Energia

Gaza non vieta a Egitto e Israele di diventare “gemelli del gas”

Il Cairo firma l'accordo con Gerusalemme per un secondo gasdotto che raddoppierà il flusso dal giacimento israeliano di Leviathan verso la sua rete nazionale

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Due linee di gasdotto, una esistente che collega Israele all’Egitto scorrendo sui fondali Mediterranei parallela  (a pochi chilometri di distanza) alla linea costiera della Striscia di Gaza; la seconda, di cui è stata decisa in queste ore la realizzazione grazie a un’intesa siglata fra Egitto e Israele, che a oriente della Striscia di Gaza collegherà Askelon e Ashdod, già terminali israeliani dell’East Mediterranean Gas Pipeline con Arish nel Sinai egiziano, transitando attraverso il valico di Nitzana, nella propaggine occidentale del Negev, città storica dei Nabatei anch’essa distante pochi chilometri via terra dalla Striscia.

Brutti momenti per Greta Thunberg, che con la sua Flotilla, sempre più avvolta dai fumi di Hamas connections  nonchè dalle fake news di presunti attacchi di droni, si trova a navigare anche contro quelle fonti energetiche che rappresentavano la sua motivazione di esistere; è sufficiente una carta geografica per verificarlo: l’attivista “globale”, si troverà a scoprire che proprio Gaza, oggetto della sua nuova missione su questo pianeta, sarà di fatto circondata, per volere di un Paese arabo, dai gasdotti che consentiranno a Israele di esportare in Egitto 6 miliardi di metri cubi di gas in più estratti dal suo giacimento offshore Leviathan al confine fra le sue acque territoriali e quelle libanesi.

A est e a ovest di Gaza i nuovi pipelines

Non sono necessari commenti per sottolineare lo stridente contrasto fra le “colpe” attribuite a Israele, e l’atteggiamento dei Paesi arabi, vicini e lontani. L’Egitto ha infatti firmato in queste ore un contratto da altri 6 miliardi di metri cubi l’anno dal 2028. Il Cairo investirà 400milioni di dollari per realizzare un gasdotto che collegherà il Paese alla rete israeliana e al giacimento di Leviathan.

Si tratta del più ingente accordo di importazione nella storia dell’Egitto per la fornitura di gas proveniente dal grande giacimento offshore israeliano Leviathan. Operazione che comporta un investimento da 400 milioni di dollari per la costruzione di un nuovo gasdotto. Investimento che si colloca all’interno di un patto Egitto-Israele da 35 miliardi di dollari.

Il nuovo gasdotto che raddoppierà la potenza di quello offshore prevede una connessione con Ashkelon e Ashdod sulla costa mediterranea di Israele, pochi km a nord della Striscia di Gaza, attraverso il  valico di Nitzana, al confine tra i due Paesi.. I lavori e quindi l’inizio delle forniture sono previsti per fine 2028.
L’operazione ha un altissimo valore strategico oltre che geopolitico per entrambi i Paesi e sembra rilanciare quegli accordi di Abramo che con la strage del 7 di ottobre, Hamas e indirettamente l’Iran, speravano di aver congelato.

In base all’accordo, il Leviathan fornirà all’Egitto, in una prima fase, 20 miliardi di metri cubi di gas a partire dall’inizio del 2026, dopo il collegamento di ulteriori gasdotti. Leviathan, situato al largo della costa mediterranea di Israele (oggetto di un’intesa fra Libano e Israele che prima della guerra di Gaza era stata avvallata anche da Hezbollah vanta riserve pari a circa 600 miliardi di metri cubi. Il giacimento è operato da Chevron (39,66%), con NewMed Energy (ex Delek Drilling) che detiene circa il 45,3% e Ratio Energies circa il 15%. La produzione è iniziata alla fine del 2019 e attualmente rifornisce Israele, Egitto e Giordania.

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