sia nella modalità di approccio, consentendo l’integrazione di moderne prospettive, forse uniche, ormai cruciali per una moderna generazione di nuove visioni aziendali.

Oltre a ciò, le imprese oltreoceano che si stanno trasferendo in Europa alla conquista di una maggiore possibilità di ricerca di nuovi talenti trovano giovani candidati ormai mentalmente aperti e intenzionati a lavorare in qualsiasi parte del continente europeo e non solo. In particolare, nell’ Unione Europea da anni non esiste più il fardello burocratico, per i cittadini comunitari, della necessità di un visto per lavorare nei Paesi Membri.

E per coloro che arrivano da fuori, il Vecchio Continente è progredito sburocratizzandosi nel facilitare l’ottenimento dei permessi di lavoro per i talenti (altamente qualificati) extracomunitari: la stragrande maggioranza delle nuove e talentuose leve trova facilmente lavoro negli snodi ad alta tecnologia di città europee quali Barcellona, Dublino, Berlino, Amsterdam, Stoccolma, Parigi e, perché no, Tallin e Riga.

Uno dei principali attrattori di investimento per le startup straniere che vorrebbero creare un polo high-tech in Europa consiste nel fatto che i loro fondatori-azionisti hanno faticato di più negli States per attirare finanziamenti rispetto alle aziende europee. Tuttavia, secondo i dati di Pitchbook, gli investimenti stranieri in Europa hanno totalizzato 24 miliardi di euro nel terzo trimestre del 2021, la seconda trimestrale più alta della storia, segnando così un cambiamento radicale nel modo in cui gli investitori stranieri approcciano al mercato europeo.

E visto che le macchine della burocrazia europea sono ormai abituate ad una erogazione di finanziamenti quantitativamente limitati, i  modelli aziendali comunitari tendono ad essere più snelli e agili, con un uso più efficiente dei fondi ricevuti: gli investitori stranieri hanno immediatamente apprezzato questo vantaggio innato, rendendosi conto che le imprese europee sono in una posizione migliore nell’ utilizzazione dei capitali, il che significa che gli investimenti, in teoria, potranno di sicuro incrementare nel lungo periodo.

 

A conferma di ciò, l’ Europa è diventata l’ esemplificazione vivente di numerose storie aziendali di successo: nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla crescita a doppio zero di veri e propri colossi europei, come Spotify dalla Svezia, Skype e Bolt dall’Estonia e Booking.com dai Paesi Bassi. Queste aziende hanno lavorato senza posa per costruirsi un modello aziendale di successo che ha fatto da apripista nella creazione di un reale ecosistema comunitario di snodi tecnologici.

Effettivamente, anche se in Europa ogni Stato Membro possiede le proprie sfumature mentali, culturali e legali uniche, soprattutto quando si vàluta la possibilità di creare una nuova impresa; ciò potrebbe sembrare un ostacolo burocratico, ad esempio, a livello di modifiche operative, di problemi di localizzazione o nei rapporti con diversi fornitori di servizi di pagamento,  ma in realtà non è così perché esiste una proficua rete di organizzazioni legate alle Istituzioni europee che garantiscono un valido supporto soprattutto nella conversione aziendale verso l’ ‘utente-centricità’: mettendo i loro clienti al primo posto in tutto, già dalla prima ideazione aziendale fino allo sviluppo e perfezionamento commerciale, i risultati non tardano ad arrivare.

 

Non sorprende, quindi, che stiamo assistendo ad una vera migrazione di massa di aziende straniere che scelgono di puntare nel Vecchio Continente per realizzare una nuova ‘Valle del silicio’, la Silicon Valley d’ Europa: dal talento ai fondi, al sostegno, il nostro continente europeo potrà rivestire il nuovo ruolo di ‘parco giochi’ perfetto per le giovani imprese che renderanno ancora più grande il nostro vecchio sogno europeo.

Luciano Magaldi, 12 maggio 2022

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