Un vaccino per la salute ed uno per l’economia

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Credo sia capitato a molti di esprimere un parere circa gli incredibili eventi di questo Orwelliano 2020 e trovare qualcuno che la pensi in maniera diametralmente opposta. I toni immediatamente si accendono, e subito si creano fazioni in stile calcistico. I social media, poi sono il condensato del peggio che si possa immaginare in questo campo. “Tu sei un negazionista!! E tu un ignorante! Parli bene tu che hai la pancia piena!! Dovrebbero tutti stare a casa e mettere la mascherina idiota. No l’idiota sei tu che non capisci che è solo una museruola inutile.” Ed altre amenità del genere. Ho tantissimi amici che considero davvero intelligenti che su questi temi perdono la brocca, come direbbero a Roma.

Una recente indagine della Boston University sulla popolazione americana ha mostrato che la percentuale di depressi o affetti da qualche problema psicologico è aumentata di oltre tre volte dall’inizio della pandemia, e pure in Italia i dati sono allarmanti. Dunque la complessità degli eventi attuali imporrebbe una seria ed attenta riflessione anzichè ricadere in inutili e sterili discussioni. La trasformazione dell’economia globale già in atto ben prima che arrivasse l’epidemia, non farà altro che accelerare, da qui in avanti. In gioco c’è il nostro futuro e quello dei nostri figli e questa trasformazione coinvolgerà moltissimi aspetti delle vite di tutti noi: da quelli legati alla lotta ai cambiamenti climatici, alla redistribuzione della ricchezza in maniera più equa e solidale, fino alla trasformazione in formato digitale di molti settori dell’economia.

Nulla di male ad avere idee differenti, anzi è proprio dal confronto delle opinioni, dalle valutazioni di punti di vista diversi che le nostre società hanno tratto la linfa vitale per il progresso ed il loro miglioramento negli ultimi secoli. Io che amo la storia non posso dimenticare in quali condizioni di miseria ed arretratezza economica vivessero i nostri nonni usciti in ginocchio dalla seconda guerra mondiale.

Da sempre le pandemie sono coincise con periodi di cambiamento epocali, segnando una netta distinzione tra un prima e un dopo. Il loro impatto ha spesso travolto intere società, portandosi dietro istituzioni politiche e a volte anche quelle religiose ma soprattutto quelle economiche. Dunque non c’è da stupirsi se gli animi si infiammino. Eppure mai come ora è necessario mantenere i nervi saldi ed affidarsi a professionisti seri, quando si prendono decisioni che riguardano i propri soldi. Solo chi ha un’esperienza consolidata ed una solida struttura alle  spalle può affrontare con professionalità ciò che stiamo vivendo. Pensare di poter gestire l’emotività e soprattutto saper cogliere la portata di questi cambiamenti occupandosi di ben altro nella vita, è quanto meno naif se non la ricetta per un sicuro fallimento.

Quindi mai come ora il ruolo dei consulenti finanziari è fondamentale soprattutto per calmare gli animi e ragionare con lungimiranza. Mi aspetto quindi, un confronto serio e soprattutto basato su evidenze scientifiche incontrovertibili anziché alimentare paure e sospetti nelle menti di persone già provate da anni di bassa crescita economica e continui scandali politici e malaffare diffuso. Decisioni prese da governanti che rappresentano il più delle volte una minoranza degli elettori, sia di destra che di sinistra, a seconda delle situazioni, e che per ovvie ragioni non possono pretendere di avere l’autorevolezza per essere ascoltati da tutti supinamenente.

Non stupisce che in nazioni più piccole e coese si trovino facilmente accordi nell’interesse comune. Proprio l’altro giorno parlavo con una mia amica del Lussemburgo, dove tutto sembra funzionare nonostante la pandemia. In un momento come questo dovrebbe prevalere il buon senso ed una visione comune per evitare di assistere a scene di tumulti di piazza come quelle delle settimane passate. Non possiamo però sottovalutare o peggio far finta di non vedere che molte persone, anche vicine a noi, sono costrette a convivere con l’incubo di maggiori ristrettezze o peggio di un fallimento; e non si può liquidarle come dei pazzi egoisti! O ancora peggio sentirsi dire che il COVID non esiste e liberi tutti!

Mai come ora bisognerebbe coinvolgere le migliori menti, i più grandi esperti del pianeta, in una pluralità di vedute, che possano trovare soluzioni alla stregua di un vaccino economico, che riesca a lenire le sofferenze di milioni di persone. Ma soprattutto cogliere quest’occasione epocale per sostenere un vero cambiamento per un’economia più solidale e attenta all’ambiente ed alla qualità della vita, tramite investimenti di lungo temine. Se si impongono invece scelte opache, se si fa prevalere una visione di parte, se si alimenta il sospetto e la paura e se in molti perdono la speranza, allora come insegna la storia, esiste solo una ed un’unica risposta, la Violenza. Da padre però, questa è l’ultima cosa che vorrei per me ed i miei figli. Non alimentiamo la violenza. Chi è più fortunato provi il più possibile a ragionare con toni pacati anche se la pensa diversamente. Perché come diceva Martin Luther King, la violenza è una belva famelica che si nutre proprio di sé stessa!

Per provare a mettere a fuoco la situazione con una visione positiva, vi riporto alcune delle evidenze dello studio di una delle più prestigiose università del pianeta. In una recente pubblicazione, il professore di Economia Robert Barro ha provato a tracciare un parallelo tra l’attuale epidemia di Covid  e influenza spagnola del 1918-20. Usata come una sorta di “worst-case scenario”. Secondo le stime del docente di Harvard, la grande influenza che si diffuse al termine della Prima guerra mondiale uccise tra 50 e 100 milioni di persone, oltre il 3% della popolazione globale dell’epoca. Causò, inoltre, un tracrollo del Pil reale dei Paesi colpiti in media pari al 6% all’anno per 3 anni consecutivi, mentre i consumi si ridussero di quasi un 10%. La fiducia tra le persone andò al minimo e si posero le basi per l’insorgere di alcuni totalitarismi ed il viatico per il crac del ‘29.

Ad oggi i numeri legati all’epidemia di Covid sono nettamente più contenuti e soprattutto l’intervento repentino delle Banche Centrali di tutto il pianeta ha scongiurato il diffondersi del panico sui mercati. Ma cosa ancor più importante, le conoscenze scientifiche di questi anni hanno fatto progressi straordinari, ed è infatti di qualche giorno fa l’annucio da parte dell’americana Pfizer e della tedesca BioNTech, di un vaccino anti-COVID già in fase 3 di sperimentazione, risultato efficace al 90% nel prevenire la comparsa dei sintomi.

La probabilità quindi che l’attuale epidemia possa avere un impatto anche solo simile a quello del 1918, risulta molto remota se non addirittura infondata. Certo è che la trasformazione in seno all’economia continuerà e solo chi saprà adattarsi ne trarrà beneficio. E’ sempre in questi momenti di trasformazione che si creano le grandi opportunità d’investimento. Ed allora ricordando le parole di Ben Herbster: “Uno dei peggiori sprechi nel mondo è nella differenza tra ciò che siamo e ciò, che con un piccolo sforzo quotidiano, potremmo diventare”.

In conclusione il suggerimento che mi sento di dare è quello di affidarsi a dei seri professionisti per evitare un domani di mangiarci le mani da soli.

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