L'ANALISI

Russia, l’economia di guerra divora tutto

Dai cetrioli alle banche nessun settore sfugge ai diktat bellici di Putin. Il rischio di un nuovo 1998

5.7k 6
putin zelensky russia ucraina guerra

È da poco trascorso il quarto anniversario della guerra d’invasione della Russia in Ucraina. Il conflitto è costoso per uomini e mezzi. Oggi, a Mosca, la crisi economica non è più un dato statistico, ma un fenomeno che si manifesta nella vita quotidiana. L’inflazione ufficiale a gennaio si è attestata al 6%, ma le aspettative inflazionistiche dei cittadini si attestano al 13,1%, soprattutto sui beni essenziali. Lo dimostra il caso diventato virale dei prezzi dei cetrioli e degli ingredienti dell’insalata russa, più che raddoppiati nel giro di pochi mesi. Un dettaglio apparentemente banale che racconta però un malessere profondo. E se questo è un dato empirico, i numeri dicono che la Banca centrale russa non schioda i tassi dal 21% proprio per contenere la corsa dei prezzi, mentre il Pil della Federazione è stimato quest’anno al +0,9%.

La causa principale è la trasformazione del Paese in una economia di guerra. La spesa militare, cresciuta a ritmi vertiginosi, sostiene artificialmente il Pil e assorbe una quota crescente di risorse pubbliche. Questo flusso di denaro alimenta la domanda interna, ma non la produzione civile, generando un’inflazione che colpisce soprattutto le famiglie. A ciò si aggiunge l’indebolimento del rublo e l’aumento dei costi di importazione, che rendono più cari anche i prodotti più comuni.

Il governo ha risposto con un aumento della pressione fiscale su imprese e lavoratori. È un doppio colpo per i cittadini: da un lato i prezzi salgono, dall’altro lo Stato chiede più contributi per finanziare lo sforzo bellico. Il risultato è un progressivo impoverimento della popolazione, che inizia a manifestare il proprio disagio anche attraverso proteste spontanee nei mercati e nei supermercati. Anche la Borsa ne risente -40% circa dal massimo dell’ottobre 2021.

Un altro elemento critico riguarda il sistema bancario. Invece di ricorrere in modo trasparente all’emissione di debito pubblico, il Cremlino spinge le banche commerciali a finanziare direttamente l’industria bellica. Questo meccanismo espone gli istituti di credito a rischi elevati, concentrando i loro portafogli su un settore che dipende interamente dalle decisioni politiche e dall’andamento del conflitto. È una fragilità che oggi rimane nascosta, ma che potrebbe emergere con forza nel medio periodo. Ci sarà ancora un mondo bancario quando terminerà il conflitto? L’immagine che ne deriva è quella di un’economia che si espande come una malattia: parte dal settore militare e finisce per invadere ogni ambito della vita civile, erodendo redditi, risparmi e stabilità finanziaria. E quando anche l’insalata russa diventa un lusso, significa che il costo della guerra è arrivato davvero sulla tavola di tutti. La Russia si sta avviando verso un nuovo 1998?

Ezio Pozzati, 4 marzo 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version