Il sovraccarico informativo: origini, conseguenze e rimedi

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Sei fuori per lavoro e alla sera, terminate le fatiche quotidiane, scendi in ristorante per staccare la spina e rilassarti un po’. Apri il menù, vuoi mangiare una pizza ma improvvisamente tutto diventa complicato: tra pizze bianche, di stagione, speciali, gourmet, ti si apre un ventaglio infinito di alternative. Cosa prendi?

Il tuo profumo è terminato, quindi ti avvii in negozio per comprarne uno nuovo. Come entri, ti imbatti in una sfilza di tester che chiedono di essere spruzzati e annusati sulle apposite striscioline. Ne provi uno, due, cinque, dopodiché fatichi a distinguere le fragranze l’una dall’altra. Come in ristorante, stessa domanda: alla fine, cosa prendi?

Sono soltanto due semplici esempi di situazioni largamente diffuse, nelle quali cadiamo preda di quello che tecnicamente prende il nome di sovraccarico informativo o information overload.

Si tratta di un bias cognitivo che si concretizza quando l’informazione a disposizione eccede la capacità di una persona di gestirla ed elaborarla.

È una situazione che, ai tempi della rivoluzione tecnologica, cresce in modo dilagante e si presenta in ogni tipo di contesto. Siamo oggetto di un vero e proprio bombardamento informativo, o di quella che in gergo ormai si chiama infodemia: che sia cercata o meno, la moltitudine di notizie che ci piovono da ogni dove rappresenta un fenomeno in grado di produrre un apparente paradosso. Quello di complicare, anziché semplificare, il processo decisionale.

Se diventa difficile scegliere che pizza mangiare, che profumo acquistare o in quale albergo andare in vacanza, quali conseguenze provoca l’obesità di informazioni quando si tratta di prendere decisioni così importanti come quelle riguardanti la finanza personale?

E cosa può fare il consulente finanziario per mettere in condizione le persone di gestire al meglio questo pericolo, evitando che generi sulle stesse ripercussioni negative?

Procediamo con ordine.

Per molti aspetti, il sovraccarico informativo è sicuramente figlio dei tempi. L’accesso a dati e notizie di ogni tipo si è notevolmente evoluto sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo: l’informazione oggi non è solo più immediatamente raggiungibile, ma è altresì molto più mirata e raffinata.

Basti pensare a come una semplice ricerca su Google si trasformi in feroci e persistenti campagne di remarketing, che sollecitano ciascun utente ad acquistare sulla base dei gusti e dei comportamenti che egli ha manifestato. Il web – ed in particolare il mondo dei social network – è impostato per trasformare semplici informazioni in pressanti messaggi pubblicitari.

Tuttavia, l’information overload non è unicamente riconducibile ad un fenomeno di marketing.

Ancora prima, esso trova origine e giustificazione in precise dinamiche cognitive con cui funziona il cervello umano quando è chiamato a prendere decisioni di una certa rilevanza.

In queste situazioni, infatti, ci sentiamo a nostro agio nel momento in cui riteniamo di avere un numero di informazioni sufficientemente ampio per poter aumentare la consapevolezza e la conoscenza. Insomma, ci sono momenti in cui ce lo andiamo a cercare, il sovraccarico informativo: sentiamo di averne bisogno perché solo così la nostra decisione può essere migliore.

Tuttavia, oltre ad una certa soglia, il numero di informazioni raccolte ed elaborate dal nostro cervello non migliora l’esito atteso di un’operazione finanziaria. Eppure, lo facciamo lo stesso, senza renderci conto che questo non solo non produce un effetto benefico sul processo decisionale, ma addirittura lo danneggia.

Quando le informazioni sono troppe è facile che il sistema cognitivo vada in tilt.

La sintesi estrema delle conseguenze prodotte dal sovraccarico informativo è ben raccolta da una frase dell’economista Herbert A. Simon: “La ricchezza di informazioni genera una povertà di attenzione.”

In effetti, è proprio così: quando il set di dati sulla base del quale la decisione dovrebbe essere elaborata lievita eccessivamente, il nostro cervello palesa tutta la sua difficoltà. Soprattutto, dimostra che la risposta più frequente è la ricerca di una scorciatoia per abbreviare un processo decisionale che, se eccessivamente articolato, disturba e infastidisce.

Troppe informazioni, dunque, fanno male e complicano le decisioni.

Come nei due esempi iniziali: un menù eccessivamente ricco di alternative probabilmente ti porta a preferire la pizza che prendi di solito, così come un’infinita schiera di profumi tra cui scegliere ti porta a decidere con molta più difficoltà.

Ma non è tutto, perché l’evidenza empirica ha rilevato che al sovraccarico informativo si legano anche precisi fenomeni che ostacolano il processo decisionale.

Il primo è definito “ansia da informazione” (Information Anxiety), e si concretizza nella condizione di stress generata dall’impossibilità di accedere, capire o fare un uso corretto dell’informazione necessaria. Le informazioni di cui sono in possesso sono davvero quelle che contano? E se ce ne fossero altre, che ignoro, di importanza maggiore? La mia decisione cambierebbe o rimarrebbe la stessa?

Il secondo è la “sindrome da affaticamento informativo” (Information Fatigue Sindrome). In sostanza, esposti ad un eccesso di dati, molte persone dimostrano un peggioramento della qualità delle decisioni prese, condizionati da confusione, frustrazione, dimenticanze e irritabilità.

Quando questi fenomeni si manifestano, il rischio di prendere una decisione affrettata o di non prenderla affatto è estremamente alto.

Per conoscere i rimedi utili a superare il sovraccarico informativo è a disposizione l’intero articolo su Kaidan, la prima piattaforma di formazione dedicata al consulente finanziario: https://kaidan.ecomatica.it

 

Andrea Rocco

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