Spunti per un lockdown democratico

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Come abbiamo ben visto in questi tragici mesi, il virus che ha causato milioni di vittime e distrutto le economie mondali è in buona parte democratico, avendo colpito donne e uomini di ogni etnia e cultura, sia poveri sia ricchi senza distinzione di classe sociale poiché la natura non guarda in faccia nessuno.

Quello che, almeno in Italia, non è stato e non è tuttora per nulla democratico è il lockdown, vale a dire quella parte del problema legata alle scelte in massima parte politiche delle pubbliche amministrazioni.

Le decisioni adottate dal governo Conte bis, che si è dimostrato impreparato, pavido, litigioso al suo interno e succube dei cosiddetti “esperti/tecnici/scienziati”  si sono dimostrate inefficaci, purtroppo non hanno ridotto le morti e saranno la causa di una crisi economica e sociale senza precedenti.

Negare la drammaticità della situazione è ingiusto e irrazionale, ma non esiste alcuna ragione per la quale i costi anche morali della pandemia debbano essere caricati solo sulle spalle di alcune categorie per tutelarne altre e spaccando così il paese tra garantiti e non.

Dipendenti pubblici, percettori del reddito di cittadinanza, dipendenti delle aziende produttive e pensionati  non saranno toccati per nulla o quasi dalla crisi, per i piccoli imprenditori, partite IVA, aziende di servizi e per i loro dipendenti sarà la morte.

La foglia di fico dei cosiddetti “ristori” non ha coperto che in minima parte i danni provocati dalle nudità di tale governo, e il futuro sulla tenuta sociale del paese non lascia ben sperare.

Se aggiungiamo il fatto che le chiusure legate alla seconda prevedibilissima e annunciata ondata sono in larga parte da attribuire ai ritardi dell’esecutivo Conte bis, la preoccupazione è del tutto lecita.

Esecutivo, che a onor del vero, non ha potuto contare sul valore aggiunto dato dalla comunità scientifica, che in questi mesi ha solamente dato tre suggerimenti e cioè lavarsi le mani, indossare le mascherine (forse) e restare distanziati.

Se poi non basta si chiude tutto con buona pace di quanti non hanno un reddito garantito.

È come suggerire che per diminuire le vittime della strada non servano regole migliori e chiare o infrastrutture sicure, ma basti vietare l’uso dei veicoli, ovviamente dopo avere fatto pagare IVA e bollo ai cittadini.

Sinceramente ci si poteva aspettare di più da professionisti pagati a vario titolo migliaia di euro al mese e alla fine viene il sospetto che siano tutti “rigoristi” con i soldi e i problemi degli altri.

La situazione attuale, e la falsa partenza della compagna vaccinale lo dimostra, non sembra essersi modificata con il governo dei “migliori” a guida Mario Draghi sostenuto anche da gran parte dei partiti che fino a pochi mesi fa erano all’opposizione e chiedevano un cambio di passo.

Concediamo il beneficio del dubbio ma le premesse, anche alla luce delle recenti misure economiche, non lasciano intravedere nulla di buono per quanti sono stati massacrati dai lockdown reiterati in questo anno.

Il combinato disposto di pavida politica, inconsistenza scientifica e un pizzico di comunicazione orientata al catastrofismo sanitario, ha quindi sortito un effetto devastante mettendo in ginocchio una parte dell’Italia tanto da paragonare la situazione attuale ad uno scenario di guerra.

Per certi aspetti si potrebbe anche essere d’accordo ma con una sottolineatura non trascurabile.

In una economia di guerra si è tutti, almeno teoricamente, sulla stessa barca, le razioni per la sopravvivenza sono le stesse  e non c’è una parte del paese che può permettersi di restare al balcone a guardare che passi l’onda di piena, magari cantando Bella Ciao, e una parte dello stesso travolta dall’acqua e dal fango:  questo fa sì che tutti uniti si combatta per vincere il nemico mortale sapendo che la salvezza degli uni comporterà anche quella degli altri.

Ma questo in Italia purtroppo non è avvenuto e non sta avvenendo.

Detto ciò che cosa fare in un Paese che non ha né la possibilità di spesa che hanno economie ben più solide della nostra, né la capacità e la lungimiranza per investire positivamente le risorse disponibili che ad ogni buon conto sono destinate ad obiettivi sicuramente strategici ma di medio o lungo periodo?

Inutile sottolineare che se la classe politica desse il buon esempio, riducendosi i compensi, forse i cittadini sarebbero più disposti ad accollarsi gli inevitabili sacrifici, ma qui tocchiamo un tasto molto dolente e finora nessuno, di destra o di sinistra che sia, ha neppure lontanamente toccato l’argomento.

Così come è del tutto scontato fare retromarcia su provvedimenti che hanno allocato risorse preziose su questioni assolutamente marginali in questa emergenza come monopattini, banchi a rotelle o cash back.

Sicuramente provvedimenti volti a tassare redditi medio alti e patrimoni consistenti  sono da valutare, ma hanno la contro indicazione di diminuire il potere di spesa in un momento nel quale è assolutamente necessario rilanciare i consumi.

Un’idea provocatoria per recuperare risorse, senza compromettere il potere di spesa dei cittadini, potrebbe essere quella di utilizzare i contributi previdenziali, figurativi o reali, versati da aziende private o enti pubblici per alimentare un fondo di perequazione a favore di persone fisiche ed imprese martoriate dai lockdown.

Una sorta di “anno sabbatico contributivo” per chi ha la fortuna di aver conservato il posto di lavoro a favore di chi lo ha perso, e che potrebbe alleggerire indirettamente il deficit dello stato in vista di inevitabili scostamenti di bilancio futuri che andranno a ricadere sulle spalle delle prossime generazioni.

Comunque la si giri serve una cura scioccante, in attesa che la somministrazione dei vaccini riporti la normalità, che chiede dei sacrifici importanti, che necessita di una forte coesione sociale  e soprattutto di una classe politica che sappia catalizzare le energie del Paese.

Ed è proprio quest’ultimo l’anello debole di tutta la vicenda.

Il governo Conte bis era caratterizzato da una maggioranza debole e senza idee e  da una opposizione ugualmente debole e senza idee, entrambe accomunate solo dalla preoccupazione di tutelare i propri elettorati di riferimento e di non cadere presto o tardi nelle maglie di una magistratura sempre pronta a far sentire la propria  voce.

Il governo attuale non sembra dar prova di grande discontinuità con il recente passato, fatta salva la credibilità della quale gode in Italia e all’estero Mario Draghi e che non è dato sapere quanto resisterà.

Anche la pachidermica inerzia dell’Unione Europea per l’erogazione dei fondi  e dei vaccini fa sì che le prospettive siano tutt’altro che rosee.

La tanto criticata Brexit  ha permesso al Regno Unito, entrato in emergenza dopo l’Italia e uscitone prima, lo stanziamento immediato dei fondi necessari e l’inizio con due mesi di anticipo della campagna di vaccinazioni con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Prima che esploda la rabbia legata al crescente disagio sociale è arrivato il momento di buttare in aria il mazzo delle carte, avendo il coraggio di trovare soluzioni più eque e pertanto condivise per rendere “democratico” questo lockdown ad oggi iniquo e classista.

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