La dottrina Macron sfida il Washington Consensus, senza averne la forza

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Nell’intervista fiume rilasciata da Emmanuel Macron a Le Grand Continent , nuovo think tank con sede a Parigi divenuto punto di riferimento per il dibattito geopolitico in Europa, il presidente della Repubblica francese ha avuto l’ambizione di esporre una nuova dottrina che la Francia vorrebbe offrire ai partner europei per affrontare le sfide economiche e sociali che il mondo vive in questo turbolente presente: la pandemia, il terrorismo fondamentalista, gli effetti della globalizzazione sulla classe media dei paesi occidentali, la minaccia dei sovranismi nazionalistici.

L’Europa stretta nella disputa imperiale in atto tra USA e Cina dovrebbe per Macron trovare il coraggio di abbandonare da un lato il Washington Consensus, privo degli strumenti ideologici necessari per affrontare le sfide della contemporaneità, su tutti quelli ambientale e dell’uguaglianza, e dall’altro non soggiacere alle lusinghe cinesi avanzate attraverso i progetti delle nuove Via della Seta, per affidarsi invece ad una nuova dottrina geopolitica che possa essere un punto di sintesi per gli interesse di tutti gli stati: il “Consenso di Parigi” appunto.

Una dottrina che muove le sue mosse dalla critica del capitalismo finanziario, colpevole di creare disuguaglianze anche nelle società occidentali e non solo tra paesi, da un’ottica però non socialista: per Macron non vanno utilizzati correttivi che applichino il vecchio strumento della tassazione, ma nuovi strumenti capaci di incrementare il diritto all’accesso alla salute e alla formazione di tutti i cittadini, inserendo nell’equazione della realizzazione del profitto imprenditoriale la salvaguardia del clima e dell’ambiente a livello globale.

Inoltre per Macron è il momento che il sistema dei social media trovi una regolamentazione, attraverso l’organizzazione di un “ordine pubblico” capace di ridare dignità ai dati fattuali. Altra questione cruciale è il tema della crescita demografica mondiale, non più sostenibile, soprattutto in Africa. In questa asincronia fra crescita africana e decrescita demografica europea Macron vede la possibile alleanza strategica euro-africana per strutturare uno “spazio di potenza” adeguato per gareggiare alla pari con America e Asia.

Da queste premesse il presidente francese ritiene il momento che l’Europa passi da un livello di cooperazione economica, seppur iper avanzato, ad un vero modello politico unitario che costruisca una sovranità europea che si fondi su un ulteriore avanzamento della unità politica e fiscale delle istituzioni europee e sulla condivisione delle tecnologie di connessione dati, anche in ambito militare, esclusivamente Made in Europe.

Sovranità politica, sovranità fiscale e monetaria, sovranità tecnologica, sovranità militare. Macron ha lanciato la sua sfida per “fare dell’Europa la prima potenza educativa, sanitaria, digitale e verde”, offrendo al vecchio continente una nuova teleologia sulla quale costruire la propria idea di futuro.

Un volo alto quello di Macron che per essere realizzato ha bisogno di un consensus, appunto. Se quello di Washington si è forgiato negli ultimi 80 anni sulla forza militare che ha consentito di sconfiggere prima il nazismo con l’uso delle armi e poi il comunismo con la deterrenza nucleare e ora di fronteggiare la Cina con il dominio strategico degli oceani, quello di Parigi invece appare piuttosto un’aspirazione onirica di un politico che si prepara alla rielezione, sì degna di nota, ma priva di quegli elementi minimi di forza per poter conquistare l’adesione delle leadership delle nazioni europee e africane prima e dei loro popoli poi.

Il secolo che viviamo è ancora un secolo in lotta per restare americano, con tutti i suoi limiti rispetto ad alcuni valori tipicamente europei, invece che cinese con tutte le sue minacce certe ai nostri valori democratici e liberali.

Più che cercare una terza via, ad oggi difficilmente realizzabile, occorre decidere piuttosto da quale parte dello scacchiere schierarsi.

 

 

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