I costi delle scelte povere di contenuti

Breaking News: Mario Draghi ha accettato l’incarico.

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I costi delle scelte povere di contenuti

Nel momento più difficile della lotta al covid19 ci ritroviamo con una crisi di governo, un incidente politico, definiamolo cosi, che aggrava ulteriormente la già complicata situazione economica dell’Italia. Siamo ancora in fase di consultazioni, eppure senza neppure la garanzia della formazione di un governo i mercati apprezzano questa scelta “decisa” verso il fare e non il procrastinare, comprando Italia e quindi dandole fiducia.

 

Potremo partire dalla notizia della giornata oppure da molto più lontano.

Da quando abbiamo deciso di smettere di crescere. Smettere di credere nel lavoro, di creare sviluppo ed occupazione, cultura e formazione. Ad un certo punto ci siamo pure adagiati sul nulla, scoprendo la formula magica dell’anticipare gli incassi futuri mettendoli a debito. Pagare domani quasi mai corrisponde a pagare di meno, soprattutto meglio. Quel domani che pensavamo arrivasse mai, puntuale ci ha presentato un conto salatissimo.

Saremo in grado di ripagarlo?

Appare talmente diverso dagli altri oneri che non ci facciamo nemmeno caso. Non è una bolletta, non è un banale incremento delle tasse puntualmente dimenticato. Non è l’ennesima famigerata patrimoniale. E’ molto di più di tutto questo.

Pensare di non doverlo pagare semplicemente perché non viene addebitato ad ognuno di noi con tanto di nome e cognome è pura fantasia. Gioire per un pil a -9% piuttosto che a -12% lascia senza parole. Emettere oggi miliardi di debito povero di contenuti significa riscoprirsi domani vittime di chi correva mentre noi passeggiavamo, correrà domani mentre noi annasperemo.

Stiamo pagando non una ma due tre quattro patrimoniali

Quella della liquidità sui conti pare la più lampante. La giacenza sui conti correnti mese dopo mese riscrive nuovi massimi storici. Due mesi, due, ci separano da oltre 200 miliari del recovery plan. Rischiamo di perderli perché non riusciamo a realizzare progetti necessari per accedere agli stessi finanziamenti.

Importa relativamente quanti ne chiederemo di questi 200 miliardi, l’assurdo è che abbiamo nelle nostre corde e nelle nostre possibilità, capacità finanziarie decisamente superiori. E’ la stessa liquidità dei conti, che inutilizzata fa perdere nel tempo ai mancati investitori, capacità di reddito quindi di spesa che porterebbe il Paese se non crescere almeno a reggersi con le proprie forze.

Sconfortante il dazio che stiamo pagando nell’istruzione meglio sottolineare con la non istruzione. La formazione non si improvvisa, le competenze nemmeno. Ci vogliono anni per formare adeguatamente i profili necessari, perdere anni oggi significa non avere ricambio generazionale domani! Disarmante la patrimoniale che predilige il sussidio all’occupazione. A fantasia, aggiungete quella che più vi sta a cuore.

Stiamo pagando nulla in confronto a quello che dovranno pagare i nostri ragazzi. Abbiamo semplicemente perso tempo, ed il tempo si sa è denaro. Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

Dobbiamo riprendere un cammino spedito verso il futuro.

Mentre noi parliamo, parliamo, parliamo gli altri si stanno organizzando. Farsi trovare nuovamente impreparati quando l’emergenza sarà terminata significherà non riuscire più a colmare il gap che ci divide in Europa.

Un gap che potremmo non essere in grado di onorare. Spetta alle istituzioni decidere, dando significati e contenuti alle scelte intraprese.

 

Giovanni Cedaro

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