L’Italia eviterà di diventare testimonial della Russia putiniana negli stadi. Si rassegnino i più o meno ingenui causidici, persino politici, abbagliati da Putin o, peggio, dal tifo. Pirlo ha ripetuto di nuovo la formuletta, già usata da Totti, che piace ai russi e al suo agente: “La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva”. Come Totti nel marzo di un anno fa: “Il mio viaggio di lavoro a Mosca, da giorni, suscita infinite polemiche: ma io non sono un politico né un diplomatico, sono un uomo di sport che promuove i valori in giro per il mondo”.
Nessuno dubita che a Pirlo e Totti freghi nulla della politica, in Italia o in Russia. Ed è questo il punto. La politica in Russia è una dittatura feroce che elimina con l’assassinio i russi che vogliono la libertà e i non russi che difendono i loro spazi di libertà. Disinteressarsi di questo ha trasformato Totti e Pirlo, a loro insaputa, dicono, in testimonial della politica russa. Un altro campione, loro amico, l’ucraino Shevchenko, ha tentato invano in passato di far capire loro la responsabilità che si stavano assumendo. Ma sulla responsabilità civile hanno prevalso altri valori, “commerciali e sportivi”, come dice Pirlo.
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Il presidente della Figc, Malagò, è stato messo di fronte a questa situazione e ha evitato che la Nazionale di calcio italiana diventasse essa stessa la testimonial del regime putiniano. Così sarebbe stata accolta tra i fischi l’Italia, non solo quella del calcio, in tutti gli stadi dei Paesi liberi. Si rassegnino i più o meno ingenui causidici, persino politici, abbagliati da Putin o, peggio, dal tifo.
Marco Taradash, 28 luglio 2026
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