L’ avidità e la paura. Le emozioni che vincono…

4.6k 0
olli

Oggi apro la newsletter con una frase – non sarà l’unica – dal film Wall Street di Oliver Stone, girato nel 1987; film diventato l’emblema del mondo della finanza degli anni 80.

Michael Douglas, impersonando alla perfezione il cinico e spietato squalo della finanza Gordon Gekko (icona della cinematografia contemporanea) a un certo punto del film si profonde in un discorso che esalta il valore positivo dell’avidità come “motore” dell’evoluzione e della crescita.

                   

 Nonostante il film sia uno spaccato della Wall Street di quegli anni diverse volte abbiamo visto ritornare quel sentimento – l’avidità – nei mercati e negli investitori: soltanto un anno fa c’era la corsa ad investire in titoli tecnologici e nessuno voleva star fuori da quel settore che incarnava l’arrivo del “nuovo mondo” in cui la tecnologia avrebbe permesso a tutti di lavorare meno e di diventare ricchi (in poco  tempo); tutti volevano essere azionisti di Zoom, Netflix, Spotify ecc… e dominava l’acronimo FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di                                   restarne fuori).

 

 

Sono passati pochi mesi ed è indubbiamente successo di tutto: strascichi della pandemia, ritorno dell’inflazione, rialzo dei tassi da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina; quello che era il “mondo ideale” – Goldilocks economy –  caratterizzato da  bassa  crescita,  bassa  inflazione, politiche  accomodanti  delle banche centrali e soprattutto bassi tassi di interesse (v. Newsletter n. 173) è stato spazzato via e di Riccioli d’Oro non c’è più traccia…

E con la scomparsa di quel mondo è sparita anche “l’avidità”: oggi il sentimento dominante è invece la paura! La paura di perdere i propri soldi!

Avidità (nel senso buono inteso come voglia di guadagnare) e Paura sono i due tipici sentimenti che dettano i movimenti a breve termine dei mercati.

Traggo spunto dall’articolo apparso sul blog del mio mentore Charlie Bilello per tentare di spiegare la situazione attuale e dare dei consigli su come comportarsi in questi momenti; il titolo dell’articolo è emblematico: Perché la paura è buona (Why Fear Is Good).

Sappiamo ormai a memoria ciò che i mercati hanno restituito sino ad oggi in questo complicato 2022: meno 24% circa sui mercati azionari, meno 17% circa sugli obbligazionari (parliamo del mercato globale), ciò che peraltro ha portato al secondo peggior anno di sempre (almeno fino a oggi) per un portafoglio 60/40 (azioni/obbligazioni) dal 1931 (di cui parleremo fra un paio di settimane) e primo per un calo congiunto superiore al 10% (v. Tabella).

 

Ovviamente il “sentiment” degli investitori non è mai stato così negativo, solo nell’Ottobre del ‘90 e nel Marzo del 2009 lo fu allo stesso modo.

E storicamente, quando ci sono stati i momenti di peggior pessimismo sui mercati, nei periodi successivi ci sono stati rendimenti superiori alla media (v. appunto il marzo del 2009 che preluse a uno dei più grandi rialzi della storia).

Questo ovviamente non vuol dire che le azioni non possano scendere ulteriormente (è certamente possibile e abbiamo visto diverse false ripartenze nel corso dell’anno) ma il livello del rapporto rischio/rendimento è molto migliore oggi rispetto all’inizio del 2022.

E in ambito obbligazionario? Per anni ci siamo lamentati dei bassi tassi di interesse che rendevano poco remunerativo l’investimento in obbligazioni, invocando tassi più alti; ma come disse Oscar Wilde: “Fai attenzione a ciò che desideri perché potresti ottenerlo”.

Adesso che i tassi più alti sono arrivati scappiamo dai mercati; certo quando arrivano i rialzi i prezzi scendono, e quest’anno sono scesi violentemente

 

 

Ma i rendimenti finalmente sono saliti a livelli che non si vedevano da almeno dieci anni, offrendo opportunità di investimento interessanti.

 

 

Ed ecco la risposta alla domanda Why Fear Is Good: la paura in una parte degli investitori crea l’opportunità di aggiungere capitale a valutazioni più basse migliorando il rapporto tra rischio e rendimento.

Ecco perché, quando si tratta di investire, non è l’avidità ma la paura che fa bene (da Why Fear Is Good di Charlie Bilello, compoundadvisor.com).

 

Massimiliano Maccari, 9 ottobre 2022

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version