Parlare di Alex Zanardi, morto oggi all’età di 59 anni, significa anche parlare dei suoi due tragici incidenti e della sua capacità, soprattutto nella prima occasione, di ricostruirsi una vita lì dove sembrava impossibile.
Il 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring, la carriera e la vita di Alex Zanardi subirono una svolta drammatica. Durante una gara Champ Car, dopo il pit stop, la sua monoposto perse aderenza su un tratto sporco e rimase quasi ferma in pista. In quell’istante arrivò a velocità elevatissima la vettura guidata da Alex Tagliani, che lo centrò in pieno, spezzando l’auto. L’impatto fu devastante: Zanardi perse all’istante entrambe le gambe e rischiò di morire dissanguato. Il medico Steve Olvey riuscì a tamponare l’emorragia sul luogo, ma le condizioni erano drammatiche: a Zanardi era rimasto poco più di un litro di sangue in corpo e il cappellano gli impartì l’estrema unzione. Trasportato in elicottero a Berlino, fu operato immediatamente. Dopo quindici interventi, giorni di coma e settimane di ricovero, il 31 ottobre lasciò l’ospedale: iniziava una nuova vita.
Da quel giorno Alex si è reinventato atleta paralimpico, vincendo quattro ori e due argenti ai Giochi di Londra 2012 e Ri0 2016. Poi l’affronto del destino. Nel 2020 ebbe uno scontro con un camion mentre in handbike partecipava ad una gara di beneficenza da lui organizzata. A Pienza, sulla Statale 146, Zanardi perse il controllo del mezzo e si scontrò con il mezzo che stava sopraggiungendo sulla carreggiata opposta. Venne sottoposto ad intervento neurochirurgico e maxillo facciale a Siena, dove rimase in gravi condizioni per diversi giorni. Dopo molte operazioni e alcune complicazioni, solo a dicembre del 2021 potè rientrare a casa per la riabilitazione. Da allora, tuttavia, le sue condizioni di salute sono sempre rimaste riservate.
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).