La crisi dei chip è ormai sistemica

Rassegna stampa del 10 marzo 2021

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Di recente Stellantis (azienda Anglo-Olandese proprietaria deli assetti di Fiat) ha bloccato un turno di produzione delle auto. La causa è la carenza di semiconduttori, una crisi che sta flagellando interi settori industriali.

I semi-conduttori (semis, slang industriale abbreviato da semiconductors) sono un elemento vitale per ogni oggetto tecnologico moderno. La loro produzione nel tempo è diventata più avanzata, tuttavia lo schema che segue descrive i passaggi fondamentali ancora oggi in uso.

Fonte Newport Corporation

 

La crisi che questa industria sta affrontando è senza precedenti. Partiamo dalle cause.

 

Cause

Prima di tutto il clima si è messo di mezzo. Quando si riflette sull’impatto climatico nelle attività umane non viene certo in mente i problemi agli impianti di semis (conosciuti come fonderie). Le ondate di freddo che hanno colpito il Texas hanno anche colpito le fonderie della Samsung, Nxp e altri impianti minori.

Mentre il Texas gelava a Taiwan stavano a secco. La più grande siccità da 50 anni ha messo in ginocchio le fonderie locali, che richiedono acqua per la produzione.  Al clima si aggiunge la sfortuna. Un grave incendio in una fonderia giapponese ha ulteriormente rallentato l’intera produzione di semis, per l’industria delle auto. L’impianto ha riattivato la produzione dopo un mese ma prima di tornare a pieno regime ci vorranno ancora mesi.

 

Clima e sfortuna non sono abbastanza. Anche i fattori umani hanno ampliamente contribuito.

I maggiori produttori di chip stavano lentamente spostandosi sulla produzione di chip avanzati (con maggior valore aggiunto) per strumenti come le unità di supporto al 5G e i servers. Poi giunge il Covid. Con questa pandemia è scoppiata la domanda massiccia per strumenti con chip meno sofisticati: auto, monitor da computer, speaker, e altri strumenti. A questi si sono aggiunti anche la domanda per terminali fissi o portatili: Notebook, laptop e nei casi più intensi anche tower. La sola domanda di Pc ha letteralmente toccato picchi che non si vedevano da anni.

A questo fenomeno di natura umana, pur se non voluto, si è aggiunta la pietra tombale rappresentata dallo scontro Usa-Cina innescata da Trump.  Tra i divieti commerciali il blocco alla vendita di chip americani ai cinesi il dragone si è dovuto adattare. Spinti da un ragionevole timore per le proprie scorte, le aziende asiatiche, cinesi in testa, hanno cominciato a fare scorte preparandosi al peggio, importando anche da altri mercati.

 

Previsioni sbagliate

Se tutti gli eventi sopra descritti non bastassero ci si è messa anche la (in)capacità degli strateghi aziendali di fare previsioni corrette.

La prima previsione sbagliata (che è stata presa come oro colato dagli addetti del settore) si riferisce all’industria degli smartphone. L’idea alla base, con il Covid che cominciava ad attivare lockdown estesi, era che gli smartphone non si sarebbero venduti molto. Dopo tutto, supponeva la visione strategica, se stai chiuso in casa per quale ragione cambiare smartphone? Nei primi mesi della pandemia la previsione sembrava essere corretta. Ma nell’ultimo trimestre la domanda è tornata a crescere a livelli pre-pandemici. Come vedremo di seguito la carenza di chip ha danneggiato le vendite di smartphone.

La seconda previsione sbagliata riguarda il settore auto. Anche in questo caso la teoria seguiva la logica del lockdown: chiusi in casa cosa vuoi farci con un’auto nuova? Questa teoria ha spinto i produttori di auto a tagliare sugli ordinativi di chip. Al pari degli smartphone la domanda di auto nell’ultimo trimestre è tornata a crescere con volumi rilevanti. Si può immaginare che lo stimolo di Trump e Biden abbia fornito i soldi per questi acquisti.

La necessità di far fronte ai nuovi ordinativi ha riattivato le richieste dei produttori di auto verso le fonderie, mettendo sotto stress queste ultime. Per entrambi i settori le grandi aziende auto e smartphone non hanno compreso la dinamica della supply chain delle fonderie. Essendo le fonderie un collo di bottiglia, con una lista di ordini molto lunga, quando queste ultime si sono viste bloccare o cancellare gli ordini sono semplicemente passate ai nuovi clienti. Ora capacità produttiva da attivare per far fronte ai nuovi ordini (o meglio dire quelli cancellati che sono “tornati”).

Lo scenario attuale

Le migliori stime parlano di “ritorno alla normalità” non prima del 2022-3. Per quanto grave la crisi dei semis ha colpito in modo differente i settori di riferimento. Consideriamo i 3 settori che sono stati principalmente colpiti: autoveicoli, computer, cellulari. Parlo di questi soli 3 settori pur ricordando che i loro problemi si traducono in ricadute occupazionali, sociali ed economiche e ovviamente creano ulteriori disequilibri sia a livello di impianti locali che piani di sviluppo delle aziende sull’intera catena del valore.

La carenza di semis per il comparto autoveicoli (camion, auto, macchine agricole etc..) ha imposto a molti impianti di assemblaggio auto di fermare o rallentare al massimo la produzione. Ford da fine marzo ha bloccato gli impianti dopo una frenata durante febbraio. Altri produttori han seguito l’esempio di Ford rallentano o fermando le linee (nei casi peggiori i marchi di auto hanno scaricato la colpa sulle fonderie). I danni cagionati al settore sono importanti: consideriamo, per fare un esempio,  che il modello 150 della Ford (costo base 29.000$ ) non può essere prodotto per la mancanza di chip dal costo massimo di 50-60 dollari.

C’è da considerare che il settore auto era già stato colpito dal Covid: durante la crisi molti marchi avevano rallentato e/o disdetto ordinativi, nel timore di trovarsi i magazzini pieni e poche vendite (vedi sopra tema previsioni sbagliate). Quando la domanda di auto e camion ha cominciato a tornare i brand hanno fatto nuovi ordini. Tuttavia i loro fornitori, soprattutto le fonderie, erano già piene per coprire altre produzioni e non hanno potuto accettare nuovi ordini dal settore auto. Praticamente una cisi perfetta i cui risultati osserviamo ora. 

Il mondo PC e console ha affrontato lo scenario di crisi in modo differente. Durante la crisi pandemica i cittadini, chiusi in casa, si sono gettati a comprare console e pc per intrattenimento (videogiochi, youtube etc..) una domanda di terminali fissi che non si vedeva in crescita cosi da anni (si stima che il 2021 vedrà una crescita intorno al 18%). A questo si sono aggiunti gli ordinativi all’ultimo minuto generati dai lavoratori remotizzati in smart working. Ultimo, ma non meno importante, la richiesta di server per minare bitcoin e altre monete che vanno a blockchain Pow (la più energivora che richiede una crescente potenza di calcolo, aka chip).

In teoria anche questo settore dovrebbe soffrire della carenza di semis, tuttavia, a differenza dell’auto, i produttori di pc non hanno mai cancellato ordini significativi. In più si aggiunge che i produttori hanno aumentato le scorte prima del Covid. Il tutto li porta ad essere “favoriti” negli ordini e le fonderie preferiscono gestire loro come clienti “premium” evitando particolari code e ritardi.

Il settore degli smartphone è stato egualmente interessato dalla crisi dei semis. Solo per rendere l’idea Apple è completamente legato alle fonderie della Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC). A ottobre il gruppo asiatico ha registrato una forte crescita grazie al lancio dei nuovi modelli Apple. Qualcomm malgrado la crescita ha visto le entrate ridursi a causa della carenza di semis. La domanda di cellulari dovrebbe aumentare grazie al passaggio dal 4g al 5g. Tuttavia nel 2020 i cellulari 5g non sono ancora cosi popolari. Ne consegue che la carenza di chip è stata importante ma non così tanto come nel settore auto.

 

Il futuro: territorio inesplorato

Come discusso la crisi attuale dovrebbe rientrare entro il 2022-23, a seconda dei singoli settori industriali. Tuttavia questa crisi rischia di innescare dei processi industriali molto importanti. Nell’immediato le fonderie hanno dichiarato che aumenteranno la capacità di produzione aggiungendo nuovi impianti. Prima che un nuovo impianto vada in linea ci vorranno alcuni anni. TSMC ha annunciato piani di ampliamento per oltre 100 miliardi, ma i siti non saranno pronti prima di 3 anni. Altri produttori hanno fronteggiato critiche, come Micron, a cui ora devono far fronte. Sul fronte nazionale Biden ha lanciato un progetto per la creazione di fonderie nazionali sul territorio americano per oltre 50 miliardi.

Il rischio sul lungo periodo è che la Cina, colpita dalla guerra commerciale innescata da Trump, si renda indipendente dalle produzioni di chip americane.

Nel nuovo piano quinquennale approvato dal governo cinese c’è un rilevante investimento per portare il dragone ad una completa indipendenza in fatto di Chip. Sono oltre 10 le città ad essere state selezionate per divenire siti di ricerca e produzione di Chip con investimenti statali per circa 300 miliardi di RMB.   

Per quanto lo scenario futuro di una Cina indipendente, nella produzione di chip, sia ancora lontano, è bene ricordare che la maggior forza commerciale atlantica, americana in particolare, è sita nell’elevata posizione tecnologica delle industrie occidentali. Un sorpasso cinese, in un settore strategico per il futuro come quello dei chip, potrebbe essere un evento cataclismico per numerosi settori.

@EnricoVerga

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