L’onda dell’innovazione verso l’Euro digitale

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La spinta all’innovazione deve essere condivisa e basata sulla fiducia per questo il progetto dell’euro digitale sta procedendo a piccoli ma significativi passi in avanti che comprendono anche una ampia consultazione pubblica avviata lo scorso 12 ottobre.

Secondo il board della BCE guidato da Christine Lagarde, infatti, la principale caratteristica dell’euro digitale dovrà essere la capacità di inclusione dei cittadini. “L’euro appartiene ai cittadini europei e la nostra missione e’ esserne i custodi – ha dichiarato la Presidente della Bce Christine Lagarde – I cittadini europei stanno ricorrendo sempre di piu’ alla tecnologia digitale nei loro comportamenti di spesa, risparmio e investimento. Il nostro ruolo e’ mantenere la fiducia nella moneta, assicurando anche che l’euro sia pronto ad affrontare l’era digitale”. Una moneta di tutti e per tutti orientata a mettere l’Europa al centro del mondo. Come recentemente affermato sul Sole 24Ore anche dal Presidente della Consob Paolo Savona, le valute digitali e le cripto attività sono già una realtà e il regolatore (europeo ma non solo) ha il dovere di intervenire dal punto di vista normativo prima che sfuggano di mano.

Il progetto dell’euro digitale, quindi, si muove su due linee direttrici principali: una innovativa tesa a favorire la digitalizzazione di cittadini e strumenti di pagamento e l’altra strategico/regolamentare.

La necessità di una CBDC europea non è indirizzata, infatti, solo a favorire l’inclusione finanziaria e digitale dei cittadini europei – aspetto tutt’altro che trascurabile – ma anche, da un lato a contrastare l’emergere delle valute digitali private, su cui è gia intervenuta l’azione regolamentare comunitaria, e dall’altro a guadagnare significative posizioni nel mercato internazionali delle CBDC.

Entrambi questi scopi sono strategicamente indispensabili da conseguire per un continente che sta cercando la propria identità nei confronti dei giganti USA e Cina e che non può essere essenzialmente legato al suo tradizionale ruolo di regolatore.

Come ha sottolineato il membro del Board BCE Fabio Panetta: “L’introduzione di un euro digitale sosterrebbe la spinta dell’Europa verso la continua innovazione, contribuendo inoltre alla sua sovranità finanziaria e al rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro”. In questa frase è racchiusa tutta la strategia alla base dell’iniziativa, una moneta parallela a quella attuale che beneficia, tra l’altro, anche delle caratteristiche di poter essere un rifugio per i cittadini in momenti di emergenza.

L’euro digitale non solo farebbe le nostre imprese più competitive a livello globale ma potrebbe anche aiutare a rafforzare il sistema finanziario europeo e a contrastare il riciclaggio di denaro e i finanziamenti al terrorismo, azioni in cui le istituzioni di sorveglianza italiane possono portare un prezioso contributo. Tre jackpot in un colpo solo.

L’aumento dell’incidenza della digitalizzazione e dei pagamenti elettronici stanno creando l’ecosistema ideale a favorire la comparsa e la crescita di questo genere di monete anche in Europa, tuttavia, lungi dai facili entusiasmi questa mossa va ponderata con attenzione e precisione perché, come più volte detto dagli esponenti di Francoforte, l’euro digitale sarà una moneta che “contribuirà a risolvere i problemi e non a crearne”. D’altra parte, come detto, un euro digitale potrebbe essere un importante stimolo alla competitività del sistema produttivo europeo garantendo comunque ai cittadini stabilità e sicurezza finanziaria. A questo proposito, potrebbe essere utile suddividerne  le funzioni tra retail e wholesale. Due destinatari diversi per un utilizzo in buona parte simile ma con effetti complementari per l’economia dell’intera area.

Esiste poi un ultimo ma fondamentale ruolo, a volte un po’ ignorato, che potrebbe rendere l’euro digitale fondamentale: l’essere una riserva di informazione. La privacy e la sua tutela saranno centrali nel dibattito e nei ragionamenti avviati dalla BCE. Una delle necessità primarie della nuova moneta sarà quella di essere utile ai cittadini ma non invasiva pur garantendo ogni sorta di sicurezza per noi e per le istituzioni.

Nel frattempo, però, sono le Bahamas ad essere il primo Paese al mondo ad emettere effettivamente una CBDC: il sand dollar. Si tratta della versione digitale del dollaro delle Bahamas, emessa dalla banca centrale locale con l’obiettivo di implementare l’infrastruttura del sistema di pagamenti digitali. Lo scopo del sand dollar è di favorire l’inclusione finanziaria di ampi strati della popolazione dell’isola caraibica, anche per questo, nelle prime fasi di emissione, la moneta sarà disponibile solamente per i cittadini locali. Un bel record che mette con le spalle al muro soprattutto chi, come noi europei, è ancora impegnato nella fasi di valutazione.

Le tecnologie a nostra disposizione ci sono, ora è il tempo di ragionare e poi di mettersi a correre perché, nel frattempo, i colossi così come alcuni stati minori sono già in vantaggio in una sfida in cui l’Europa non può permettersi di rimanere attardata.

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